28 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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28 Settembre 2017


28 settembre 2017, dopo cena

Siamo tutti sul terrazzo condominiale, adesso, compresa la malata (immaginaria?) e la sua assistente spirituale. La cena è finita e forse è iniziata una nuova fase, probabilmente l’ultima, del piano misterioso che da mesi ci ha condotto a pencolare sempre più instabilmente sull’abisso. Da qui assistiamo a questo spettacolo indecifrabile divisi in schieramenti, come si conviene ad ogni clan che si rispetti quando succede un fatto senza spiegazioni. Da un lato ci sono Perlingioni, Monica, Martini (che pende dalle labbra disgustose del geometra) e mia madre cui sembra interessare solo di compiacere quanto più possibile il babbo di Beatrice. Dall’altra parte ci stanno Nadia, Jenny (è ‘guarita’ in modo sorprendentemente veloce dall'indisposizione che le ha impedito di mangiare con noi, per non sospettare la natura ‘diplomatica’ dei suoi malesseri), e Giulio, il quale si è limitato a mettersi in coda dietro le sue chiappe preferite, cioè quelle della mia compagna. In mezzo, nella terra di quelli che non possono o non vogliono prendere partito, mio padre, Mauro e il sottoscritto.

Il dilemma? Decidere se il fenomeno cui stiamo assistendo è l’ultima tappa della fottutissima strategia che qualcuno sta portando avanti per sterminarci oppure la prima della soluzione a ogni nostro problema. Perlingioni sta furiosamente, con puntiglio sospetto direi, perorando le ragioni dell’ottimismo. Secondo lui, alla fine, hanno trovato l’antidoto e ce lo stanno somministrando proprio ora, solo che non possono ancora urlarlo ai quattro venti per via del tempo di attesa necessario prima che faccia effetto. Monica, in maniera più suadente, dà man forte a questa tesi. Lei la vede in una chiave più spirituale, tipo l’anima del mondo che ha illuminato i cuori dei nostri governanti indicando loro la strada da battere per uscire dal bosco spaventoso. Ah, come lo dice… starei ad ascoltarla per ore; la sua voce ha un suono, le sue parole una cadenza e il suo viso dei sorrisi… che convincerebbero il demonio, se lo avesse di fronte. Per questo sono stupito delle reazioni. Insomma, non dico Nadia che, in fondo, detesta Monica di quell’odio mortale di cui solo le donne innamorate sono capaci, ma almeno Jenny dovrebbe capitolare davanti all’ineccepibile ed elegante argomentare della mia maestra di yoga preferita. Invece no. Appena il geometra ha finito la sua tirata per rituffarsi nel sigaro ‘Primero’ che tiene incastrato fra l’indice e il medio di una mano o nel bicchierino di rosolio che regge con l’altra, Nadia parte in contropiede, spalleggiata dall’oca giuliva. Quello cui stiamo assistendo non è il dispiegarsi del radioso armamentario dell’esercito della salvezza, ma solo il tentativo di accelerare un processo che, all’occhio onniveggente di chi manipola le leve della storia, sta durando fin troppo. Qualcosa del tipo ‘la messa è finita, estinguetevi in pace’… diciamo.

E io? Boh. Io passo da una Merit all’altra con lo smanioso appetito di un tabagista in astinenza… e guardo… e penso. Loro parlano, parlano, parlano. Io mi limito a specchiarmi in questa sorta di mistica rappresentazione e sorrido osservando il papà che approfitta della momentanea assenza di controlli (Martini e mia madre si tengono per mano, senza ritegno, coi gomiti appoggiati sul ripiano del muretto di cinta) per scroccarmi una cicca via l’altra. Mauro, invece, preferisce godersi lo spettacolo e fa bene.

In fondo, quando mai è capitato nella storia dell’umanità che così tanti aeroplani, di tutti i tipi, delle più svariate dimensioni, solcassero i cieli del mondo decorandolo con le loro bianche scie di vapore? Questo sta accadendo, proprio ora, proprio sopra le nostre teste. Parlo di centinaia, anzi di migliaia di velivoli che si rincorrono nella volta celeste seguendo traiettorie chiaramente studiate per evitare collisioni e lavorare in santa pace. Stanno seminando ininterrottamente, da almeno due ore, qualche sconosciuta sostanza nell’aria. Sarà l’ultima dose di letale ‘cianuro’ oppure la manna mandata da Dio per salvarci? Preferisco ammirare che discutere, per quanto sia fortemente tentato di buttarmi al collo di Monica, di strizzarle il seno, di baciarla in bocca e di farmi definitivamente convincere che da domani saremo tutti liberi. Va da sé che non posso farlo, sia perché c’è Nadia, sia perché, in cuor mio, non sono più sicuro di niente. Fino a qualche settimana fa avrei scuoiato vivo chi avesse osato mettere in discussione la chiara natura politica (e comunque ‘umana’) di tutto quanto sta accadendo. Cosa potevo pensare dopo quello che è successo al detective, a me, a Fantini, al prete? L’impronta di un genio malvagio o, per lo meno, poco incline a simpatizzare con la nostra specie era di un’evidenza solare. Mancava giusto la prova del guanto di paraffina. Avevo la pistola fumante sotto il naso e dovevo solo capire chi cavolo l’aveva impugnata per premere il grilletto.

Ora, a esser sincero, non lo so... Per certi versi, la trama dell’arazzo grigio e avorio che si va componendo sopra di me, una striscia dopo l’altra, mi attrae persino, perché appaga un certo mio gusto estetico. Sembra quasi che una Penelope cosmica stia lì, indaffarata, a dar di pedale sul telaio della notte per completare il tappeto prima che calino le tenebre. I riquadrini di firmamento sempre più piccoli, imbrigliati dalle maglie dei vapori d’aereoplano, vanno restringendosi di minuto in minuto. Ecco, si sta componendo, sopra le nostre teste, il Progetto. E chi siamo noi, in fondo, per giudicare la giustezza di ciò che prende forma lassù precludendoci la vista delle stelle? Dite che deliro? Può essere, ma se foste seduti al mio fianco ad ascoltare le filippiche del Perlingioni e le petulanti repliche di Jenny, una sana sega mentale sarebbe l’unica scappatoia possibile. Tanto, (ormai l’ho capito) capire non si può. Se quell’accidente che vanno spruzzandoci sul capo è tossico, ci ucciderà oppure accelererà le nostre ‘partenze’ da questa valle di lacrime. Se è un ritrovato dell’ultim’ora, accadrà il contrario e qualcuno, mi auguro, verrà a dircelo. Per ora non ci resta che fare da spettatori. I velivoli che decorano il cielo sono i più diversi e producono anche i rumori più diversi. Si va dal ronzio sordo dei biplani al rombo di tuono dei jet a reazione al pedante brusio dei jumbo di ultima generazione. È qualcosa di impressionante, garantito. Ah… intanto è calato il buio e i miei compagni di condominio si sono zittiti. Dev’essere questa cappa di calcare che ci sovrasta a renderci così. Impauriti, voglio dire, anzi impietriti, come quelle lepri selvatiche che si piantano in mezzo all’asfalto con le pupille ipnotizzate dai fari di un autotreno che avanza nella notte. E poi, splat, fine della corsa.

 
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