22 Agosto 2017 ter - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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22 Agosto 2017 ter


22 agosto 2017 dodici e trenta

Era il postino che mi ha notificato una multa. C’è ancora chi riesce a elevare contravvenzioni per divieto di sosta, da non credere. Comunque, tornando a noi, capisco che ho tralasciato di raccontare tutto ciò che è successo prima che mi infilassi, insieme al mio amico prete, nello scantinato del palazzo. Praticamente, tornando dall’incontro con il suo parrocchiano paranoico, eravamo così infervorati a commentare ciò che ci aveva raccontato da non accorgerci della berlinetta nera che ci ha raggiunto da dietro. Quando abbiamo sentito il solito zszsssszzzzzss del finestrino elettrico, io ho provato di nuovo quella sensazione di piacevole nostalgia alla bocca dello stomaco, mentre il don è ammutolito. Gli ho detto di non avvicinarsi alla macchina che, nel frattempo, si era bloccata qualche metro alle nostre spalle. Quindi, ho sussurrato a Sergio di scappare, al mio via, e così abbiamo fatto.

Il conducente dell’auto ha sgommato con la rapidità e la cattiveria di un pilota professionista mentre imboccavamo una stradina secondaria del quartiere, ma ci ha detto male. Proprio in fondo c’era una pattuglia di carabinieri. Ci hanno visto e da cinquanta metri hanno intimato l’alt per poi sparare quattro colpi di avvertimento in aria. Sergio è scoppiato a piangere. Ho scoperto che i miei nervi sono più solidi di quanto pensassi. Certamente più di quelli del don. Il problema è che, subito dopo, son partite le prime raffiche ad altezza d’uomo. Abbiamo scavalcato il recinto di una villetta e ci siamo inoltrati attraverso i giardinetti delle bifamiliari e dei condomini attigui oltrepassando le cancellate di ferro e le siepi di leilandI come ostacolisti nati. In realtà, mi ha fatto più paura l’urlo disumano che si accavallava ai sibili delle pallottole uscendo dall’abitacolo della vettura nera che, nel frattempo, aveva raggiunto l’auto dei caramba: «Dovete prenderli vivi, maledette teste di cazzoooooooo».

Vi giuro che, per un istante, ho pensato fosse meglio soccombere sotto il tiro delle reclute che ci stavano vomitando addosso le loro cartucciere piuttosto che essere condotti al cospetto della donna (donna?) o, comunque, dell’essere che aveva emesso quell’editto tanto perentorio. Di colpo, gli spari sono cessati. Dietro di noi, solo l’ansimare degli agenti che si erano lanciati all’inseguimento e il fruscio dei cespugli sfondati e lo schianto dei recinti e delle reti divelte. Ci siamo ritrovati, all’improvviso, nel quartiere di Forcella, una specie di dormitorio per extracomunitari, balordi e poveri cristi. Lo conoscevo, un mio cliente ci viveva. E sapevo che ognuno di quei palazzi aveva una cantinola, nell’atrio d’ingresso, che era sempre aperta. Così come i portoni dell’entrata principale, le cui serrature erano ormai sventrate dai troppi tentativi di scasso. Ci siamo fiondati dentro uno dei primi. Il resto della storia lo conoscete. Quel che ancora non vi ho detto è ciò che ci ha rivelato l’amico del Don.

 
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