23 Agosto 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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23 Agosto 2017


23 agosto 2017, mattina presto

Risveglio fastidioso, con la guancia destra bucherellata dai tasti del computer. Non poteva essere altrimenti visto che mi sono assopito con la faccia spalmata sulla tastiera, tipo bistecca. Ho dormito male, qualche sogno balordo, sprazzi di intuizioni incomplete e quel dannato prurito che non accenna a diminuire. Ho la bocca impastata di saliva e di umori cattivi. Vorrei farmi una doccia calda, scuotere Monica dal torpore, amoreggiare nel dormiveglia e poi andarmene con lei a spararmi una colazione come si deve alla Calesca con brioche calde al miele, pasticcini col liquore, biscotti di crema di pistacchio e un caffè più lungo del mio cattivo umore, cioè infinito. Vorrei, ma non posso. Non sono ancora le cinque, non voglio svegliare Mauro per poi averlo tra le palle per il resto del giorno, Monica probabilmente sta già pregando qualche divinità indù e la dispensa è drammaticamente vuota. Vabbè, per fortuna ieri prima di crollare ho salvato le ultime pagine. Nella notte il computer si è scaricato del tutto perché avevo dimenticato di inserire la presa nella corrente. Comunque, ecco il sunto delle rivelazioni di Fantini.

Quella famosa notte in cui è stato dimenticato dal suo accompagnatore, l’amico del Don si è infilato nella stanza del prefetto e la sua attenzione è stata subito attirata da un fascicolo di colore diverso rispetto a quelli ufficiali degli Uffici Territoriali del Governo. Una cartelletta beige senza intestazioni che sporgeva da un cassetto mal chiuso della scrivania. Fantini si è avvicinato con la sua sedia a rotelle che, però, non riusciva a far passare tra il muro e il mobile. Ha rischiato di restare incastrato in una posizione difficilmente giustificabile proprio nel momento in cui la segretaria che fa il turno di notte urlava all’usciere di fare un giro tra gli uffici per verificare se erano rimaste accese delle macchine. Ce l’ha fatta per un pelo, allungando all’inverosimile il braccio destro e rischiando di rovinare a terra steso come una pelle d’orso sul pavimento. Ha fatto retromarcia, è uscito dalla stanza e si è rifugiato nel bagno destinato ai diversamente abili, nel momento esatto in cui la guardia svoltava l’angolo del corridoio per iniziare la sua ispezione. Si è chiuso a chiave e ha aperto il faldoncino. C’erano diverse fotografie della città di notte, molte raffiguranti le berline nere. Poi, un ordine di servizio inviato tramite un account ultra riservato del Ministero dell’Interno avente come oggetto ‘Disposizioni urgenti per la gestione della crisi’ e la scritta in stampatello TOP TOP SECRET. Proprio così, due volte TOP. Dentro si faceva riferimento al dovere assoluto, per tutti i destinatari della mail, di prestare la massima collaborazione, anzi di mettersi a più completa disposizione delle ‘unità di verifica’ delle Nazioni Unite. Unità di verifica? Che cazzo sono? Se ve lo state chiedendo, siete in buona compagnia. Il giorno dopo, Fantini ha fatto una rapida ricerca sia su internet sia attraverso suoi propri canali, diciamo, confidenziali. Niente di niente. Nessuno sa dell’esistenza di queste ‘unità di verifica’. Probabilmente si tratta di squadre super segrete dell’ONU, anzi ve lo posso dare per certo. Infatti, nella stessa mail si spiegava che questi team specializzati hanno la funzione di coadiuvare i vari governi nella gestione delle prevedibili crisi che ciascun paese si troverà ad affrontare per effetto delle scomparse di massa in atto a livello mondiale. Il messaggio invitava, con zelante insistenza, i funzionari a non mettere in discussione gli ordini che fossero pervenuti dalla catena di comando che aveva il suo vertice nel Palazzo di vetro e i suoi terminali nelle macchinone scure. Ergo, alti ufficiali, prefetti e agenti di grado elevato delle diverse forze dell’ordine devono rassicurare i propri uomini, spiegare loro che ‘quelle’ auto ospitano gruppi ‘d’élite’ addestrati a fronteggiare problemi anche più gravi di quelli in atto e sono indispensabili per rafforzare il pattugliamento delle vie e il contenimento dei ‘costi sociali’ (proprio così) degli eventi in essere. Firmato: il Presidente del Consiglio.

Quindi, riassumendo. Le macchine nere ‘sono’ il problema, o quantomeno una sua manifestazione palese. La gente ci finisce dentro e scompare (vedi Agnese, vedi la moglie di Perlingioni). Chi non si perde nella centrifuga di quei pozzi senza fondo (e senza autista) si riduce come il mio caro detective. La polizia non le ferma, anzi ci collabora, notte dopo notte. Il nostro più alto rappresentante non solo non le teme, ma le promuove. Le care macchinette nere e i loro ignoti occupanti hanno il bollino blu dell’ONU pinzato da qualche parte sul loro deretano (adesso mi spiego il simboletto che avevo notato sulla targa bianca). Serve altro per avere la certezza che lassù qualcuno ci odia? Dio mio, cosa diavolo stanno preparando? L’hanno voluta e allestita questa apocalisse, oppure si limitano a indirizzarne gli sviluppi? Voglio dire, ora persino la cazzata delle scie chimiche o la teoria dell’arma segreta e del virus potrebbero acquisire un senso. Gli è scappato di mano qualcosa? Oppure, il che è peggio, stanno soltanto portando a termine un progetto? E di chi, poi? Chi è il burattinaio, posto che il nostro premier, con tutto il rispetto, più che arruffianarsi uno studio televisivo o l’uditorio di un congresso non sapeva fare?

C’è da impazzire, vero? Però, quando credevamo d’aver già sentito tutto, Fantini ha calato il poker d’assi. Ci ha guardato scuotendo il capo: «Quell’idiota di Leofreddi non ha solo lasciato la porta del suo ufficio aperta, non ha solo stampato una mail riservatissima che andava cancellata un secondo dopo la lettura, ha anche vergato di suo pugno un post-it che vi voglio mostrare». Si è infilato la mano nel taschino destro della tuta e ne ha tirato fuori uno scatolino di rame, lavorato finemente che fungeva da portasigarette. Lo ha aperto, ha estratto una multifilter leggera offrendocene una che abbiamo cortesemente rifiutato. Quindi, da sotto i cilindrini bianchi delle cicche ha estratto un foglietto e ce lo ha passato limitandosi a sussurrare: «Ammetto che non ci ho capito molto, ma mi ha fatto paura». Lo ha dato prima a Sergio che lo ha letto con espressione impassibile e poi me lo ha girato. C’era scritto: «Rendez vouz per i sopravvissuti: base aerea di San Gimignano. Due giorni prima dell’evento finale. Referente: Perling». Che dire? Non può essere Perlingioni, che cazzo c’entra con la Prefettura e con questo appuntamento da fine dei tempi? Avete ragione. Sto forse ammattendo. Però, dopo quella scritta c’era un numero di cellulare e non ho resistito neanche a questa tentazione. Sono andato a scorrere velocemente la rubrica del mio Blackberry per trovare il numero del geometra. Indovinate un po’? È proprio il suo.

 
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