27 Novembre 2017 sex - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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27 Novembre 2017 sexies


27 novembre, dieci e trenta

Missione compiuta. So tutto quello che c’era da sapere. E voglio parlare al più presto con Guglielmo. Mi ha nascosto qualcosa, forse. Non so cosa pensare. Me lo può chiarire solo lui. Però adesso sta meditando e una regola inviolabile, che ci siamo dati noi quattro, è quella di non interrompere mai una seduta di rilassamento e meditazione, per nessun motivo. Il mio meriterebbe un’eccezione, ma ho deciso di non tirare troppo la corda con gli altri della ciurma. Siamo tutti già abbastanza tesi e non è il caso di aggiungere benzina sul fuoco. Così aspetto. Intanto vi ragguaglio su cosa mi ha rivelato Mauro, cioè tutto. O per lo meno tutto quello che sa. Ne sono più che sicuro; il pupo è incapace di mentire. Soprattutto al vecchio amico che è diventato, da qualche mese, la sua paterna figura di riferimento. Mi vuole ancora bene, nonostante il lavaggio del cervello che deve avergli fatto ‘mammina’.

Gli ho ricordato, per cominciare, tante delle cose che abbiamo fatto insieme: i videogames, i cartoni animati, le storielle prima di addormentarsi, le corse e le lotte al parco con Phantomas, il gioco della spia… Son riuscito, così, piano piano, a riottenere la sua fiducia. È attaccatissimo a Nadia, ma non riesce a odiarmi. Entrambe le cose mi sorprendono per due ragioni: da un lato, la mia ex lo avrà bombardato di giudizi terribili sul mio conto; dall’altro, deve aver subito qualche trattamento molto, molto brutto lì fuori, dai Neri. Lo capisco da come si muove, da come sta sempre accoccolato con le braccia conserte a protezione delle ginocchia rannicchiate contro il petto, il viso chino che, solo di rado, si alza per poi abbassarsi di scatto non appena i suoi occhi incrociano quelli dell’interlocutore. Trema, anche. Come se avesse una qualche febbre malarica che gli scuote il corpaccione, facendolo vibrare senza tregua. Gli battono pure i denti, quando non parla balbettando. Ho fatto una fatica del diavolo a capire cosa diavolo volesse dirmi, ma alla fine l’ho spuntata. In ogni caso, non ha pronunciato una sola parola contro la sua cara madrina. Anzi, mi ha chiesto quando torneremo insieme, strappandomi un moto di tenerezza. Quando gli ho accennato al prete e a Lorenzo si è incupito. Non sono riuscito a cavargli fuori alcunché sul luogo esatto dove si trovano. Dice che si è ritrovato, qualche giorno fa, dentro a una specie di garage, da cui non ha mai potuto uscire. Quando gli ho chiesto di rivelarmi cosa gli avessero fatto, ha ricominciato con la tarantella degli incisivi. Quei bastardi lo hanno rovinato, ma lui pare non riuscire a verbalizzare (o a ricordare?) quello che gli è successo.

Mi ha confessato che si è risvegliato ieri notte dentro il condominio, proprio nel punto in cui lo abbiamo trovato, più o meno. Crede che siano stati il prete e Lorenzo, anzi ne è sicuro. E qui viene il bello. Sostiene che lo hanno ributtato dentro il caseggiato con l’ordine perentorio di fare una certa cosa, in un certo giorno, a una certa ora, in un certo luogo. «Questo però non dovevo dirtelo, Sergio non vuole» ha mormorato, con la facciona paonazza di un monello che ha appena commesso una marachella all’insaputa del babbo. Non ho forzato i tempi. Ho lasciato che il suo cervellino si lambiccasse con l’alternativa di dirmi la verità o di spiattellarmi la bugia che, evidentemente, il prete gli aveva precostituito per il momento in cui ci saremmo incontrati. L’ho presa larga. «Senti un po’, Mauro. Cosa avresti dovuto raccontarci secondo don Sergio?». Il detective ha tossicchiato, sempre con la faccia infossata nell’incavo delle braccia incrociate. Poi ha alzato gli occhi, guardandomi di sottecchi. Quindi si è di nuovo ritirato con la testa fra le scapole, tremante, e mi ha risposto: «Dovevo dirvi che ero entrato per vedere il mio papà, che per farlo ero scappato dalla vigilanza di Nadia, che mi ero intrufolato dentro da qualche parte, ma ero scivolato e avevo sbattuto la testa e non mi ricordavo più l’ingresso». A questo punto, Mauro ha afferrato la mia mano e se l’è portata alla base del cranio. Mi ha fatto palpare un bozzolo turgido come un limone, di un colore viola scuro.

«Vuoi dire che quella botta te l’hanno procurata loro per farci credere alla tua versione?».

«Sì» ha risposto Mauro, «è stato don Sergio, prima di entrare, prima di addormentarmi e portarmi qui». L’ho osservato e ho provato una pena profonda. È un uomo dalla personalità spappolata, ragiona come un lattante, ma è ancora capace di quegli slanci ingenui e gratuiti di cui solo un bimbo sa dar prova. «Perché mi stai raccontando tutto, Mauro? Perché stai tradendo i tuoi amici?».

Lui ha bofonchiato qualcosa, tenendo la testa bassa. All’inizio non ho capito, ma poi l’ha ripetuto in maniera intellegibile: «Perché Sergio è cattivo. Mi fa paura. E poi vuole farti del male». Siamo rimasti un po’ in silenzio, io alla disperata ricerca di un senso alle parole che avevo ascoltato, lui sopraffatto da una miscela di emozioni tossiche, la meno tremenda delle quali, probabilmente, era l’angoscia. Alla fine, ho deciso di andare al sodo e gli ho chiesto che cosa era venuto a fare. Si è frugato nelle tasche e ne ha tirato fuori un foglio spiegazzato ricoperto da una calligrafia minuta ed elegante, vergata con inchiostro marrone da un amanuense di gran talento. Sono suoni di una lingua sconosciuta, ne ho pronunciato qualcuno ad alta voce e ho quasi avuto l’impressione che il pezzetto di carta si animasse e mi sfuggisse dalle mani. Poi ho aggiunto: «Cosa dovevi fare con questo, Mauro?». Lui mi ha risposto senza battere ciglio: «Dovevo chiudere il portale, il tre dicembre, a mezzanotte in punto, nella cantinetta del seminterrato». L’ho guardato incredulo: portale? Mezzanotte? Cantinetta? Chiudere? Di che cazzo blaterava? Mi sono trattenuto dal gridarglielo in faccia. Non dovevo commettere l’errore di Monica. Così, con tutta la dolcezza di cui sono stato capace, gli ho domandato: «Cosa significa Mauro, tu l’hai capito?».

«Sì» mi ha risposto lui: «quel giorno, se verranno recitate quelle formule si aprirà il portale. Io devo solo dire due parole prima e dopo tutte quelle scritte in quel foglio. Dice che mi ha consacrato, che, se farò così, finirà tutto bene». Poi ha aggiunto: «Sergio mi ha anche detto di stare attento a Perlingioni perché Perlingioni sa tutto». Io gli ho promesso che gli avrei portato una scatola intera di Tronky e sono uscito dalla camera. Per me può davvero bastare. Qualcuno mi deve delle spiegazioni. Il bambino ha detto la verità. Altri forse no. Finisci presto la tua meditazione, caro Guglielmo, che dobbiamo parlare.

 
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