26 Giugno 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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26 Giugno 2017


Oggi due o tre cose di rilievo da segnalare. Intanto, ho avuto i primi riscontri da Mauro, il titolare dell’agenzia investigativa cui di solito mi rivolgo quando devo scavare un po’ sotto il tappeto di qualcuno. Lavoretti discreti, prezzi accessibili, professionalità accettabile. Ha preso subito a cuore i due casi che ho per le mani, quelli di Beatrice e della moglie di Perlingioni. Dopo neanche una settimana ha già degli aggiornamenti. Mi ha chiamato sussurrando, con un fare da cospiratore: «Alle 15:30 davanti al chiosco dei panini, in piazzetta Forzatè». Poi, come al solito, ha riagganciato senza salutare. Mauro ama questo genere di cose, che fanno tanto film di spionaggio, ma a parte il prendersi sempre molto sul serio, è una brava persona. A vederlo, con quel ventre prominente trattenuto a stento da due bretelle di marca agganciate ai calzoni taglia XXXL, non gli daresti due soldi. Soprattutto se ne incrociate lo sguardo assorto dietro le lenti da talpa incastrate in una montatura anni Settanta, la peluria che gli avvolge premurosa le guance come un maglioncino di cashmere e il cappello da gangster calcato sulle ventitre. Però è discreto, riservato e quando si butta su un caso lo fa a brandelli e te lo restituisce solo se non c’è più niente, ma davvero niente, da cavarne fuori. Quando ci siamo visti da lontano, al chiosco, mi ha fatto un cenno con il palmo destro, oscillandolo all’altezza della cintura, come a dire ‘dirigiti di là che poi ti raggiungo’. Ho pensato che era ridicolo, non gli ho commissionato un’inchiesta sulla vita segreta del premier o sui rapporti mafia-politica. All’inizio stavo per mettermi a ridere, come se mi stesse pigliando in giro. Mi è bastato guardarlo in faccia, col sudore che gli colava dalle tempie e la bocca piegata in una smorfia di disapprovazione, per capire che faceva sul serio. Dio mio, Mauro aveva paura.

Mi sono incamminato verso una stradina secondaria, ho fatto due o tre deviazioni a caso fino a trovarmi davanti al campetto in terra battuta di una parrocchia del centro. Deserto. Sono passati due tizi immersi nei loro pensieri. Poi è arrivato Mauro. Ansimava. Siamo entrati nel terreno di gioco. La rete di recinzione era bucherellata in più punti e consentiva un transito agevole anche a un balenottero come il mio detective. Mi ha detto di sedermi sulla panchina della squadra di casa e così ho fatto. «Dunque…» è sbottato, appena ha recuperato fiato a sufficienza: «Non so in che pasticci ti sei messo, avvocato, ma nessuna di queste due storie mi piace…». L’ho guardato divertito e gli ho risposto: «Non sono uno scrittore, Sherlock, non dovevano piacerti, solo incuriosire il tuo fiuto da levriero». Non ha riso, continuava a girarsi da una parte all’altra, mettendomi ansia. Poi si è sollevato il bavero (lui indossa sempre un giubbino di tela grezza, anche con quaranta gradi all’ombra) e ha proseguito: «Sono seguito, avvocato. Non ridere. Dammi retta, sarò strano, ma sai che il mio istinto non ha rivali. Da due giorni qualcuno mi segue e quello che mi urta dannatamente è che non ho ancora capito chi sia». «Vuoi dire che ti stanno venendo le paranoie da mitomane, Mauro?» l’ho provocato. Non ha riso neanche stavolta. Si è frugato in tasca, ha recuperato una Muratti stropicciata e se l’è accesa con la mano tremante. Io gli ho tenuto fermo il polso per evitare che gli prendessero fuoco le labbra. Poi ho deciso di fargli compagnia con una Merit. Non mi tremava la mano, ma il cuore ha iniziato ad accelerare. Lui mi fa: «A parte questo, che è un mio problema, sei proprio certo che i due casi che mi hai assegnato non siano collegati?». Gli ho assicurato che, per quanto ne so, non c’è alcun nesso apparente. Il primo è un vicino di casa di cui ignoravo quasi l’esistenza fino all’altro giorno. Il secondo è un cliente nuovo, per bene, anche se poco socievole e parecchio antipatico. Tutto qua. Mauro mi ha osservato spremendo gli occhietti dietro quelle vetrate antiproiettile che sono i suoi occhiali. Era ovvio che non era convinto e mi ha anche spiegato perché: «Intanto, in entrambi i casi, chi ha visto le persone per l’ultima volta, mi ha riferito che erano in compagnia di qualcuno… o di qualcosa». «Che cazzo vuoi dire?» gli ho intimato; non sopporto chi insinua, allude, sottintende, non parla chiaro insomma. «Beh, c’è un negoziante che stava chiudendo il suo esercizio, la sera che è scomparsa Beatrice. L’ha vista apparire all’improvviso da dietro l’angolo della sua via, correndo a perdifiato, poi le si è avvicinata una macchina nera, coi vetri oscurati tipo le berline dei vip. L’auto ha accostato, lei ha infilato la testa dentro il finestrino che si abbassava, ha riso, ha aperto la portiera e quella vettura scura come l’inferno se l’è portata via».
«Strano» ho commentato. Alla polizia nessuno aveva detto niente in proposito: «Chi è il negoziante?». Mauro mi ha dato una manata ed è scoppiato a ridere sussultando come l’orso Yoghi: «Sai che non te lo direi mai, avvocato. Quanto alla polizia, diciamo che hanno obblighi, divieti, doveri che io non ho. Così risulto piacevole alla gente. Parlare con me è più gratificante che confessarsi con un prete…».
«E più economico che confidarsi a uno psicologo, me l’hai già detto» gli ho risposto. Mauro ha riso di nuovo, poi il suo cipiglio si è rifatto cupo come il temporale: «Il fatto è, avvocato, che quell’auto aveva una targa totalmente bianca, senza numeri o lettere, insomma. Il legame con il caso del geometra è proprio questo. La cugina della vittima aveva appuntamento con lei, la sera della scomparsa, fuori da un cinema. È arrivata e ha visto la signora Perlingioni che parlottava appoggiata coi gomiti al finestrino di una berlina nera. Poi l’ha vista entrare e filare via mentre lei si sbracciava per farsi riconoscere». «Perché non l’ha detto al marito e alla polizia, allora?»
«Beh… in questo caso, c’entra l’amore. Lei sa di una storia clandestina che la donna coltivava all’insaputa del geometra e ha temuto che riferire quel fatto potesse far emergere la relazione. Però, è un altro il punto.»
«Vale a dire?» gli ho chiesto, mentre una squadretta di pulcini entrava in campo, vociando, al seguito dell’allenatore e una calca di genitori abbarbicati alla recinzione se li mangiava con gli occhi per non vederli sparire, all’improvviso. Mauro ha tirato una boccata più decisa alla cicca e mi ha detto: «Non c’era nessuno dal lato del guidatore. Capisci?» E si è messo a ridere nervoso, voltandosi ripetutamente per controllare se il mondo continuava a esistere, alle sue spalle. «Mauro, calmati, nessuno ti vuole rapire e, soprattutto, nessuno ti segue, okay?»
«Okay, okay, io continuo a indagare e ti farò sapere, ah avrei bisogno di un piccolo fondo spese…»
«Certo, certo…» ho risposto, facendogli scivolare tre biglietti da cento fra le mani.

