6 Agosto 2017 bis - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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6 Agosto 2017 bis


6 agosto 2017, ore 23:00

Da dove partire? Dal pubblico o dal privato? Cominciamo dal primo, tanto su entrambi i fronti tira un’aria veramente brutta. L’edizione straordinaria a reti unificate era dedicata a un messaggio congiunto del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio. Il primo ha, con il fare forbito e lo stile quirinalizio che gli è proprio, sottolineato la gravità della situazione (grazie Presidente, se non c’era lei a ricordarcelo…) e rimarcato l’improrogabile necessità di misure straordinarie a tutela della sicurezza di tutti i cittadini, prese di concerto con la comunità internazionale e con le istituzioni europee e mondiali. Finito il pistolotto, è stato il turno del nostro giovanissimo premier. Tanto mi aveva entusiasmato quando ha vinto le elezioni, quanto mi ha deluso oggi. Ha dichiarato, con fare dimesso, di aver deliberato, con il parere unanime del Consiglio dei Ministri, il coprifuoco notturno in tutta la penisola. Vi risparmio le motivazioni. Il succo è che da oggi tutti i cittadini italiani saranno confinati tra le loro mura dalle ore 22:00 alle ore 8:00. Le città saranno pattugliate da blindati della polizia e dei carabinieri.

Vi assicuro che non me lo sarei aspettato tanto presto. È evidente che una misura così, oltre a non servire a nulla (chi ci dice che starcene rintanati in casa eviterà il fenomeno del vanishing?) non fa che aumentare la temperatura della febbre sociale in atto. Sono questi i provvedimenti che mettono le ali all’isteria collettiva. Ma c’è di più e di peggio. Il premier ha anche ufficialmente comunicato che da oggi parte la moratoria del trattato di Shengen. Tradotto in politichese, la vecchia Europa fa un balzo all’indietro di un secolo. Ferrea chiusura di tutte le frontiere di ciascun paese sia verso l’esterno sia in ambito intracomunitario. Sempre traslato dal diplomatichese, vuol dire che siamo confinati in casa. Nessun membro dell’Unione potrà uscire dal territorio dello stato dove si trova (salvo una settimana di tempo concesso a chi è fuori sede per tornarsene a casa propria). Fanno eccezione, ovviamente, lorsignori. Cioè politici e autorità che continueranno a vedersi e incontrarsi per i loro inutili briefing ad alta quota. Che dire? Comincio già ad avvertire un leggerissimo sentore di claustrofobia. Anche solo l’idea di non poter andare dove voglio mi dà fastidio, per quanto non avessi in programma nessun viaggio all’estero. E comunque la misura è ridicola. Se pensano di riuscire a impedire le sparizioni trincerandoci nel cortile di casa si sbagliano di grosso. La gente continuerà a evaporare per il semplice ed elementare motivo che nessuno ha scoperto la causa e, quindi, la soluzione. Le sparizioni avvengono sempre, tendenzialmente, di notte. Sono ormai così numerose e frequenti che è stato anche disposto una sorta di censimento nazionale. Entro dieci giorni tutti coloro che ancora ‘esistono’ sono tenuti a registrarsi allo sportello di un apposito ufficio istituito presso ogni questura, prefettura e ufficio comunale o del giudice di pace. Pena severissime sanzioni. Da morir dal ridere. Come se minacciare una fottutissima multa potesse rallentare il fenomeno.

Veniamo adesso al privato. Nadia è stata a mangiare da me. Si è presentata in ghingheri (in questo è proprio brava). Camiciola di seta tinta ocra semitrasparente che lasciava intravedere il reggiseno e le sue forme meravigliose, gonna a tubo sopra le ginocchia che le fasciava il sedere in maniera impeccabile, poco trucco, un filo di eyline e i capelli castani raccolti a crocchia sulla nuca. Bella, niente da dire. Stava anche filando tutto abbastanza liscio, eravamo riusciti a far addormentare Mauro per dedicarci poi al nostro piatto preferito: la paella fatta con ingredienti rigorosamente freschi, innaffiata da un Prosecchino di Valdobbiadene che avevo apposta conservato nel frigo. Sennonché, alle 22:00, quando stavamo finendo di cucinare per apprestarci a consumare, in un clima stranamente sereno e complice, hanno suonato alla porta. Era Monica. Non so che diavolo le sia preso di venire da me. Le avevo espressamente detto di evitarlo, l’avevo informata della cenetta a lume di candela con Nadia. Invece. Invece, si è presentata alla mia soglia (chiedendo dello zucchero). Non ho fatto a tempo a correre ad aprire (stavo scaraffando il frizzantino) anche perché Nadia si è precipitata a farlo prima che potessi intervenire. Ci credereste? Si era agghindata con un abbigliamento studiatamente trasandato, ma ci giurerei che aveva fatto le prove davanti allo specchio prima di uscire dal suo appartamento. Aveva i fuseaux da yoga, un corpetto aderente di materiale sintetico che le fasciava il seno e una casacca di fustagno liso di qualche misura di troppo che le cadeva sui fianchi come un saio, sapientemente sbottonata sul davanti. I capelli biondi erano sciolti sulle spalle e sapevano di shampoo alla camomilla. Uno schianto, insomma. Per me. Per Nadia, invece, un’apparizione sgradevole, quanto illuminante. Ovviamente, ha voluto vederci più chiaro e, con la gentilezza ostentata e fasulla di cui solo le donne sono capaci, l’ha invitata ad entrare e a unirsi a noi per la cena. Monica non ha detto di no. Morale: cena terrificante, almeno per me che mi cucinavo per l’imbarazzo. Loro due invece sembravano due vecchie amiche di scuola. Nadia l’ha fatta parlare a lungo ed è uscito tutto il lato della mia vicina che già conosco a menadito: dolcezza, profondità, spiritualità, capacità di tenere la conversazione sempre su un livello elevato. Troppo elevato, a parer mio, per una pratica, concreta, schietta come la mia attuale compagna. Ma Nadia è stata al gioco. Almeno fino a quando Monica, con la scusa di doversi alzare presto domattina, se n’è andata ignorando il mio sguardo interrogativo e dileguandosi sculettando senza volgarità. A quel punto, Nadia si è chiusa la porta alle spalle e mi ha piantato addosso un’occhiata assassina. «Te la scopi, vero?». Non mi ha dato il tempo di replicare. Ha aggiunto: «Beh, sappi una cosa. Fossi in te, da quella ci starei alla larga. Almeno se riesci ancora a fare un ragionamento senza coinvolgere la patta dei tuoi calzoni». Tipico. Poi ha preso la sua roba, ha trangugiato un bicchiere di Prosecco e mi ha lasciato così, col cucchiaio pieno di granseole e bocconcini di manzo a mezz’aria, ad ascoltare il suo saluto finale: «Sei uno stronzo!». Ecco, è fatta. In un colpo solo ho rotto con la mia donna ufficiale, che non mi farò più, e scoperto un lato oscuro di quella ufficiosa che non mi farò mai. Il mio mondo personale sta andando in pezzi. Forse sarebbe meglio sparire.

 
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