9 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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9 Settembre 2017


9 settembre 2017

Ieri notte, poi, mi sono addormentato sul terrazzone del tetto. Al mio risveglio, albeggiava, c’era un sole rosso sangue che veniva su dagli abissi come la lanterna di un bordello cinese. Il cielo grondava di rivoli viola che si stingevano in una sfumatura anormale verso l’orizzonte. Non era il presagio di una buona giornata, credo. In giro c’era il consueto silenzio da camposanto interrotto solo dal fruscio di due fogli di giornale accartocciati che rotolavano. E poi il dlen-dlen di un’asticella di veneziana che sbatteva contro l’inserto in alluminio della finestra. Ci sono case disabitate da mesi che cominciano a cadere a pezzi. Così l’intero paesaggio si sta trasformando, in una inarrestabile marcia verso il disfacimento. Una volta ho letto da qualche parte che la Terra ci metterebbe pochi mesi, se gliene fossero dati il tempo e l’opportunità, per riappropriarsi della superficie che le abbiamo rubato. Palazzi, autostrade, manufatti, cemento, asfalto, sarebbe tutto inghiottito dal vorace lavorio dei rampicanti, delle piante e di ogni impensabile razza di insetto. Qualcosa mi dice che il processo è già avviato. Gaia sta solo aspettando che ci leviamo definitivamente di torno per ingoiare il suo boccone preferito, la nostra civiltà, e restituirlo al destino inorganico che si merita.

Quando ho aperto gli occhi avevo ancora i polpastrelli appoggiati ai tastini del laptop. Ormai, sta diventando un’appendice del mio corpo e se me lo togliessero mi sentirei mutilato. Avevo anche un giubbino di velluto grigio scuro che mi copriva fino al collo, un gentile omaggio di Sergio prima di andarsene. Il problema è che non ha aspettato la fine del coprifuoco per farlo. Sul momento ho quasi temuto che si fosse davvero buttato di sotto, ma mi è bastato controllare il cellulare per trovare due sms, uno dei quali era suo: ‘tranquillo, tutto ok, sono già rientrato in canonica. Ci sentiamo’. L’altro era di Nadia: ‘dove cazzo sei finito? Mauro continua a chiedere di te e non vuol dormire’. Ho provato ad alzarmi in piedi e ho avvertito subito una specie di strappo violento alla base della schiena. Non riuscivo a camminare se non col busto inclinato in avanti di sessanta gradi. Ho provato a forzare e ne è uscita una fitta di dolore così forte e secca da levarmi il fiato. Poi ho capito. Mi sono addormentato col torso nudo e per quanto Sergio abbia fatto del suo meglio per coprirmi contro l’umidità notturna, gli spifferi sul terrazzo mi hanno pugnalato i reni. Adesso sono semibloccato dalla vita in sù e ho già consumato quattro bustine di Brufen nel tentativo vano di alleviare il dolore. Comunque, a stare sdraiato con la schiena appoggiata alla parete riesco a sopravvivere e questa, fra l’altro, è la posizione ideale per scrivere, dunque potrebbe andare peggio. Non vi ho più aggiornato sul prurito per il semplice fatto che è quasi scomparso. In compenso, mi ritrovo con lembi di pelle screpolata, una specie di eczema, credo. O un’allergia, che ne so. Ho deciso di scartare l’ipotesi dell’avvelenamento, sia per non caricarmi di una preoccupazione in più sia perché, in fondo, se volessero farmi fuori avrebbero un metodo molto più spiccio per farlo. Però… però ieri tutta quella scena madre che, vi assicuro, la sua porca impressione ce l’ha pur sempre fatta, non era dedicata a me. Il cartello, quella sinistra minaccia (‘Non preoccuparti, caro prete. La tua prossima fermata è l’inferno’) erano per Sergio e ho capito benissimo che la cosa, aggiunta a quel dialogo inquietante che abbiamo carpito il giorno in cui ci siamo nascosti nella cantinola, lo sta turbando parecchio. Diciamo che l’evocazione di un destino infernale non farebbe, magari, la stessa presa su uno scettico come me. Diverso è se il destinatario della minaccia è uno che a quell’alternativa escatologica, per così dire, ci deve credere per lavoro. Comunque, come sempre sto divagando senza fornirvi due elementi essenziali.

