21 Settembre 2017 bis - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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21 Settembre 2017 bis


21 settembre 2017, ore 23:30

Ho dovuto interrompere per motivi di forza maggiore. Mauro si è sentito male, ha vomitato l’anima sul tappeto di finta pelliccia che staziona ai piedi del suo letto. Vi lascio immaginare la deliziosa esperienza di sfilare i pezzettini più grossi dai peli bianco-bruni del tessuto cercando di non svenire per l’irrespirabile, acidula fragranza di succhi gastrici che ha impestato la casa. Io ovviamente lo avrei gettato, il tappeto, ma Nadia non ha voluto sentire ragioni. Sa, non so come, che è un regalo dei miei di quando ero dodicenne e le è sembrata un’eresia buttarlo nella pattumiera senza un minimo di riguardo per la memoria, per i ricordi, per gli affetti di quando ero piccolo (e non c’erano femmine zelanti tra i piedi che mi obbligassero a pettinare uno scendiletto per ripulirlo dai rigurgiti di un bambinone). Il problema è che Perlingioni le dava pure ragione e argomentava, col suo tono professorale, che era veramente un peccato rinunciare a un frammento della propria storia per una banale indigestione. Venisse lui a lisciarsi quella specie di copricapo indiano, razza di stronzo.

In realtà, il vero problema è Perlingioni, come ben presto capirete. Adesso il tappeto peloso è fuori in terrazza impiccato allo stendino che gocciola sul pavimento una singolare mistura di detersivo e residui intestinali. Invece, il buon geometra sta russando (Dio quanto russa!) nella camera a fianco della mia, o meglio, della nostra. Io ho appena finito di discutere (litigare) sottovoce con Nadia, esercizio in cui lei eccelle, mentre il sottoscritto è penalizzato dal non poter urlare come un qualsiasi esemplare di maschio adulto che si rispetti (e si faccia rispettare). L’argomento del contendere era proprio la richiesta del mio cliente, quella che mi ha formulato dopo avermi intontito di parole in casa del Martini e che può riassumersi, alle corte, come segue. Sua moglie la dà per persa, della pratica assicurativa non gli frega più una mazza, anche perché ha capito che, entro breve, probabilmente non ci sarà più una controparte con cui prendersela né un giudice al quale domandare giustizia. Nella sua villa in centro storico ci vive di merda, da solo, senza amici (ma che strano!). Soprattutto, senza calore umano, comprensione, dialogo. Avete capito la solfa, no? Più o meno la stessa esigenza emotiva che ha spinto Martini a domandarmi di accasare i miei da lui e me a insistere coi due vecchi perché venissero a conviverci insieme. Solo che nel caso del padre di Beatrice non sento la puzza di vomito (metaforica, d’accordo) che avverto a contatto con il geometra. Non mi suona sincero, ecco. Fra l’altro, resta ancora in sospeso la questione del suo numero di cellulare su quel famoso post-it trovato da Fantini, in cui lo si indicava come referente per i sopravvissuti convocati alla base di San Gimignano. E poi perché proprio nel mio condominio? Perché me? Ah già, la risposta è facile, mi ha rimproverato Nadia. Lui non ha nessuno, a parte parenti assenti, moglie prematuramente scomparsa, conoscenti sconosciuti e un solo lontanissimo legame che lo sollecita dalle brume del suo passato, cioè me. La mia compagna è davvero convinta che io e lui ci siamo incontrati in qualche altro posto, in qualche altra età o in qualche altra vita e alla mia logica obiezione (perché diavolo non mi rivela chi è, allora, tesoro?), lei risponde serafica che, probabilmente, lo fa per il mio bene, perché non sono ancora pronto o, magari, perché c’è un trauma di cui è stato testimone e che non vuole rivangare fintantoché io non me lo faccio tornare in mente. Sarà. Intanto, però, qualcuno mi spiega perché avverto questa sorta di fisica repulsione per quell’uomo? E perché a Mauro, che non lo ha mai visto prima, ha procurato il voltastomaco anche solo la sua presenza nella nostra casa? Questa è una deduzione ‘tipicamente forense’ secondo Nadia, espressione che, al netto del rispetto che ancora ritiene di dovere al suo fidanzato, significa, più o meno, una stronzata da azzeccagarbugli figlio di… Su questo punto abbiamo sbraitato a bassa voce almeno cinque minuti, mentre il Perlingioni grugniva come un facocero e Mauro gemeva ad ogni sospiro col fischio che uscisse dalle narici del geometra.

