4 Luglio 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Luglio

4 Luglio 2017


4 luglio 2017, ore 23:15

Sono appena tornato dai miei. Cena deprimente, però, a suo modo, istruttiva. Mia madre mi ha preparato i soliti medaglioni di vitello impanati, conditi con due chili di rucola, funghi di contorno, Tavernello che sapeva di cartone per quanto tempo era stato a fermentare dentro il tetrapak. Mio papà non beve più il vino. Il medico gli ha vietato anche quest’ultimo piacere. Lui resta lì con le dita adunche come gli uncini di nightmare e le affonda nel tessuto consunto dei manicotti della poltrona sino a farsi male. Per il resto, passa il tempo a osservare. Il suo sguardo passa dal soffitto al televisore al pavimento e infine al vuoto davanti a sé. Per lo più è il vuoto ad attirare la sua attenzione e non riesco a stupirmene più di tanto visto che, in cuor suo, si limita a soffrire il lasso di tempo che va dalla fine dell’effetto anestetico della pillola delle 7 all’inizio di quello della pillola delle 11. E via andare. Non riesco a cavargli più di due o tre parole di bocca. Con la testa c’è, non è questo il problema, è che quella maledetta malattia gli ha cavato, oltre alla forza dai muscoli e alla mobilità dalle giunture, anche la voglia di vivere.

Quanto a mia mamma, parla molto più di un tempo, il che vuol dire, più o meno, sempre, senza soluzione di continuità. Credo lo faccia per esorcizzare il silenzio lugubre e malaticcio in cui sarebbe costretta ad affondare, un’ora appresso all’altra, precipitando con papà nel gorgo della depressione. Invece, parlando, come fa, senza dare tregua all’interlocutore di turno (di solito è il muro, perché suo marito, dopo un po’ lamenta di aver sonno e si fa chiudere in camera da letto) si libera. Un rito catartico, diciamo. Questo, devo ammetterlo, per certi versi mi ha sollevato da un peso, nel senso che non sono stato costretto a inventarmi balle o a essere scortese nel tentativo di replicare qualcosa alla sua inquisizione. D'altro canto, mi ha fornito parecchie notizie interessanti sugli sviluppi della situazione. Ancora una volta radio-condominio si è rivelata più attendibile e dettagliata dei soloni che pontificano dai nostri tigì nazionali. Allora, mentre mi sforzavo di mandar giù il vinello e mi accendevo una cicca senza farmi vedere da papà (il medico gli ha vietato anche quelle, il penultimo piacere…), ho saputo che nel loro palazzo gli scomparsi sono già quattro. Cristo Santo, è un’enormità, visto che si tratta di un piccolo condominio di dieci appartamenti. Questo significa che quasi la metà dei condomini ha dovuto registrare una perdita (o come diavolo volete chiamarle) in famiglia. Solite modalità. Di notte o di sera tardi in zone non particolarmente frequentate. Nessun indizio, nessun sospetto. La polizia che arriva con le pattuglie, fa le domande di prassi e poi, questa è un’altra novità interessante, invita caldamente i diretti interessati a non parlare in giro del fatto e a non dar retta ai giornalisti e ai cameraman impiccioni. In un raro istante di pausa, mentre riprendeva fiato per riattaccare con la sua fiumana di parole, ho chiesto conferma a mia madre se fosse sicura di questa cosa. Mi ha spergiurato che è così, che è capitato persino a lei di essere formalmente e ripetutamente ‘consigliata’ dal maresciallo intervenuto di non soffermarsi con nessuno a discorrere di questi fatti per non inquinare le indagini. Questo conferma quanto sospettavo. Sta scattando la fase due. Siccome non ci capiscono un’emerita mazza, adesso la loro priorità è contenere la diffusione del panico. Quindi, i giornalisti mettono la sordina ai loro programmi e i poliziotti il silenziatore ai testimoni. Insomma, le cose stanno peggiorando più in fretta di quanto chiunque poteva immaginare.

Ero arrivato al dolce, quando ho ricevuto una telefonata allarmata di Mauro: «Ho delle cose importanti, molto importanti, da dirti, ma dobbiamo vederci in un posto tranquillo». Mi ha dato appuntamento per mezzanotte meno un quarto davanti alla basilica di San Leonardo. Tra una decina di minuti mi metto qualcosa addosso e vado all’appuntamento. Confesso che l’idea non mi sembra brillante. Quel fenomeno ha scelto il luogo e l’ora giusti per una sparizione. Zona deserta, buio eccetera eccetera. Forse mi sto facendo suggestionare, ma anche lui… chi lo capisce è bravo: circa una settimana fa era terrorizzato all’idea di essere seguito e adesso mi fissa un rendez vouz che sembra studiato a tavolino per aggiungere anche noi due alla lista dei poveri perduti. In ogni caso, ormai è fatta, vado. Sono troppo curioso di sapere. A dopo.

 
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