27 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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27 Settembre 2017


27 settembre 2017

Da ieri non si prende più Radio End. Devono aver fatto saltare il traliccio da cui il nostro caro dj diffondeva il suo verbo di verità nella palude di menzogne in cui siamo immersi fino al collo. Oppure gli hanno sparato un colpo in testa (improbabile visto che la morte, a quel poco che riesco a saperne dagli internauti più informati, continua ad essere un tabù), oppure, semplicemente, è finito anche lui nello scarico e qualcuno ha tirato lo sciacquone. Su chi sia questo qualcuno l’unico a potermi veramente aiutare (illuminare) è don Sergio che, coprifuoco permettendo, dovrebbe fare un salto da me entro fine settimana. Dice che sta correndo un rischio enorme, che teme di venir rapito se esce di canonica. Ho provato a chiamarlo e siamo rimasti a parlottare fitto fitto per qualche minuto. Mi ha fatto intendere che, non chiedetemi perché, dentro il sacro perimetro della sua chiesa e dei locali parrocchiali, sente di essere al sicuro, mentre il suo istinto lo mette in guardia ogniqualvolta oltrepassa la soglia del portone di legno intarsiato della navata principale. Ho cercato di fargli capire che è una convinzione totalmente irrazionale, che, in fondo, l’unica seria minaccia che ha ricevuto (la seconda più seria, a dire il vero, se includiamo nel mazzo anche il manichino paraplegico) gliel’ha recapitata, al momento della comunione, ‘mister gengiva’. Quindi, l’idea di essere immune da attacchi, ritorsioni, ‘lezioni’ eccetera eccetera, rintanato nella trincea degli ambienti sacri dove continua a dir messa a una platea inesistente è, di fatto, una stronzata. Non c’è verso di smuoverlo dal suo radicato presentimento e da questa parossistica affezione per le mura di San Crispino. Il diritto canonico d’asilo è morto e defunto da secoli, ma andate a spiegarglielo. L’unica possibilità era presentargli un aut aut senza alternative. Ed è quello che ho fatto. Mi è bastato dirgli di sintonizzarsi sul canale unico perché, proprio mentre confabulavamo al cellulare, hanno interrotto la replica del ‘Grande Fratello’ di dieci anni fa per lanciare uno di quei Tigì news episodici con cui la popolazione rimasta è aggiornata sull’evolversi degli eventi.

A quanto pare, è in via di approvazione una delibera ONU vincolante per ogni stato membro, che imporrà la trasformazione di tutte le aree abitate in zone a divieto di circolazione. Avete capito bene. Vuol dire che, se passa la geniale pensata, nessuno potrà più uscire di casa. Tutti gli abitanti della Terra, a parte, ovviamente, lorsignori che occupano ruoli di potere e responsabilità, saranno liberi di andarsene a zonzo solo per comprovate e straordinarie ragioni di reale necessità e urgenza. Io non voglio crederci, per ora. Non può essere che chi ci rappresenta sia così rimbecillito da votare a favore dell’auto-reclusione, dentro casa e a tempo indeterminato, dei propri elettori. A prescindere da questo, e ci tornerò fra breve, è bastato ventilare a Sergio la possibilità concreta che ciò accada,  cioè suggerirgli di accendere la tivù in quell’esatto istante, perché il mio amico sacerdote decidesse finalmente di muovere il culo. È rimasto in silenzio per un paio di minuti, poi ha sussurrato: vengo entro domenica. Presumo abbia il terrore di restare da solo, sepolto nella sua canonica, nella fase terminale e, temo, esiziale di questa crisi infinita. Non tanto per quello che potrebbe accadergli, visto che è pur sempre persuaso del potere salvifico della divina dimora che si trova a gestire, quanto perché perderebbe definitivamente ogni facoltà di movimento e di confronto. Se ci murano vivi dentro le nostre case, il passo successivo sarà impedirci di comunicare fra noi col blocco definitivo di ogni canale di trasmissione, informatico, radio, telefonico. L’idea di non avere più un Cristo (a parte quello storico di cui, secondo molti, è imminente la parusia) con cui confrontarsi gli dà un senso di claustrofobia, mentale prima che materiale. Vabbè, questa è l’unica nota positiva che posso riportare su queste pagine: il poter contare di nuovo sulla presenza fisica di don Sergio, in qualche modo, mi rasserena.

D’altro canto, devo ammettere che mi inquieta la prospettiva che possa davvero essere approvata la risoluzione delle Nazioni Unite di cui cianciava la graziosa ragazzina annunciatrice pochi minuti fa. Sì, lo so, ho appena scritto che la considero una bufala di cui mi sono avvalso soltanto per scollare i glutei del prete dalla seggiola dove giacciono inerti, però, in verità, pensiamoci bene… per quanto sia una misura da dittatura planetaria, per quanto non serva assolutamente a nulla, è davvero improbabile che venga adottata? È davvero così inutile come sembra? Quanto alla prima domanda, la risposta temo sia negativa. In fondo, sarà un caso, ma da quando le sparizioni si sono intensificate anche in ambito politico, diplomatico, governativo, internazionale, ci sono sempre meno dissensi sui rimedi da adottare per contenere o ridurre il fenomeno. Voglio dire che prima, quando eravamo agli inizi, gli USA facevano storia a sé, l’Europa aveva una linea cautamente attendista, Russia e Cina si sospettavano vicendevolmente, l’Unione Africana metteva il veto su ogni possibile azione volta a chiarire cosa diamine stesse accadendo. Poi, via via che, puf… puf… puf…, uno dopo l’altro svanivano i leader mondiali meno allineati o più scomodi, le seconde leve (spesso grigi e anonimi funzionari non investiti da alcun mandato popolare) si sono mostrate sempre più concilianti con le delibere dei piani alti del Palazzo di Vetro. Vale anche per l’Italia ovviamente e per il nostro attuale premier di scorta, Luigi Baldassarri. Chiccazzoè? Sì, d’accordo, potete trovarne qualche sintetica biografia sulle voci ancora consultabili di Wikipedia ma, tanto per riassumere, non c’è nulla che brilli nel suo opaco cursus honorum a parte lodevoli voti e baci accademici di routine nelle università più prestigiose del globo. Sarà sempre un caso, ma secondo alcune voci raccattate qua e là nei meandri cospirazionisti del web, il suo profilo non è poi così diverso da quello di altri azzimati burocrati, col cervello più inamidato del colletto, che oggi rappresentano, ai vertici e alle unità di crisi internazionali, paesi come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, il Giappone, il Brasile. Insomma, sembrano tutti scolaretti allineati e non sono così sicuro che il merito sia solo dell’indubbio carisma di cui è dotato l’attuale Commissario Generale delle Nazioni Unite, Sir Richard Drake.

