27 Novembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Novembre

27 Novembre 2017


27 novembre, una di notte

Ci siamo. È squillato il campanellino e il sorcetto è in trappola. Mi sono spostato dalla camera da letto alla cucina per non svegliare Monica che ha avuto appena un sussulto quando si è sentito il dlen dlin del mio rudimentale impianto di allarme che sbatteva contro la spalliera del letto. In realtà, ho cambiato stanza anche perché sono teso e ancora non riesco a darmi il coraggio necessario per andare giù a vedere chi mai ci ha fatto visita. Battere i tastini del laptop ha in me, di solito, l’effetto placante di una tisana calda. Ora mi calmo, ora mi calmo, ora mi calmo. Però le mani mi tremano fuori misura, son qua che cancello e riscrivo una parola via l’altra. Ora mi calmo. In fondo siete voi i miei dottori. Se non sapessi che ci siete, da qualche parte, in inconsapevole attesa che vi giungano le mie memorie, non scriverei. Se non scrivessi, questo delirium che si è impadronito delle mie falangi avrebbe la meglio. Invece no. Ora mi calmo, ora mi calmo.

D’accordo, c’è qualcuno che gira indisturbato (per ora) nel nostro palazzo-sarcofago, ma non sa cosa lo attende. Pensa di avere in mano il boccino del gioco, il bastardo, ma non è così. Le due lame dei miei pugnali squartabue si baciano, incrociate, come sono, sopra il tavolo. Fa sempre il solito caldo boia eppure continuo a tremare, nella mia nudità. Sto grondando. L’intreccio paglierino della seggiola dove ho posato le terga sta cambiando tinta. È per via dell’alone di sudore che si espande, una goccia dopo l’altra, inumidendo e rendendo più scure le fibre della seduta. Ecco, adesso sono più calmo, riesco a respirare con regolarità. Inspiro, di pancia, espiro. Inspiro, di pancia, espiro. Così va meglio. In fondo è una meditazione anche questa, dai.

Quando ho sentito il tintinnio, ci ho messo qualche secondo a realizzare cosa stava accadendo, forse perché percepivo il terrore che mi avrebbe invaso nel capire. Ma ora sono veramente più calmo. Mi ricompongo, afferro i coltelli e vado giù per le scale. Dopo tutto, non devo neppure accendere la luce. Conosco talmente bene i cunicoli del termitaio in cui ci hanno rinchiuso da poterli percorrere a fari spenti. Il ratto, invece, dovrà pure aiutarsi con una cazzo di torcia. Io lo seguirò e lo coglierò alle spalle. Domani qualcuno pulirà il suo sangue dal muro. Bene, sto meglio, sto meglio. Adesso vado. E se fossero più d’uno? Potrei svegliare qualcuno degli altri, ma rischio solo di fare il gioco dell’intruso. L’ultima cosa di cui ho bisogno è uno strillo nella notte o una persona angosciata al mio fianco. Li lascio al chiuso delle loro stanzette i miei amici. Protetti. Sicuri. Io vado, adesso.

 
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