22 Agosto 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

Vai ai contenuti

Menu principale:

Agosto

22 Agosto 2017


22 agosto 2017, ore 4:40

Non so da dove cominciare. Anche perché non so se quella che state leggendo sarà la mia ultima pagina o se me ne saranno concesse delle altre. Siamo stati dal parrocchiano e di questo vi riferirò se sopravvivo. Ora c’è un’altra emergenza. Mi trovo in uno scantinato, una specie di deposito di biciclette condominiale. Sergio mi sta sbraitando addosso, implorandomi di chiudere il laptop che ormai mi porto sempre dietro. Secondo lui è il faro nella notte che ci farà scoprire. Non me ne frega un tubo. Io continuo anche perché voglio che resti traccia di ciò che ho saputo e visto stanotte. Se anche dovessero entrare in questo sotterraneo, riuscirò almeno a postare con la chiavetta per internet il contenuto di queste pagine alla mia corrispondente. Qualcuno alla fine saprà. Sergio continua a imprecare sottovoce. Non pensavo che un parroco potesse vantare un repertorio tanto pittoresco di volgarità. Ora si sta affannando a tirare il nastro da pacchi lungo il perimetro della finestrella del seminterrato che dà sul giardino. Cerca di far aderire un lembo di plastica nera, di quella usata per i sacchettoni delle immondizie, alla stecca di laminato che contorna il quadrato di cinquanta centimetri per lato da cui spiove la luce dei lampioni. È impossibile, secondo me, che il mio computerino sia visibile dall’esterno. E se anche fosse? Perché dovrebbero entrare? Siamo pur sempre dentro un caseggiato, mica violiamo il coprifuoco.

Peccato non possiate sentirlo. Mi sta dando del coglione, a bassissima voce, perché non considero che noi siamo dei ‘fuggitivi’, abbiamo violato un posto di blocco e lì fuori c’è qualcuno che ci vuole morti. Ha ragione. E per quanto vi assicuri che me la sto facendo sotto per la paura, non riesco a smettere di scrivere e neppure a rallentare il flusso di piscio che mi sta inzuppando i calzoni. Forse mi aiuta a restare concentrato, ma non di certo a tamponare i fiotti di ironia suicida che continuano ad affliggermi. Adesso Sergio si è calmato. Qui dentro è tutto molto, molto buio. Il frammento di sacco da pattume con cui il don ha sigillato l’unico pertugio di questa cantina satura di muffa sta facendo in maniera egregia il suo lavoro. Non lo vedo più adesso. Credo stia dalla parte opposta della stanza. È terrorizzato. Ora lo sento biascicare in maniera ossessiva una litania di avemarie. Lo invidio per la sua fede. Potessi avere un girocollo di grani con una croce per coltivarci sopra un rosario lo farei. Adesso, il respiro di Sergio si è fatto meno affannoso ed è un bene perché là fuori si sta fermando più di qualche automezzo. Ho sentito inchiodare le gomme di una moto e, se devo essere sincero, mi è parso di avvertire anche l’inconfondibile suono dei finestrini di una berlina nera. Prendetemi col beneficio d’inventario. Il mio portatile ha un pregio: i suoi tasti son più silenziosi dei pneumatici delle macchine scure. DEVO continuare a scrivere per non crollare e mettermi a urlare come un demente. Sergio non lo sento più nemmeno respirare. Fuori, il rumore del cancelletto esterno del condominio che cigola sui cardini. Ordini sibilati a mezza voce. Non riesco, ovviamente, a decifrare le parole, ma lo scalpiccio di passi sul ghiaino è quello di anfibi in avvicinamento.

Ora, casino nell’atrio. Porte che si aprono, gente che grida. Credo si sia formato un assembramento di condomini nell’andito che precede il vano scale. Adesso riesco a comprendere le parole. Quello che probabilmente è l’ufficiale in capo degli agenti sta dicendo ai presenti che forse qualcuno di pericoloso è penetrato nottetempo nell’edificio e che devono perquisire gli appartamenti. Proteste. Parolacce. Scarpe che pestano senza riguardo sui gradini. La perquisizione è in atto. È inevitabile che ci beccheranno. Abbiamo una sola possibilità.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu