5 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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5 Settembre 2017


5 settembre 2017, dopopranzo

Dio, se non fosse per tutta questa merdosissima situazione, adesso potrei quasi dirvi che sono felice. Assurdo, vero? Date le circostanze e gli antefatti… Mi sa che, ormai, il benessere psicologico è come il mio prurito. Va e viene, a scatti, e quando c’è (il benessere) mi limito ad acchiapparlo e a lisciargli il pelo come a un micetto che ronfa per le fusa dopo una bella poppata. Credo che non sia una condizione che tocca solo a me. Probabilmente è l’umanità intera a sperimentarla, suo malgrado. Voglio dire, il fatto di non sapere letteralmente se ci sarai ancora domattina e cosa ti capiterà se avrai la (s)ventura di essere vivo ha come acuito i nostri sensi primordiali. L’uomo medio occidentale, e nella categoria ci rientro a pieno titolo, è scomparso. E, insieme a lui, hanno tolto il disturbo le micro-depressioni quotidiane, le ansie e le fobie da prestazione, il mobbing, la brama del week end, ossia tutte quelle maledette costanti che rendevano le nostre esistenze di cavie da ufficio tanto patetiche, tanto vuote, tanto uguali. Adesso, ti può cogliere la più cupa disperazione all’ora del tè e puoi risvegliarti con un radioso senso di pienezza il mattino dopo. Tutti ciclotimici o vittime di un’epidemia di disturbo bipolare? Né l’una né l’altra cosa. Siamo solo, finalmente e forse per la prima volta, ‘vivi’. Consapevolmente vivi, intendo, immersi nel ‘qui e ora’ come feti nel liquido amniotico di un materno pancione. Ci rendiamo conto che abbiamo, letteralmente, i secondi contati.

Così può capitare, e al sottoscritto succede proprio in questi istanti, di starsene stravaccati su una sdraio da mare in terrazza con indosso solo i boxer dell’Uomo Ragno, le gambe allungate in avanti, i piedi posati sul corrimano del terrazzo, una Merit appena accesa che penzola dalle dita della mano destra, una chicchera di decaffeinato corretto prugna in bilico sulla coscia sinistra e sentirsi incontestabilmente appagati. Per il solo fatto di essere vivi. Sapendolo. Ok, ve lo concedo, magari ha inciso anche qualche altro piccolo ‘avvenimento’. Tipo che Nadia ha deciso di andare a trovare un’amica fuori città e di portarsi dietro Mauro. Tipo che uscendo per la passeggiata mattutina ho incontrato Monica che rientrava dalla sua corsetta. Tipo che ci siamo ritrovati avvinghiati come un’edera al suo tralcio e l’abbiamo fatto, così su due piedi (in piedi), nel locale caldaia. Una volta le chiamavo sveltine. Adesso, sono solo vita. È stato fantastico farlo con lei sudata e indecisa che continuava a rimproverarmi perché era un tradimento nei confronti di Nadia. E io canticchiavo quella vecchia canzone, come fa? Noooiiii… non cisssaremooooo, non ci saremooooo, e lei rideva. E veniva. Poi abbiamo mangiato del sushi ordinato apposta, prima che Monica ripartisse per andare a fare ripetizione a un giovane fenomeno che continua a studiare nonostante le università abbiano sospeso tutte le sessioni di esami. Così mi son ritrovato solo e ho deciso che mi meritavo una pennica proprio qui dove mi ha raggiunto, senza fissarmi un appuntamento, quest’ondata anomala di felicità.

Ora, però, veniamo alle news. Quanto all’ultimo messaggino di don Sergio, gli ho telefonato ieri notte trovandolo sveglio, come al solito, a far mattina davanti al computer alla disperata ricerca di qualche sito leggibile, aggiornato e, soprattutto, non istituzionale. Mi ha detto che il suo caro parrocchiano avrebbe per le mani dei documenti eccezionali che spiegano molto, se non tutto, di quello che sta accadendo. Siccome per ottenerli è necessario rifare la puntatina notturna nella casa del Fantini, con rischi esponenzialmente accresciuti di essere pizzicati da qualche zelante questurino, abbiamo deciso di aggiornarci tra qualche sera, quando io mi sentirò pronto a sfidare di nuovo il coprifuoco. Cinque minuti dopo, come prevedevo, mi ha ritelefonato e ci ha messo trenta secondi a convincermi che si farà dopodomani verso mezzanotte.

