27 Novembre 2017 ter - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Novembre

27 Novembre 2017 ter


27 novembre, due meno dieci

Mi sono svegliato, adesso. Mi ero addormentato, cazzo. Sono corso a chiudere la porta che era rimasta socchiusa. Ho fatto il giro dell’appartamento, per sicurezza, stringendo le impugnature dei pugnali sino a farmi male. Tutto a posto. Monica è sprofondata nel sonno. È viva. Le ho appoggiato una mano sul collo e l’ho sentito pulsare, le ho messo due dita sotto le narici e ho sentito il soffio del suo respiro. Così sono ancora qua che non so decidermi. Ho anche sbirciato giù dalle scale. C’è un buio indicibile, rappreso, solido come il portale di roccia del sepolcro di Cristo. Mi è parso, lo ammetto, di udire un lamento venire dal basso, ma era senza dubbio suggestione. È la tensione che mi fa sentire ciò che non c’è, ne sono certo. Giù non c’è nessuno che geme, ma qualcuno c’è comunque. Solo che è acquattato nell’oscurità come una salamandra assassina in uno stagno. Mi aspetta e io mi odio per essere ancora tanto vigliacco da non avere il coraggio di scendere e vibrare due colpi secchi nello sterno del nemico.

Ora vado, ora vado. Adesso sono calmo, calmo. Un’ultima cosa, prima. Ho fatto un sogno vigliacco nei venti minuti in cui mi è crollata la fronte sul tavolo, poco fa. Ho rivissuto un episodio di circa trentacinque anni fa con una tale vividezza che ciò che vedo ora sotto l’opaco cono di luce del mio computer pare soltanto la filigrana di un sogno. Lì, invece, dove mi trovavo, i colori erano accesi, le cose solide, la carne delle mie braccia di bambino rosea e paffuta. Dieci anni, niente pensieri, molti appetiti, le guance impolverate dallo zucchero di una brioche. I miei compagni di quinta elementare che osservavano gli schifosissimi ospiti di quel rettilario. Le maestre ci avevano portato in gita, come allora si usava. Io, con la testa obliqua e in parte riflessa dal vetro di un terrario, osservavo le scaglie giallo nere di un pitone. D’un tratto, la bestia ha girato di scatto il suo muso, la perfida lingua è slittata fuori dalla fessura serrata delle mascelle e i suoi occhi mi hanno guardato. Adesso ricordo. Ricordo tutto. Il Buondì che cadeva per terra, io che mi accasciavo colto da un attacco di orrore. Ero svenuto. Mi sono ripreso di lì a qualche minuto e la prima cosa che ricordo è questo ragazzo un po’ più grande coi capelli rasta e la maglietta di un gruppo musicale che mi osservava ridendo. Io piangevo, lui diceva ai miei amici di starmi lontani e alle maestre di non preoccuparsi. Mi accarezzava la mano e faceva battute cretine sull’intelligenza dei serpenti. Mi ha fatto sorridere, prima, e poi ridere e ridere e ridere. Ho riguardato il pitone che si era arrotolato sulle sue spire e quel ragazzo buffissimo mi ha detto che pareva una girella, di quelle al cacao. E poi ha aggiunto: «La morale è sempre quella, non temere quel girella». E ha indicato il rettile che ha di nuovo sibilato da dentro la sua prigione di cristallo. Ma io non avevo più paura. Era come se quel ragazzo pieno di risorse mi avesse immunizzato contro la fifa. Ho di nuovo ripreso a ridere, poi mi sono calmato. La mano premurosa di una maestra mi ha aperto un’altra merendina facendone scoppiare il sacchetto. Io mi sono voltato, ma il mio salvatore non c’era più. Poi l’ho dimenticato, seppellendo sotto tonnellate di ricordi inutili non solo la sua faccia, ma anche l’episodio. Fino a stasera, fino al sogno vigliacco da cui mi sono svegliato, per la prima volta (da quando mi capitano), ridendo. L’unica cosa brutta in questo sogno è stato lo scoppio improvviso del sacchetto e l’amara sorpresa di accorgermi che lui, il ragazzo più grande, non c’era più. Non potevo immaginare che l’avrei reincontrato. Perché quel ragazzo era Perlingioni.

Ho fame. Una tazza di latte caldo è quello che ci vuole.

 
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