Morale della favola: sì, potrebbe davvero succedere, cazzo, e la prospettiva di ritrovarmi rintanato nel mio condominio con la possibilità di scendere le scale e uscire dal portone solo per ritirare le razioni di cibo che verranno recapitate da premurosi furgoncini dell’esercito mi fa uscire di testa. Sapete cosa penso, anche? Che, in fondo, la strategia che stanno usando è quella di sempre. Un mio collega appassionato di tecniche di persuasione occulta la chiamava ‘abituazione’. Vuol dire, in parole povere, che tu ficchi un sorcio in un calderone di acqua fredda e poi aumenti la temperatura di un grado alla volta finché, senz’accorgersene, il ratto distratto finirà bollito. Tanti anni fa abbiamo iniziato a farci raccontare cazzate dai media, soprattutto dalla tivù. Quando ci hanno fatto assimilare il concetto che, se lo dice la tele, significa che c’è qualcosa di vero, i giochi erano fatti. Abbiamo ingurgitato qualunque brodaglia. Ma, come in tutte le storie, c’è un punto di non ritorno, un momento in cui, davvero, ci siamo consegnati mani e piedi alla gogna dell’idiozia collettiva. Vi ricordate quando, nel 2011, l’allora presidente Obama annunciò al mondo che il superterrorista Bin Laden, presunto responsabile del crollo delle due torri dell’Undici settembre, era stato ucciso? Ecco, ci dissero che il corpo lo avevano seppellito in mare, durante una cerimonia con rito islamico tenutasi sul ponte di una portaerei americana. Capite la follia? Anche un deficiente col Q.I. di uno scimpanzé poteva capire che si trattava di una balla. Eppure, andatevi a prendere i quotidiani del giorno dopo. A parte qualche vignetta, tutti avevano partecipato al delirante entusiasmo per l’eliminazione del nemico pubblico numero 1 e nessuno aveva lanciato in prima pagina l’unico interrogativo che poteva partorire un direttore sano di mente: volete smetterla di prenderci per il culo? Ecco, dopo aver digerito quella roba lì, abbiamo finito per aderire ad ogni altra folle ‘misura di sicurezza’ che ci venisse propinata dagli stessi leader che ci avevano imbottito di bugie. Oggi siamo pronti ad accettare di farci inscatolare proprio nel momento storico in cui non c’è mai stato così tanto spazio sul pianeta. Da morir dal ridere, a pensarci.

L’altra domanda che mi ero posto, qual era? Ah sì: è davvero inutile? Il ricovero coatto degli umani ancora in grado di rispondere ‘presente’ all’appello, intendo. Certo che lo è se l’obiettivo è quello di fermare l’emorragia demografica. Ma se invece l’intento fosse un altro? Per esempio, controllarci meglio. Monica mi dirà, già me lo sento, che ciò consentirebbe di neutralizzare eventuali criminali che magari stanno diffondendo qualche sostanza responsabile delle sparizioni. Oppure di accorrere più facilmente in aiuto di coloro che dovessero trovarsi a tu per tu con la forza oscura che ci sta risucchiando tutti dentro qualche inceneritore cosmico. Monica è buona, capite, non riesce a cogliere il lato dark di questa maledetta pantomima. Magari ha ragione lei. Forse mi aiuterà confrontarmi con il don. Ora vado perché Nadia mi chiama. Domani sera siamo a cena dai miei e da Martini e ci sarà (purtroppo) il Perlingioni e qualche altro dei condomini. Non Monica e non Jenny perché la seconda ha avvertito un malore oggi pomeriggio e ha la febbre alta e la prima non se la sente di lasciare l’amica in casa da sola. Due ultime parole su Jenny. Dovreste vederla. Una specie di anatra del collare, per tornare alla metafora pennuta con cui l’avevo presentata ieri. Sghignazza spesso, se non sempre, con un risolino isterico che ha una fastidiosissima appendice acuta in coda, con cui ti trapana i timpani. Ci siamo stati sulle palle a pelle. È più brutta che neutra. Chioma rossa tagliata alla marine, viso scavato, pochissimo trucco, un naso appena più pronunciato del necessario e un paio di occhiali da secchiona che erano fuori moda già dieci anni fa. Ha uno sciame di lentiggini che s’invola dalla radice del naso a quella dei capelli rendendo evidente la natura assolutamente non artificiale della tinta zafferano della sua zazzera. Si veste con cura, quanto Monica, ma il risultato è diametralmente opposto. Ho il sospetto che non sia così stupida come pare e ho la sensazione che lo strato di pellicina secca, che mi si stacca dagli arti a strisce per via dell’eczema, s’increspi di fastidio quando le passo accanto.


 
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