Per quanto abbiano liquidato Fantini e messo a soqquadro la sua casa (non c’era un solo cassetto che non fosse stato ribaltato) i nostri cari e misteriosi visitatori hanno scordato un dettaglio che a un osservatore attento come Sergio non è sfuggito: la bibbia aperta sopra il frigo. Non era stata toccata dai rapitori, ma il Don è rimasto colpito soprattutto dal fatto che sembrasse essere stata utilizzata dal Fantini. Il suo parrocchiano, mi ha detto Sergio, era tenacemente teista, cioè devoto a un’idea di Dio illuminista, spinoziana, una forza immanente alla natura e indifferente ai destini degli uomini. Certo, era un uomo intelligente e, come tale, seppur detestasse la Chiesa, di bibbie ne possedeva, ma Sergio non gliene aveva mai vista consultare una. Quindi, gli è venuto spontaneo dare un’occhiata. La fascettina di morbida tulle che fungeva da segnalibro era infilata fra le pagine 400 e 401. Sergio ha aperto in quel punto dove qualcuno aveva segnato con una matita le parole di Apocalisse 3:7-8: «Per la chiesa che è nella città di Filadelfia scrivi questo: così dice il Signore, che è santo e verace, che ha in mano la chiave del regno di Davide; quando egli apre, nessuno può chiudere e quando egli chiude, nessuno può aprire». Il nome della città di Filadelfia era anche cerchiato ma, soprattutto, lì accanto un anonimo estensore (non poteva che essere Fantini) aveva vergato queste parole, sempre in matita: «Ricordi il regalo di un giovane sacerdote a un vecchio peccatore? Chi fermerà la musica? Se volessi nascondere una cosa cercherei di far sì che tu l’avessi già». Sergio si è illuminato in volto, mi ha spiegato che, il Natale precedente, gli era capitato di far visita al Fantini, come in occasione di tutte le festività, col suo solito afflato missionario, sapendo già che sarebbe stato respinto al mittente ogni sforzo apostolico, ma che ci avrebbe comunque guadagnato un paio d’ore di svago con un interlocutore dalla mente aperta e dalla personalità fuori del comune. In quell’occasione, gli aveva regalato un lettore i-Pod con dentro, già registrate, un sacco di canzoni di chiesa, dai Carmina Burana ai canti gregoriani alle più moderne espressioni della musica religiosa. Fantini aveva riso, ma apprezzato, aggiungendo: «Grazie, Sergio. In fondo chi può dirlo? Magari dove non riescono le tue prediche può farcela l’acuto di un monaco medievale. Come diceva quella canzonetta degli anni 80? Chi fermerà la musica?» ed era scoppiato a ridere.

Sergio mi ha fatto notare che gli intrusi che avevano messo sottosopra l’appartamento non potevano trovare l’i-Pod. Fantini, per vezzo probabilmente, amava infilarlo nel tubo di ferro che sosteneva i braccioli della sua carrozzina. Svitava il tappino di plastica che ne occludeva l’estremità e ci occultava dentro il lettore. E, infatti, era là. Sergio lo ha subito acceso e ha controllato se ci fossero messaggi. Non ce n’erano. Soltanto una canzone dei primi anni Duemila che ripeteva, con divertente e solare convinzione: «ma che bello andare in giro con le ali sotto i piedi, con una Vespa Special che ti toglie i problemi». Sergio mi ha guardato deluso. Non perché le canzoni di chiesa fossero state resettate dalla sua pecorella smarrita, ovviamente, ma perché, per qualche ragione misteriosa, qualcuno era intervenuto prima di noi. Cancellando anche il messaggio che il Fantini aveva registrato nel caso in cui qualcuno fosse venuto a fargli visita prima di noi due. Insomma, in definitiva, non abbiamo più niente in mano.

Ora vado. Nadia mi sta chiamando per la cena. È rimasta sull’incazzato andante tutta la giornata perché non le ho detto dove andavo ieri e, soprattutto, perché l’ho spaventata a morte, sparendo così, senza preavvertire. Mi sa che mi ama davvero e questo mi dà più fastidio del mal di schiena. Ah, domani i miei traslocano e vengono a convivere  con Martini. Rotture in vista. Quanto a Nadia, ha inaspettatamente accettato di partecipare alla seduta di yoga con Monica, una delle prossime sere. Altri guai, anche peggiori, all'orizzonte.

 
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