22 Novembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Novembre

22 Novembre 2017


22 novembre, mezzogiorno

Ci stanno murando vivi. Siamo sul tetto terrazzato del condominio. Monica ha le mani aggrappate al corrimano del muricciolo. Persino da dove sono riesco a scorgerne i tendini tesi e le vene verdastre in rilievo. Scarica la tensione sulle sue dita affusolate e finirà per stritolare la sbarra color ruggine cui è avvinghiata. La vestaglia semitrasparente le copre appena gli indumenti intimi. Gliel’ho già detto che le verrà un accidente, ma è come in trance. Non mi sente oppure non vuole ascoltarmi. Mamma e Martini sono anche loro affacciati al muretto. Lui le tiene il braccio sinistro sulle spalle. Lei ha la chioma cotonata, impeccabile, appoggiata alla manica del suo giubbotto alla Top Gun. Perlingioni, invece, si è seduto vicino a me con la schiena aderente alla porta antincendio della casamatta che spunta come un fungo al centro del terrazzone. Non parla. Non guarda neppure dabbasso perché sa perfettamente cosa c’è da vedere. Del resto, fino a un attimo fa è rimasto a contemplare gli effetti di quest’altro step dell’escalation che ci sta logorando ormai da mesi.

Neanche io ho voglia di assistere alla scena madre che forse rappresenta l’ultima stazione della nostra via crucis. In attesa che anche noi ritardatari si venga asportati come una ciste dalla gobba di madre Terra. L’unica cosa che infastidisce sono tutti questi elicotteri grigi con i vetri oscurati che volteggiano da ore intorno al condominio. Sembrano tanti calabroni in calore bramosi di zompare sull’ape regina. Da uno di questi esce, ogni mezz’ora, la stessa nenia: «Per favore, rientrate nel palazzo, ripeto, per favore, rientrate nei vostri appartamenti. Il caseggiato sta per essere messo in totale sicurezza. Stiamo lavorando per voi. Ritiratevi dalla parte esposta del condominio. Ritornate alle vostre case. Sarete al sicuro. Ripeto. Solo lì sarete al sicuro». Noi ovviamente non ci schiodiamo da qui e, comunque, non lo faremo finché qualcuno non ci minaccerà con un raggio laser o con una scarica elettrica ad alto voltaggio. Abbiamo perfettamente capito la situazione e non intendiamo rinunciare alle ore (minuti?) d’aria che ci restano prima di essere sigillati come tonni o sarde in una scatoletta di cemento.

L’altra cosa che non vi ho ancora raccontato è che una smisurata schiera di auto nere ha oramai occupato ogni fottuto metro quadro della fottuta superficie stradale di ogni singola fottutissima via di questa fottutissima città. Per lo meno fino a dove lo sguardo riesce a spingersi. È una specie di tappeto ininterrotto di lamiere scintillanti, di un nero iperlucido. Ogni tanto, un dardo di luce solare scocca dalla cromatura di uno specchietto retrovisore o dal contorno levigato dei cerchi in lega. Ai concerti o alle finali di calcio, negli stadi super gremiti, quando gli spettatori fotografano spasmodicamente l’evento in un’esplosione di flash mi è capitato di vedere uno spettacolo del genere. E, in effetti, date le circostanze, c’è mai stato in questo pianeta un avvenimento più importante, cruciale, irripetibile di questo? L’impacchettamento degli ultimi rimasugli di umanità prima del gong che sancirà, finalmente, la conclusione della storia. Viste da quassù, tutte queste berline dal manto sinistro hanno un loro perché. Convergere, convergere, convergere. Non diceva così l’invito di canale unico e quello delle radio Ghost? Ecco, lo hanno fatto. Adesso cosa si aspettano da noi? A quanto pare, che ce ne rientriamo buoni buoni nelle nostre stalle dove verremo rifocillati e abbeverati per bene. Non mi butto giù solo perché Monica ha deciso di non farlo. Vaffanculo. Ho solo paura di impazzire di claustrofobia ritornando lì dentro, però meglio schizzato con lei che crepato da solo. Così resto qui e sorrido. Guglielmo mi ha chiesto perché sto ridendo e io gli ho risposto che dietro ogni crisi si cela un’opportunità altrettanto grande, quindi dovremmo festeggiare con spumante e pasticcini invece di starcene appesi al cielo come pensionati che, dall’alto, guardano gli scavi. Ha riso anche lui. In fondo, è la sua filosofia, sua e di Monica. E anche di mamma e Martini. Anche la mia, ma più per amore che per convinzione. Adesso, a dire il vero, li vedo un po’ vacillare nella loro irriducibile fede, ma magari è solo un’impressione. Magari sono solo spaventati dalla prospettiva di doversi calare nella nuova realtà che ci è stata cucita addosso e che impareremo ad ‘apprezzare’ tra un venti minuti, più o meno. Eh sì, perché i lavori procedono in fretta. Hanno iniziato l’opera stamattina con una tecnologia che non avevo mai visto utilizzare, prima d’ora.

