8 Ottobre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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8 Ottobre 2017


8 ottobre 2017, ore sette

È la seconda notte che Sergio dorme da noi. In effetti, non poteva essere altrimenti, visto che è stato, di fatto, sfrattato dalla sua parrocchia dopo che le autorità hanno pensato bene di cingere d’assedio la parte Sud della città con quella specie di cordone sanitario presidiato da soldati armati fino ai denti in cui ci siamo imbattuti ieri. Ho anche pensato che i due chierici avevano parecchie alternative oltre a quella di insediarsi proprio nell’edificio che ospita la ‘ciurma’ dei sopravvissuti. Bastava attraversare la strada oppure scavalcare la recinzione del cortile condominiale ed entrare in uno qualunque dei palazzi o delle villette che confinano con il nostro. Che sarà mai scardinare una porta, di questi tempi? Magari è sufficiente dare un giro di chiave. Sono sicuro che un sacco di appartamenti saranno rimasti improvvisamente così: con una ‘Cisa’ infilata nella toppa e il portachiavi a forma di pallone o di ombrellino o di orsacchiotto che dondola ad ogni refolo di vento. Migliaia di persone ‘rapite’ mentre facevano gesti insignificanti come quello di rientrare nella propria abitazione dopo un’altra giornata di angoscia o di uscirvi per iniziare l’ennesima mattina di paura. Però Sergio e Lorenzo han preferito così. Un po’ per me, voglio sperare. Dopotutto, eravamo d’accordo che il prete sarebbe venuto dal sottoscritto per discutere di qualcosa di molto, molto importante. Una scoperta che ha a che vedere con il povero Fantini e con il rebus che ha lasciato in eredità al suo parroco prima di involarsi verso un’ignota destinazione. Tuttavia, Sergio per ora tace, è guardingo. Ha deciso di piazzarsi nell’appartamento che confina con il mio. Il solito Giulio (braccia rubate alla delinquenza) l’ha aiutato a scassinare il pesante portoncino blindato. Anzi, credo addirittura che il portiere celasse delle chiavi di scorta dato che non vi sono segni di effrazione all’altezza della maniglia. Magari era l’amante della legittima proprietaria, la signora Guidobaldi, una cinquantenne in carriera, manager di qualche multinazionale del pet packaging, mi pare, che aveva delle tette supersoniche, sicuramente rifatte. Me la vedo, la strafiga che cavava la pelle a brani ai suoi dipendenti con una semplice tirata di bocca dal cellulare aziendale. La sentivano tutti, perché aveva l’abitudine di mettersi a prendere il sole in terrazzo per telefonare a mezzo mondo raccontando i cazzi suoi in stereo visione. Bruno era proprio il tipo che faceva per lei, un bruto col QI di un tacchino, ma capace di significativi colpi di reni che i lombi della Guidobaldi probabilmente gradivano quel tanto da fidarsi di consegnargli le chiavi di casa.