Eppure, di una cosa sono certo. D’accordo, non sarà razionale e logico, son pure disposto ad ammettere che sto saltando alle conclusioni nel tipico modo uterino con cui certe colleghe affrontano le udienze, però… però nulla mi toglie dalla testa che è stato Perlingioni a scatenare quell’iradiddio che ha messo sottosopra il mio amico detective. È successo tutto quando Mauro è rientrato dal pomeriggio passato giù in cortile a giocare con Phantomas e dal pasto serale a casa dei miei. Il geometra stava aiutando Nadia a sciacquare i piatti. Dopo essersi autoinvitato a cena da me, alla fine del nostro incontro pomeridiano, si era infatti anche galantemente offerto di aiutare la mia metà in quelle noiosissime incombenze domestiche che vanno dallo sparecchiare la tavola al pigiare il tasto play della lavastoviglie. Lui cantava, storpiandoli, i successi italiani di quando c’erano le rotonde sul mare, io scrivevo sul portatile e, d’un tratto, abbiamo sentito una chiave infilarsi nella toppa della serratura ed è apparso Mauro col cane a tracolla. È stato un lampo. Perlingioni si è girato (si era già tolto quell’assurda parrucca da Gullit, ma indossava ancora la divisa da rapper) e ha guardato Mauro. Il detective ha lasciato cadere il cane (che ha guaito infilandosi sotto il mobile a specchio dell’ingresso) ed è rimasto come ipnotizzato con le braccia a forma di salsiccia penzoloni lungo i fianchi. Poi è sbiancato, è crollato sulle ginocchia e si è trascinato gattoni in camera sua. Io e Nadia ci siamo lanciati dietro di lui, temendo il peggio, ma non abbiamo potuto evitare lo tsunami di vomito che ha investito il tappeto di peli. Per Nadia si è trattato di una semplice coincidenza, per me di un rapporto ineluttabile di causa-effetto e, forse, persino Hume mi darebbe ragione. Perlingioni fa senso, punto. Un cuore fanciullo (e uno stomaco debole) come quello di Mauro hanno reagito come dovevano. Comunque, alla resa dei conti, una mezza vittoria l’ho ottenuta. Non abiterà qui da noi, a parte l’eccezione di stanotte. Ho convinto Nadia che  l’idea migliore se l’era fatta venire proprio il geometra per quanto l’avessimo sulle prime scartata, per perplessità giuridiche che, a ben vedere, non hanno ragion d’essere. Lui ha proposto di prendersi un appartamento qualunque di quelli liberi nel condominio. Avete capito bene. Vuole occupare abusivamente dei locali e mi ha chiesto se potevo mettere una buona parola con l’amministratore. In fondo, ha sottolineato, si tratta di spazi che non sono più utilizzati da settimane, se non da mesi. Per quanto ne sappiamo ora, nessuno si presenterà più a reclamarli e, se mai dovesse accadere, lui sarebbe il primo a riconsegnare le chiavi di casa al legittimo proprietario rientrante.

All’inizio avevo opposto un no categorico. Ci mancava solo che mi rendessi complice di un reato. Poi, però, la notte passata in bianco a palleggiarmi risentimenti con Nadia, mi ha convinto. Glielo dirò quando si sveglia. Chissenefrega. In effetti, ormai nel condominio siamo rimasti veramente pochi: io, Nadia e Mauro che viviamo al terzo piano, Giulio, il portiere che sta in uno di quelli al primo, i miei e Martini che convivono in quello di fianco al mio, Monica che occupa quello accanto al portiere insieme alla sua cara Jenny (altra novità dell’ultim’ora, l’amica del cuore della mia amata che si è insediata, per paura e solitudine, nel nido che vorrei scaldare io). In definitiva, su dodici appartamenti, solo quattro sono ancora abitati per un totale di nove sopravvissuti che non sanno se vedranno l’alba. ‘Che sarà mai un uomo in più, mica lo dobbiamo sfamare noi, ma almeno gli possiamo offrire un minimo di conforto e umanità’. Queste sono state le ultime parole di Nadia prima di addormentarsi al mio fianco. Così sia, allora. Tra poche ore, terminata la colazione, che ovviamente il geometra non mancherà di scroccarmi, mi farò aiutare da Giulio a scardinare una porta e a consentire al furbo Perli di insediarsi nella casa. Ormai sto diventando una calamita per le calamità.

 
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