23 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Settembre

23 Settembre 2017


23 settembre 2017, l’alba

Sembra l’alba dei morti viventi. Il solito silenzio cosmico avvolge la città. Le prime avvisaglie d’autunno si sono portate via persino quelle piccole cose che ancora ci regalavano una labile parvenza di normalità. Tipo gli uccellini che cinguettano la mattina. Le rondini stanno già migrando verso lidi più caldi. L’ultimo stormo, in formazione triangolare, l’ho visto la settimana scorsa. I passerotti, le tortore, i piccioni, dal canto loro, si guardano bene dall’inaugurare la giornata come capitava fino all’altro ieri. È arrivato, di punto in bianco, un clima da novembre inoltrato che ha fatto piazza pulita dei rari momenti di serenità che riuscivo a strappare dai cieli azzurri di settembre.

Ora sono in terrazza con addosso un pile sgargiante comprato all’epoca in cui facevo ancora cose straordinariamente banali, come andare a sciare nei mesi invernali o fare trekking in alta quota nei rari weekend non soffocati dalle scartoffie. Adesso, questo maglione extralarge mi serve solo per non finire mezzo assiderato il primo giorno d’autunno del 2017 con un nugolo di pensieri tristi intorno al capo, appollaiati a testa in giù come pipistrelli. Stanotte ho dormito poco e male, nonostante abbia raddoppiato, all’insaputa di Nadia, le dosi del suo potente sonnifero. Quello che lei somministrava, dopo cena, a sua madre perché non fosse tormentata dai reumatismi. Lo so che non devo esagerare, che rischio di rendere inefficaci le proprietà sedative del farmaco oltre a finire dipendente dalla benzodiazepina come un tossico qualsiasi. Da stasera ricomincio con la dose solita. Poi c’è questo eczema che si diffonde piano piano, conquistando sempre nuove porzioni di pelle tipo un esercito di funghi voraci refrattari ad ogni trattamento. Le pomate, anche quella di arnica, pare non facciano nessun effetto sulla mia epidermide se non renderla ancora più slabbrata e granulosa. Per fortuna la faccia è stata risparmiata dall’assalto per cui, coprendomi un po’ più del necessario, riesco a evitare sguardi invadenti. Di chi poi, direte, visto che non c’è più nessuno da incontrare? Per esempio, di Monica. Da quando l’eruzione cutanea si è fatta più aggressiva non abbiamo più avuto modo di scambiarci effusioni, per cui lei non sa che effetto faccio quando sono nudo. Nadia, invece, sì e che mi ami davvero lo dimostra la noncuranza con cui mi si avvicina di notte, quando mi sorprende sveglio, per consolarmi con le sue sensuali diavolerie. Dice che non le faccio impressione, che sto diventando ipocondriaco, che è solo un funghetto per il quale basta trovare l’antidoto giusto e che, in ogni caso, non intacca ciò che lei trova attraente di me. Sarà, ma l’unica cosa che posso apprezzare di questo fastidioso disagio è che non c’è più il prurito. Per il resto, fortuna che viviamo in un mondo dove lavorare è rimasto un affare per pochi esaltati, perché altrimenti, professionalmente parlando, sarei rovinato. Il fatto è che continua a tornarmi in mente quell’ammonimento sibillino di Monica, quando mi ha suggerito che forse è solo una malattia psicosomatica dovuta alla mia incapacità di uscire dalla situazione sentimentalmente contorta e ipocrita in cui mi sono incastrato. Temo abbia tutte le ragioni del mondo. Il mio corpo sta semplicemente dando sfogo all’allergia emotiva che provo a contatto con la mia attuale compagna. Insomma, Nadia non la amo e questo l’ho sempre saputo, ma adesso la storia della convivenza coatta mi sta riuscendo insopportabile. Non ce la faccio più, mi dà noia, mi fa sentire falso con me stesso. Ancor peggio dover condividere il letto con una che vorresti avere già mollato, mentre poche stanze più in là dorme, da sola, la donna della tua vita. Mettiamola così: il mio fisico si sta facendo carico delle mie nevrosi e mi urla quotidianamente di piantarla con le recite.

