6 Agosto 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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6 Agosto 2017


6 agosto 2017, primo pomeriggio

Stamattina mi sono svegliato con l’emicrania. Mauro era già in piedi, in soggiorno, che trappolava con le automobiline telecomandate della Polistil, un retaggio della mia infanzia che deve aver scovato in qualche anfratto della libreria. Gli ho preparato un frullato di banane, pompelmi e carote (Dio solo sa come riesce a digerirlo). Mi sono preparato un caffè triplo in tazza grande. Poi ho passato la mattina davanti al portatile, rispondendo, di tanto in tanto, alle domande distratte del mio figlio acquisito del tipo: quanto veloce corrono i treni? E se un treno va a sbattere contro una macchina chi vince (sic!)? Quando potrò guidare una macchina vera? Eccetera eccetera. A un certo punto mi ha chiesto, non con la solita vocina da bimbo che si ritrova adesso, ma con la sua vecchia, baritonale, da obeso e tabagista: «Perché siamo stati prescelti?» Poi si è girato dall’altra parte come se niente fosse. Mi sono alzato di scatto, l’ho preso per le spalle scuotendolo con forza e facendolo piangere nella speranza che ripetesse quelle parole. Niente da fare. Era di nuovo posseduto dal suo fanciullino interiore, mi ha chiesto una brioche come contropartita della fine dei frigni (nessuno ricatta alla grande come i mocciosi) e si è rimesso a giochicchiare.

Dalla mia ricerca on-line ho ricavato quanto segue. Notizie ufficiali nessuna, come mi aspettavo. Quotidiani, settimanali, giornali telematici eccetera pressoché ignari del fenomeno. Lettere al direttore, come la mia, neanche a parlarne. Istituzioni (tipo ospedali, servizi di pediatria, uffici anagrafe dei comuni) molto riservate. Nel migliore dei casi hanno opposto un diniego per motivi di privacy (ma che cazzo c’entra la privacy se ti sto chiedendo di confermarmi che non è nato nessuno negli ultimi mesi?). Nel peggiore mi han sbattuto il telefono in faccia. Allora mi sono buttato sui blog e sulle ricerche ad cazzum come soleva dire il mio prof di filosofia del diritto quando ci teneva a rilevare che avevamo risposto a una domanda sparando a caso. Fatto sta che qualcosa ne ho cavato fuori, alla faccia della diffidenza del mio insegnante per il metodo empirico degli studenti ignoranti. Son capitato in un blog che ho deciso di segnarmi e tornare a frequentare. Pare ci scriva della gente con tante belle cose da raccontare. Tutti un po’ paranoici, questo è sicuro. Convinti che dietro i fatti degli ultimi tempi ci sia qualcosa di molto, molto grosso e molto, molto top secret. Una delle iscritte, con cui ho chattato per oltre un’ora, fa l’inserviente al reparto di ostetricia di un ospedale privato di Milano. Mi ha confermato che, per quel che lei ha potuto vedere, il personale medico, paramedico, infermieristico, è letteralmente con le mani in mano da maggio. È da allora che non si è più vista una donna incinta e che non si è assistito a un parto. La mia informatrice mi ha detto che la cosa, all’inizio, veniva presa scherzosamente un po’ da tutti. Poi, quando rischiava di diventare una notizia, i dipendenti sono stati caldamente raccomandati di non fare parola con nessuno, familiari compresi, di questa improvvisa e inspiegabile denatalità. Le hanno detto che il fatto è monitorato dagli esperti del governo, che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che non bisogna confidarlo in giro, per evitare incontrollate crisi di panico tra la gente. Insomma, il solito florilegio di stronzate con cui le pubbliche autorità cercano di ammansire e lobotomizzare i cervelli pensanti nei momenti di crisi.

Vi ricordate, dopo il terremoto in Giappone del marzo 2011 le rassicurazioni circa la non gravità della fuga di materiale radioattivo dalle centrali nucleari? Ve la ricordate l’effettiva entità del disastro che poi saltò fuori? Ecco, anche allora gli esperti del Governo avevano tranquillizzato il paese, rassicurando il mondo che stavano vigilando sulla salute di tutti e che non c’era alcunché di preoccupante. Comunque, la mia nuova corrispondente è una che, oltre al cervello, ha anche le palle, perché non solo se ne sbatte degli inviti alla discrezione, ma ha aperto il blog dove io sono finito. Non ho riferito dell’altra mia scoperta, quella dei funerali (non ci tengo, per ora, a reincontrare il gengivone), ma le ho chiesto se non ha paura. Mi ha risposto di sì, ma che ora è l’ultimo dei problemi. Giusto. Dovrei ricordarmelo anch’io ogni tanto.

Cambiando argomento, stasera viene a cena Nadia. Da quando ho iniziato a trasformare in appuntamenti ricorrenti i miei rendez vouz con Monica (dove non succede regolarmente niente; al massimo, dopo aver chiacchierato un po’, meditiamo insieme nella posizione del loto), sembra che lei abbia percepito che qualcosa mi distrae, e mi si è riavvicinata. Dice che tra noi c’è un legame più importante della sola attrazione fisica, che dobbiamo vederci più spesso, trovando occasioni di intimità che non siano solo infilarsi le mani sotto la canottiera. Insomma, quelle tiritere che le donne ti sfornano quando sentono aria di fuga. Non le ho detto di no, sia perché non ho voglia di affrontare adesso le implicazioni di una rottura, sia perché le mie mani non sono ancora pronte a rinunciare alle capatine periodiche sotto la sua canotta. Ora vi lascio, c’è un’edizione straordinaria del tigì.

 
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