27 Novembre 2017 sept - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Novembre

27 Novembre 2017 sept


27 novembre, tre del pomeriggio

Ho appena finito la lunga chiacchierata chiarificatrice con Guglielmo. So molte più cose e ho molte più speranze di prima. Quello che vi dirò, immagino vi farà dubitare della salute mentale mia e di tutti quelli che con me condividono questa interminabile passeggiata oltre le fine dei tempi. Non mi interessa un granché. Con tutto quello che è successo da quando la maledetta giostra si è messa a girare, l’ultima preoccupazione che ho è quella di risultare simpatico, razionale, convincente. Se vi va di credermi lo farete. Altrimenti, pazienza. Però attenzione. Il fatto stesso che un giorno vi troverete a compulsare le pagine del mio diario, visto da dove mi trovo io adesso, è un miracolo bell’e buono di cui, probabilmente, dovrete ringraziare più il Perli che me. Perciò non siate troppo frettolosi nel liquidare alla stregua di deliri paranoici i discorsi che il geometra ed io abbiamo fatto.

Dunque, siamo rimasti da soli per quasi due ore a confrontarci, a dirci tutto quello che finora era rimasto sottotraccia, da parte sua per paura delle mie reazioni, da parte mia per timore delle sue risposte. Da dove cominciare? Da Mauro, direi. Quando l’ho quasi aggredito fisicamente (il Perli, intendo) ingiungendogli di spiegarmi il minaccioso ammonimento che Sergio avrebbe rivolto al detective, Guglielmo ha sorriso e mi ha detto, candidamente: «Non mi aspettavo niente di meno o di meglio. Sono gli ultimi colpi di coda di quella vipera, mi auguro». Poi ho proseguito raccontandogli dell’obiettivo con cui Mauro è stato rispedito qui dentro: sabotare una fantomatica cerimonia di apertura di un misterioso portale. E qui è successo ciò che non mi attendevo. Il Perli è sbiancato in viso, mi ha chiesto se, per caso, il bambinone mi avesse consegnato qualcosa e, quando gli ho messo in mano il biglietto con le parole incomprensibili, è scoppiato a piangere. Non sapevo che pesci pigliare, mi sentivo imbarazzato, ignoravo del tutto la natura e il senso di quell’esplosione di emotività così inconsueta in uno come il geometra. Ben presto ho compreso che erano lacrime di gioia. A quanto pare, era il tassello mancante di una lunga teoria di avvenimenti che doveva chiudersi proprio qui, in questi luoghi, proprio ora, in questi tempi. Ho raccontato al mio amico del sogno vigliacco, di me bambino al terrario, del pitone e di quel ragazzo gentile che mi aveva rincuorato e ridato coraggio. Non ha neppure atteso che terminassi. Ha sorriso, radioso: «Finalmente, avvocato! Finalmente ricordi. Non è un sogno, è un frammento del tuo passato che avevi rimosso e che è più importante di qualunque altro istante ti sia mai capitato di vivere. Perché è in quell’occasione che mi sono presentato a te, ti ho conosciuto ed è cominciata la mia missione».