Comunque sia, adesso al posto della donna in carriera, scomparsa col suo seno rifatto come tanti altri sventurati, i locali di fianco al mio ospitano questa strana coppia di sacerdoti, o futuri tali. Dico strana perché tanto don Sergio pare una comparsa uscita dal set di ‘uccelli di rovo’, quanto Lorenzo ha le fattezze, le movenze, il colore persino, di un chierichetto complessato nel giorno della sua prima comunione. È ossuto da far spavento, i tratti segaligni del viso gli conferiscono un’aria da giovane vecchio. Gli occhiali con la montatura di plastica tinta cola lo rendono ancor meno attraente di quanto già non sarebbe di suo. E poi, quei capelli lisci, dritti, pettinati con la riga: il solco di un canale che sfocia in una tempia pronunciata e in una fronte che è un maxischermo al plasma, se paragonata al resto del volto. Gira sempre in punta di piedi, incollato alle costole di Sergio, con i suoi calzoni grigio scuro con le pence, le scarpette nerofumo consunte in punta e con la suola da rifare e un maglioncino a coste blu sulla camicia inchiodata al petto. Poi ha questa mania di succhiare la tau di legno che porta appesa a un laccetto di cuoio lasciato ostentatamente penzolare di fuori. Non mi piace. E mi scoccia un po’ che Sergio lo consideri così importante da averlo portato con sé in quest’ultima passeggiata pastorale conclusasi al capolinea del nostro condominio. Comunque, si sono ambientati benino, direi. Prima son passato per salutare e chiedere a Sergio se ce l’avesse con me, se gli avessi inavvertitamente mancato di rispetto e percheccazzo continuava a non rivolgermi la parola. Lui si è scusato e gli si sono accesi gli zigomi, come quando lo assale l’imbarazzo. Si è profuso in scuse, mi ha detto che, no, non è assolutamente arrabbiato, solamente sconvolto per la piega che hanno preso gli eventi, mi ha detto che si farà vivo lui quanto prima per quella famosa chiacchierata rimasta inconclusa, che ha grandi novità da raccontarmi, ma adesso è veramente indaffarato nel tentativo di rendere vivibile, per due sacerdoti, l’alcova della Guidobaldi. Mi è scappato da ridere nel vedere Lorenzo che faceva avantindrè dalla camera da letto della ‘signora’ all’ingresso ammonticchiando sotto il trompe l’oeil dell’entratina (raffigurante uno splendido modello coperto appena da un velo semitrasparente sulle pudenda) vibratori delle più varie dimensioni, falli di legno, giochi erotici, riviste e cassette pornografiche e una quantità industriale di biancheria intima femminile stile ‘vedo non vedo’. Hai capito la supermanager…

Ad ogni buon conto, gli ho risposto che non c’era problema, che mi rendevo perfettamente conto della situazione e non volevo appesantire ancor di più il suo stato d’animo con preoccupazioni che mi riguardassero. Intanto Lorenzo continuava a spalare copertine patinate con foto di splendidi esemplari di vitelloni da monta, visibilmente imbarazzato. Secondo me è pure gay, ma non me lo vedo come compagno d’alcova di Sergio, anche perché quest’ultimo ha gusti più ordinari. Detto questo, dove volevo arrivare? Ah sì. Hanno veramente trasformato la loro nuova casa in un’austera successione di celle monacali. Via i mobili di lusso, via i quadri, i tappeti, le tende di raso, i vestiti, tutti meticolosamente inscatolati dentro giganteschi cubi di cartone, messi loro a disposizione da Giulio. Non sia mai che qualcuno li possa accusare di furto o danneggiamento di effetti personali. Se mai l’arrapata Guidobaldi dovesse ritornare dall’inferno credo troverà i suoi giocattoli preferiti ancora perfettamente funzionanti con le batterie impilate in un apposito vano e le superfici lucidate con il ‘Vetryl’.

E adesso? Adesso, amici miei, aspettiamo tutti che per un po’ non succeda più niente. Con tutto quello che è accaduto nelle ultime settimane non spostiamo manco i soprammobili per paura che possa scatenarsi un altro effetto domino disastroso. Ci muoviamo senza quasi respirare, parliamo pochissimo, ci incontriamo ai pranzi o alle cene o (chi ci va) alle meditazioni serali allestite da Monica. Ecco, lei ho calcolato che non la tocco dal quindici settembre, data delle famosa sveltina nel vano scala. Ho voglia di starle vicino, da solo magari, sul divano senza Perlingioni o Nadia o Jenny o Mauro tra le palle. Però, credetemi, adesso come adesso è difficile. In realtà, molti di noi stanno facendo i conti con il loro passato, con la coscienza, i peccati, i sensi di colpa, i rimpianti, i rimorsi e tutta la spazzatura freudiana che fino a ieri giaceva immota nello sgabuzzino della nostra mente.

 
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