Capitolo mass media: delle tivù vi ho già detto, dei giornali non ancora. Praticamente esce solo una versione castigata del Corriere piena di numeri verdi e di sportelli a cui rivolgersi per le emergenze. Tutte le altre pubblicazioni sono pressoché introvabili. Ciò non significa che siano legalmente proibite. Per capirci, non è stato ancora emanato alcun provvedimento che vieti o regolamenti l’uscita dei quotidiani o dei periodici. Probabilmente è solo una questione di numeri. Si è più che dimezzata la forza lavoro: i cronisti nelle redazioni, gli operai nelle stamperie, gli autisti nelle imprese di trasporto. E questo vale per qualunque settore del commercio, del terziario, dell’industria, dell’agricoltura. Il governo in carica per ora parla attraverso l’unico canale visibile e lo fa per bocca del nuovo capo di gabinetto o di qualche suo fidato tirapiedi. I ministri sono stati decimati dalla moria di Ferragosto e così pure i parlamentari e i sottosegretari. In assenza di una spiegazione plausibile, la tivù si limita a mandare in onda sempre le stesse informazioni, sempre i medesimi inviti alla prudenza, alla cautela, al rispetto del coprifuoco e del divieto di oltrepassare i confini provinciali. Gli spazi televisivi per la protesta (format di approfondimento, trasmissioni di prima serata eccetera eccetera) sono ovviamente inesistenti dal momento che l’unica rete captabile veicola solo revival di spettacolini degli anni passati, filmetti dozzinali o documentari su quando le specie in via di estinzione erano i caribù e i panda. E non la nostra.

Di internet vi ho già parlato. È difficilissimo trovare un sito o un blog attivo. Resistono lo spazio di poche ore, poi vengono cancellati. Da chi? Dai governi, è ovvio. La censura sistematica cui sono sottoposte le fonti di informazione non controllabili viene giustificata con la necessità di mantenere l’ordine in attesa che qualcuno capisca se è ancora possibile contenere questa inarrestabile frana demografica verso la fossa comune del nulla. E le contestazioni, direte, che fine hanno fatto? Questa è una delle parti più interessanti del fenomeno. Ogni tanto si ha notizia di tafferugli, scontri, sassaiole in qualche città, soprattutto del centro sud, ma immancabilmente son focolai di rivolta che si spengono senza bisogno che gli agenti facciano gli straordinari. Molto banalmente, i riottosi che scatenano la bagarre spariscono entro la notte successiva. Ricorda molto i desaparecidos dell’Argentina anni 70 del secolo scorso, rammentate? Migliaia di attivisti svaniti nel niente. Un modo diabolicamente efficace di segare alla radice il problema, da parte del regime. Ma almeno, a quel tempo, si sapeva con chi prendersela. A chiunque era noto che i responsabili andavano cercati nella cricca dei militari al potere. Oggi, nessuno sa nulla. Così, da un lato l’ordine pubblico è garantito senza spargimenti di sangue, dall’altro gli episodi di intemperanza tendono gradualmente a scomparire (come i loro artefici…) perché si è sparsa la voce che alzare la cresta, diciamo così, porta male. È come se l’epurazione in atto colpisse con certosina applicazione e mira da cecchino chiunque osi manifestare insofferenza verso il Problema.

Sapete come si chiama in sociologia questo fenomeno? Processo omeostatico di autoregolazione. È tipico degli organismi viventi ed è simile alla termostatazione del corpo umano (quella proprietà indispensabile del vostro fisico di mantenere la temperatura interna a 36-37 gradi salvo infezioni e malattie). Ecco, mi sa che questa gigantesca pulizia etnica che ci coinvolge tutti ha una specie di primitiva coscienza di sé. Si sta riproducendo in modo assennato e giudizioso e i suoi letali tentacoli stritolano, in primis, le vittime sacrificali che alzano la testa.

Detto questo, vi ragguaglio anche su quale sia la fonte pressoché solitaria delle mie notizie. È una radio, una delle poche radio libere che ancora non sono riusciti a spegnere. Si chiama Radio End. Conduce in studio un ragazzo che è un fenomeno con una cultura mostruosa in materia di musica pop e un’intelligenza affilata come un taglierino. Manda vecchi successi del rock anni 70, della new wave anni 80, dell’hip hop anni 90 e soprattutto pompa nell’etere tutto quello che sa e che capta dalle fonti più diverse. È da radio End che ho appreso come il coprifuoco e la chiusura delle frontiere siano ormai estesi a livello mondiale. Nonostante in tivù parlino di incontri al vertice tra il segretario dell’ONU e i vari capi di Stato, pare che le Nazioni Unite  siano impegnate soltanto a garantire il blocco dei traffici aerei, navali, terrestri. In altre parole, non si viaggia quasi più. Ci si sposta solo a livello locale. E pare che il giorno di Ferragosto sia scomparsa una fetta ben più consistente della metà degli umani, come in un primo momento era sembrato. Da allora, poi, la progressione è stata inarrestabile. Secondo radio End, oggi come oggi, sulla vecchia Terra ci sono al massimo due miliardi di persone. In attesa di partire.

 
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