Sono rimasto con la bocca spalancata, come un idiota. Mi stava prendendo in giro? Avevo le allucinazioni? Ero incatenato a un altro di quei sogni iper realistici e non me ne rendevo conto? Poi ho sillabato: «Di che parli, Perlingioni? Diccheccazzo parli?». Lui si è seduto per terra (eravamo nel soggiorno del suo appartamento), ha chinato la testa come per raccogliere i pensieri, quindi l’ha risollevata piantandomi le pupille negli occhi: «Ascoltami. Tutto questo. Tutto ciò che è successo non sta avvenendo per caso. Fa parte di un piano cosmico, più alto, più profondo, più esteso, più completo di quanto io, tu e qualunque altro misero essere umano potrà mai immaginare. Questa è l’epitome della Storia, capisci? È il momento preconizzato da profeti, santi, sibille. Sono i giorni ultimi. Ma non per tutti. Vi sono pochi giusti destinati a ereditare la terra com’è preannunciato nelle scritture. La grande mietitura è terminata. La Nera Signora ha reso il suo servizio. Il momento del raccolto si è concluso. Ora devono aprirsi i cieli nuovi e la terra nuova per coloro che sono, da sempre, destinati a inaugurare l’era promessa. Tu sei tra di essi. Per questo sei così importante. Forse più ancora degli altri della ciurma che ci stanno accompagnando in questo tratto conclusivo del cammino. Io ho un compito, amico mio. Devo garantirvi l’ingresso nel portale che ci spalancherà dinanzi l’Eden. Lo sapevo fin da quando ti incontrai nel terrario quella mattina di trent’anni fa. Lo sapevo quando ti ho contattato per affidarti un incarico legale. E anche quando sono venuto fin qui per unirmi a voi».

Ha continuato a parlare ininterrottamente con un eloquio appassionato e forbito e persuasivo al tempo stesso. Catene di concetti che si legavano armoniosamente a formare un unico discorso suadente e avvolgente e amorevole. Io ascoltavo con la sensazione del passeggero di un jet cui si sturino finalmente le orecchie occluse in alta quota.

Perlingioni ha proseguito così: «Le macchine nere e tutto il resto sono parte di una cintura di contenimento allestita per proteggere te e gli altri eletti dalle manovre del grande menzognero e dei suoi accoliti. Quelle coordinate che hai trovato sotto la moto del prete indicano questo spazio perché è questo il luogo. Però mi mancava un passaggio. Il punto esatto dove avrebbe dovuto tenersi la cerimonia finale e, soprattutto, la data e l’ora in cui si aprirà il varco. E Mauro, grazie a te, ce li ha forniti. Quello che don Sergio aveva in animo di fargli fare era il più orrendo crimine che potesse concepire contro la nuova umanità. Chiudere le porte dello spazio e del tempo e far inaridire, una volta per tutte, e per sempre, ogni residua speranza. Sergio le conosceva perché le aveva rubate ed è da quando sono arrivato qui da voi che cerco invano di sottrargli il contenuto di quella formula magica. Le due parole che voleva far pronunciare a Mauro, prima e dopo la recita del testo, avrebbero causato la chiusura del portale se recitate in quel luogo esatto e a quell’ora precisa che lui solo conosceva».

Gli ho chiesto perché mai il prete avrebbe dovuto conoscere un’informazione tanto importante e la risposta che ho ricevuto mi ha schoccato. «Perché ha ucciso colui che ne era in possesso». Gli ho chiesto anche perché non avesse amministrato lui stesso, il prete, quella specie di rito e Perli mi ha guardato storto: «Questo non te lo so dire, forse perché sa che avrà un effetto demolitore e, da codardo, non vuol restare seppellito dalle macerie dei poteri occulti che chi pronuncia l’antiformula riuscirà a evocare. Ricordati che lui è arruolato dalla parte scura della medaglia, avvocato. Lui è il lato malvagio di questa storia».

Mi sono venuti i brividi. Mi sono staccato due degli ultimi lembi di pelle che ancora mi erano rimasti miracolosamente incollati al polpaccio. Dunque è quasi finita. Un’ultima cerimonia, un rito, un canto, un mantra e poi saremo fuori per sempre da quest’incubo. Ho abbracciato Guglielmo, ma non gli ho manifestato il retro-pensiero che inquina il gusto buono delle parole che ho ascoltato. Secondo me non è finita. I Neri non rinunceranno tanto facilmente. Magari hanno un piano di riserva, magari non hanno detto veramente tutto al povero Mauro. Le ombre che si allungano all’esterno di queste mura sono sempre più minacciose. I Neri ne sono parte. Forse sono lì fuori che coordinano l’assalto finale al nostro fortino. Riusciremo a resistere fino al tre dicembre? E, soprattutto, riusciremo ad arrivarci vivi?

 
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