21 Giugno 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Giugno

21 Giugno 2017


ore 2:00

Nadia se n’è appena andata. Stasera, tutto sommato, ci siamo anche divertiti sia durante la cena (devo segnarmi il nome del locale perché fanno il pesce fresco da Dio senza spennarti) sia dopo. Diciamo che abbiamo appena finito con i tempi supplementari. Ovviamente, ogni volta che provavo a riportare il discorso sulla questione dei sequestri, delle scomparse, di quell’accidente che sono insomma, lei sbuffava. Ci ho provato pure a letto ed è stato anche peggio. Si è alzata di scatto, si è reinfilata mutandine e reggiseno e mi ha detto: «Tu la devi smettere di ossessionarmi con questo fatto. Ormai con te o si parla dei fantasmi o ci si annoia. E io, francamente, mi sono rotta le palle». Poi è corsa in bagno, si è rivestita malamente con la camiciola mezza fuori dalla minigonna e i capelli in disordine (però devo ammetterlo, è ancora più bella quando non è tirata) e mi ha salutato con un risentito ‘ci si vede’. La mia parte maschile, comunque, non è poi così turbata. L’idea di dividere il mio letto, che pure è a due piazze e mezzo, per motivi diversi dai miei preferiti, non mi entusiasma. Nadia non è la donna della mia vita, non lo è mai stata e non ne ha neppure le caratteristiche. Però è uno schianto e finché non mi scarica, me la tengo così com’è. In ogni caso, il giro del sonno l’ho perso, quindi riattacco da dove eravamo rimasti.

L’incarico del padre di Beatrice: per ora non ho fatto granché, anzi, a essere sinceri, nulla. In compenso, quella stessa mattina, quando ero entrato in studio con le due ore di ritardo che sapete e gli umori dei colleghi che stagnavano come foschia nella mia stanza, avevo trovato quel cliente comprensivo (fossero tutti così) che vi dicevo. È un uomo di mezz’età, Geom. Perlingioni Guglielmo. Anonimo, calzoni di fustagno grigi senza pretese, camicia da grande magazzino, giacca di tweed e scarpe (io guardo sempre le scarpe a un uomo, è una fissa) tipo mocassini fuori moda di due diverse tinte di marrone con i laccetti in cuoio che si rincorrono lungo i bordi esterni entrando e uscendo da minuscole asole di metallo. L’ho fatto accomodare studiandolo in volto: un ovale dall’incarnato evanescente, la pelata, un paio d’occhialini in osso maculato dalle lenti spesse, pochi peli a fargli da chierica intorno alle orecchie e una bocca dalle labbra grosse e carnose spalmata come una bistecca sulle guance glabre da chierichetto. Se devo giudicare d’istinto non mi ha suscitato repulsione, ma neppure simpatia. Diciamo una specie di immediato senso d’allerta, come quando entri in un posto e il sesto senso ti suggerisce di andartene via. Il tipo mi ha detto che era lì per una polizza ‘caso morte’. Gli ho fatto le condoglianze chiedendo chi fosse il parente passato a miglior vita. Lui ha scosso la testa con l’aria di chi è stato frainteso e mi ha risposto che non si trattava di una morte, ma di una delle scomparse inspiegabili di cui parlano giornali e televisioni. In breve, sua moglie, una bella donna se devo giudicare dalle foto che mi ha esibito, non si è più fatta viva dal mese scorso. Solita trafila. Lui ha denunciato il fatto alle autorità che gli hanno detto che faranno il possibile per capirci qualcosa, ma ad oggi non lo hanno ancora richiamato. Gli ho suggerito di non farsi troppe illusioni, ma lui mi ha subito tranquillizzato. Non era lì per questo, solo per la polizza. Gli pare ingiusto che l’assicurazione non voglia liquidargli il massimale previsto dal contratto quando è del tutto evidente («Me l’ha appena confermato anche lei, vero, avvocato?») che la moglie non farà ritorno in questa dimensione. Ha detto proprio così: “in questa dimensione” e la cosa mi ha infastidito quanto la grattata di un’unghia sulla superficie di una lavagna. Come cazzo si esprime? Non stiamo mica parlando della guerra dei mondi, voglio dire… Gli ho spiegato che l’assicurazione, dal suo punto di vista, non ha tutti i torti: se non c’è la prova della morte, contrattualmente non è tenuta a dar corso ad alcuna liquidazione. A meno che non si avvii una dichiarazione di morte presunta, procedura dai costi e dai tempi non irrilevanti, per non dire biblici. A quel punto, ha voluto sapere tutto su questa possibilità e, alla fine, mi ha dato l’incarico. Trovare, ad ogni costo, le prove che la moglie è morta. In subordine, se ciò (com’è presumibile) non fosse possibile, faremo il punto della situazione e valuteremo il da farsi.

Poi, come se tutto ciò che vi era da dirsi fosse stato detto e il suo repertorio sociale non prevedesse i classici formalismi di commiato, si è alzato, mi ha dato la mano e mi ha chiesto a chi doveva pagare e quanto. Così facendo mi ha strappato l’unico moto di simpatia nei suoi confronti. In fondo sgancia, mi sono detto. L’ho pregato di sottoscrivere i mandati e i moduli privacy e sono rimasto impalato in poltrona riflettendo sulle bizzarrie della sorte: in una sola mattina due incarichi che riguardano le scomparse che mi turbano tanto. Mi sa che da oggi avrò un buon motivo per giustificarmi con quelli che si rifiuteranno di far conversazione con me su questo punto.


 
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