Il problema è che ci sono due aspetti che rendono ancora più intollerabile la situazione. Il primo è l’attrazione bestiale, e dico bestiale non a caso perché è animalesca per davvero, che provo per Nadia. Sì, d’accordo, la caccerei seduta stante con la mano destra dal nostro maledetto talamo, ma solo per ripigliarla con quella sinistra e sfinirla di acrobazie finché il sonno non ci coglie. Il secondo è che sono un maledetto egoista che si masturba con queste fisse da ragazzino mentre succede quel che succede. Voglio dire, io so che lì fuori ci sono gruppi di persone che si stanno organizzando per resistere agli ultimi assalti dello spopolamento progressivo che affligge il pianeta. Radio End, che ancora riesce a mandare in onda le news con la voce roca del suo impagabile dj, fornisce ogni giorno resoconti di prima mano, in proposito. In molte città e paesi (ovunque, nel mondo) si stanno formando clan di sopravvissuti uniti da legami parentali o da relazioni affettive, o anche da pura e semplice convenienza , che vanno a vivere insieme, sotto lo stesso tetto. Magari in ville o in condomini o in appartamenti superspaziosi abbandonati a se stessi. Si stanno ricreando sodalizi tribali nel nome della sopravvivenza. Molti hanno riscoperto che, coalizzati, è più facile difendersi o, banalmente, meno difficile morire (o scomparire, il che è lo stesso). C’è chi lo fa per godersi in compagnia gli ultimi giorni prima dell’ineluttabile fine, che pare profilarsi all’orizzonte, chi per vendere cara la pelle, chi soltanto per darsi ai lussi e ai vizi più sfrenati all’insegna del carpe diem. Quale che sia la motivazione, la gente sta insieme con più voglia e più successo di quanto sia mai accaduto prima, nella storia della nostra civiltà. Io, invece, son qua a provar ripulsa per il fatto di dover condividere il mio appartamento con due esseri umani appena e, soprattutto, non avverto nessuna spinta a darmi da fare affinché il poco tempo rimasto abbia un significato. Non solo per me, ma anche per chi mi circonda. Neppure in una situazione estrema come questa desidero spendermi per quella che Sergio chiamerebbe comunità, o per quel poco che ne resta. Che razza di uomo sono, mio Dio?

Fra l’altro, anche il mio condominio comincia a somigliare sempre più a una comune. Perlingioni si è insediato proprio ieri nell’appartamento da duecento metri quadri al secondo piano (lo ha scelto con cura, ovviamente, il pescecane, dopo avermi chiesto di aiutarlo a scassinare l’uscio di tutti quelli deserti) e ha subito dato mostra di una socievolezza di cui non lo pensavo capace. Si è presentato a tutti quelli che vivono nel palazzo, Monica compresa. Si è offerto di aiutare Martini a sistemare le tapparelle del suo soggiorno, ha proposto a Jenny di pranzare insieme e l’oca giuliva (ci tornerò sopra) ha accettato, così so per certo che, domani, l'avvoltoio condividerà il pranzo con lei e con la mia amata. Il buffo è che Giulio, il portiere, che aveva preso l’abitudine di far colazione coi miei e col Martini, ha buttato lì l’idea di fare una tavolata allargata, qualche volta, così da degustare in compagnia i vini del ragionier Malotti. Quest’ultimo è uno degli scomparsi della prima ora. Era un noto sodale di Bacco e le bottiglie custodite nel cantinotto sotterraneo, sotto i garage, erano rinomate tra i vicini, per lo meno quanto la sua scarsa propensione a spartirle con il prossimo. Appena l’ha saputo, il Perlingioni ha lavorato di cesoie con il lucchetto della porticina dietro cui riposavano da decenni, nei loro loculi di legno pregiato, le migliori annate del ragioniere. Adesso, parola di Perli, sono tutte del condominio. Da lì è scaturita la trovata del portiere che, lo so già, verrà entusiasticamente sponsorizzata da Monica e, solo per impedirmi di partecipare in solitaria, anche da Nadia. Ne farei volentieri a meno, ma pare debba anch’io contribuire alle iniziative di questa bizzarra congrega di anime in attesa.

A parte gli scrupoli morali, c’è anche da dire che, stando alle voci non ufficiali che si rincorrono nell’etere (tramite le poche radio libere ancora attive tipo la mia cara End) o sul web, fare comunella rende più improbabile essere i prossimi destinatari della chiamata verso il nulla. Mi pare una leggenda metropolitana, anche perché la sento condire di citazioni evangeliche che  non mancano mai nella temperie millenaristica che stiamo affrontando. Riecheggia da più parti il celebre editto ‘quando due o più di voi si riuniranno nel mio nome’ eccetera eccetera. Sia come sia, quella di starsene da soli è l’unica cosa da evitarsi, a quanto pare. E, infatti, io, da idiota disinformato, mi trovo sul terrazzo a scrivere le mie riflessioni, abbandonato come un grano di pepe sulla crosta del mondo. Sono queste considerazioni, religiosamente ispirate, che mi hanno spinto a digitare un sms per Sergio. Il prete mi manca, mi teneva ancorato a una speranza che, nel mio cuore, si è spenta quella notte del girotondo di un pupazzo squartato nella casa del Fantini. Stavolta mi ha risposto, però. Proprio un attimo prima che accendessi il mio portatile: ho grosse novità, dobbiamo vederci. Non ho ancora dato conferma, ma lo farò presto. Ho voglia di confrontarmi con una mente lucida e acuta come la sua. Ne ho abbastanza di dialoghi coniugali. Ora vado, Nadia si è svegliata e, non trovandomi accanto, le è preso il panico.

 
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