E così, qualcosa rimane ‘tra le pagine chiare e le pagine scure’ direbbe De Gregori. Insomma, dopotutto sono l’unico in Italia che ha qualcosa di concreto in mano su questa faccenda. Non mi risulta d’aver mai sentito, da giornali e tivù, neanche un accenno su macchine nere, per di più senza autista. Vabbè che questa ha tutta l’aria di essere la ciliegina schizofrenica di un depresso su una torta di contraddizioni, però è pur sempre qualcosa che somiglia a una pista. E ora che devo fare? Attendo news da Mauro e poi? Boh. In ufficio il lavoro è calato. Anche l’economia comincia a risentirne. La gente non spende. Forse fa provviste come quando scoppia una guerra. Una cosa è certa. L’atmosfera è cambiata, in giro tutti sono più guardinghi, meno disposti a fermarsi a parlare, si sente anche meno casino. È come se qualcuno avesse abbassato di qualche decibel il sottofondo rumoroso abituale della città. Ho riletto la prima pagina del diario, magari mi sono sbagliato. Forse non è una cosa che finirà tanto presto nel dimenticatoio e quest’estate non parleremo così spesso di calciomercato. Ora ci sono cumuli di nuvole viola all’orizzonte e promettono tempesta. La mia casa è immersa nella luce evanescente e cimiteriale del crepuscolo. Ai vetri delle finestre i primi pizzichii della pioggia battente. Il mio umore è della stessa tinta di quella porzione cinerea di cielo che incombe dall’angolo alto della porta a vetri del soggiorno. Non ho fame, stasera, né mi va di accendere la tivù per aggiornarmi sul solito count down dei dispersi. Proverò a dormire. Ah, un’ultima cosa. Oggi ho conosciuto una ragazza nuova. Bella, slanciata, appariscente senza volerlo, per così dire. Mi ha dedicato un’occhiata pulita e rivolto un pudico cenno della mano quando ci siamo incrociati giù nell’androne. Devo chiedere informazioni al portiere, mi ha fatto sentire bene. In un mondo in cui la gente tendenzialmente scompare, è stata un’apparizione confortante. Notte.


 
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