4 Dicembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Dicembre

4 Dicembre 2017


4 dicembre 2017, ore 20:30

Mi chiamo Nadia Corsini e oggi ho ucciso il mio ex fidanzato, l’avvocato Ruggero Ungarelli. Ho ucciso anche sua madre, l’amante di lei (Emanuele Martini), il geometra Guglielmo Perlingioni e la compagna del mio ex.

In realtà non ho agito da sola. Don Sergio ha avuto un ruolo fondamentale nell’organizzare questi omicidi. E anche il mio ‘bambino’ (come lo chiamava Ruggero nelle pagine del suo diario), Mauro, è stato proprio bravo. I bambini non sono poi così sprovveduti come si crede, neanche quelli grossi e avanti con gli anni come il mio. Tutto è andato secondo i piani. Quello che Lorenzo e Jenny ci avevano ordinato di fare è stato eseguito alla perfezione. Avevamo collocato i panetti di esplosivo nell’incavo di una damigiana sfondata alla base. Molti panetti, parecchi chili, tutto il C-4 che Lory e Jenny erano riusciti a procurarsi. Anche il comando a distanza ha funzionato. A mezzanotte e mezza, ho pigiato personalmente il pulsante mentre gli ‘eletti’, come ormai si consideravano, stavano officiando il rito che avrebbe dovuto spalancare il portale di una nuova epoca.

L’esplosione è stata tremenda e io avevo paura che ci crollasse addosso il bunker in cui eravamo riparati dal giorno della nostra fuga dal condominio. Si è sentito questo boato spaventoso, la terra ha tremato e per un attimo ho temuto di restare seppellita sotto tonnellate di cemento. La struttura invece ha tenuto, come ci aveva promesso Lorenzo. Siamo rimasti tutta la notte dentro il nostro rifugio. Mauro continuava a tremare e singhiozzare. Da quando Sergio lo ha portato fuori dal palazzo, a mezzanotte e un quarto circa, fino a stamattina, è andato avanti così, inconsolabile. Lo capivo e lo capisco. La parte di orrore che gli è toccata in sorte negli ultimi tre giorni è stata assai più intensa di quella che abbiamo sperimentato noi nelle scorse settimane.

Siamo usciti dal covo verso le dieci di stamattina. Un puzzo di pirite, zolfo, residui di esplosivo ammorbava l’aria. Il condominio era piegato su se stesso, come accartocciato da una parte. Sembrava un gigante azzoppato. Tutta l’area intorno e sopra la cantina dove si erano riuniti gli eletti si è sbriciolata, cosicché i piani superiori si sono assestati uno sull’altro in un groviglio di pezzi di muro, tubature contorte, travi, mobilia e anche corpi umani. Questa è la notizia più bella. Abbiamo trovato i due che ci interessavano davvero, quello di Ruggero e della vipera che era la sua nuova amante. Sporgevano, sfigurati ma riconoscibili, da una breccia di quell’inferno di calce, cemento e polvere. Una porzione di corpo soltanto, ovviamente. Il busto dell’avvocato pencolava come un cencio in bilico su una feritoia. Monica era priva delle gambe e del braccio sinistro e nel pugno della mano destra stringeva ancora una specie di rosario pagano. La sua pelle era lucida, squamata, di un bianco innaturale nei pochi punti non anneriti dal fumo.

Solo così potevano morire, solo con il fuoco, un’esplosione che disintegrasse le loro strutture organiche. Gli altri credo si trovino lì sotto, ma, con tutta franchezza, non ci importa un granché di recuperarne i cadaveri. L’unica cosa fondamentale era accertarsi che crepasse la coppia regina. E così è stato.



 
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