Praticamente, spruzzano da questa sorta di cannoni montati sugli autoblindo e sugli elicotteri una sostanza in apparenza oleosa che inizia a colare sulla superficie colpita e, nel giro di qualche minuto, si solidifica ispessendosi e assumendo l’aspetto del ferro. Mi son chiesto subito come cazzo faremo a respirare visto che non c’è un solo centimetro dei primi due piani che non sia stato spalmato a dovere con questa misteriosa vernice. Poi l’ho capito. A intervalli regolari, di qualche metro, bucano il muro di metallo praticando un foro circolare del diametro di trenta centimetri. Lo fanno con una sciabolata di luce accecante che fuoriesce da un altro bocchettone collocato sui vari mezzi motorizzati e aerei che ronzano intorno al palazzo. Quindi, un braccio meccanico applica una griglia rotonda sui buchi somigliante ai chiusini dei fori di areazione che ogni cucina moderna deve avere contro le fughe di gas. Questo significa che lì dentro l’aria non sarà granché buona tra qualche giorno se pensano davvero di garantire il ricircolo con quelle ridicole feritoie.

Ora, Guglielmo ci sta passando un pacchetto di volantini recapitati in piccionaia da uno degli elicotteri d’assalto. Più o meno ripete il refrain della voce di cui vi parlavo prima. Aggiunge che è un’estrema misura di sicurezza contro le aggressioni che, anche negli ultimi giorni, hanno minacciato seriamente la sopravvivenza degli ultimi rappresentanti della specie umana, nei siti mondiali dove questa non ha ancora capitolato all’operazione ‘delete’. Il Perli mi ha ridetto che non dobbiamo perdere la speranza proprio adesso. Sarà, ma non mi torna il senso di tutto, ormai. So solo che il luogo dove ci troviamo riveste un’importanza capitale. È il motivo che mi sfugge. Forse perché ospita alcuni fra i pochissimi umani superstiti o abbiamo avuto semplicemente la sfiga di posare il culo sulla bocca in ebollizione di un vulcano? Ma se è così, se il pezzettino di crosta terrestre in questione ha una funzione cosmica, epocale, che non sappiamo cogliere, non bastava prenderci e spostarci un po’ più in là?

Adesso dobbiamo rientrare. Ecco, ora sono seduto sui gradini delle scale che conducono al casermotto. Abbiamo diligentemente obbedito agli ordini, tutti e cinque, e non è stato poi così difficile persuaderci. È bastato che Zeus scagliasse due o tre saette a qualche metro da noi. Meglio sottochiave che arrostiti, per il momento. Ora siamo tutti vicini ad ascoltare il rumore sordo di quel maledetto pongo che stanno applicando anche sul tetto per suturare la cupola del nostro mausoleo. Si sta gonfiando per bene. Qui dentro è buio pesto; non abbiamo ancora controllato se la luce elettrica funziona. Se penso che ho appena detto addio, forse per sempre, all’aria aperta, mi pento amaramente di avere scritto come un ossesso senza godermi le ultime boccate di libertà. Ora capisco meglio ciò che facevano Monica, mamma e Martini: respiravano in modo consapevole, e basta. Io ne ho avuto l’opportunità e l’ho persa. Fra l’altro, ormai il condominio è una fornace. L’impianto di riscaldamento è fuori controllo. Forse è anche per quello che Monica è uscita in vestaglia. Né io né lei né mamma né Emanuele sopportiamo più quest’afa micidiale. Ci cambiamo quattro o cinque volte al giorno e giriamo praticamente nudi per casa. L’unico che non sembra accorgersene è il Perli. Dovremo adattarci in fretta se vogliamo provare a sopravvivere un altro po’ in questo loculo.

 
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