20 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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20 Settembre 2017


20 settembre 2017, primo pomeriggio

Sono al parco con Phantomas e Mauro. Mentre loro due si accapigliano sul prato io posso starmene sulla panchina a scrivere in santa pace. Una gran bella notizia, per il sottoscritto, è che il dio del sonno mi ha riaccolto fra le sue braccia. Ieri sera ho litigato di brutto con Nadia che mi minacciava, addirittura, di farmi ricoverare al nosocomio cittadino se non mi fossi deciso a prendere il sonnifero che intendeva somministrarmi. Sembrava una delle scene iniziali di Matrix quando Morpheus (sarà per via del nome del personaggio che mi è tornato in mente il film?) dice a Neo: allora, vuoi la pillola blu o la pillola rossa? A te la scelta. La mia donna mi fronteggiava coi palmi aperti; su quello sinistro aveva una capsulina argentea bordata di rosso, sull’altro un dischetto bianco e polveroso con incisa la marca della casa farmaceutica. Mi lasciava la libertà di decidere con quale corda impiccarmi, insomma. Le tecniche che si usano coi mocciosi di quattro anni, diciamo. Al che ho colpito con un manrovescio le sue braccia protese facendo piroettare nell’aria, destinazione chissà quale interstizio della cucina, le due pastigliette. Non l’avessi mai fatto. Lei mi ha urlato che ero un irresponsabile, che sarei impazzito. Io le rispondevo che lei matta lo era già da un pezzo e che li desse a quell’idiota di suo figlio, gli psicofarmaci. Ho strillato guardando Mauro che, in quel momento, si era appena affacciato all’uscio balbettando qualcosa del tipo: ‘posso prendere un pavesino?’. Nadia, che gli si è affezionata parecchio (e io so che sta appagando un suo latente e ancestrale istinto materno) si è sentita ferita nel vedersi rinfacciare quel legame così poco convenzionale. Mi ha tirato dietro un piatto che ho schivato di un niente e che è andato a infrangersi sulle piastrelle, già sbrecciate, sopra il lavello. Poi ha preso Mauro per mano ed è uscita sbattendo la porta con la stessa forza con cui avrebbe voluto, probabilmente, strangolarmi.

Di lì a un paio d’ore è rientrata, ha messo a nanna il ‘ragazzo’ ed è tornata da me con intenzioni per niente bellicose, anzi con chiari propositi di riconciliazione. Ci è riuscita, anche perché era difficile dirle di no per come mi si è presentata dinnanzi. Con la vestaglia aperta sul davanti e sotto nient’altro che il suo corpo umido di doccia e desideroso di fare la pace. Non ci siamo neppure chiesti scusa, forse era implicito, forse siamo abbastanza intelligenti e ‘ruvidi’ da riuscire a perdonarci reciprocamente le nostre indelicatezze senza doverlo esplicitare. Una volta si diceva che amore vuol dire non dover dire mai ‘mi dispiace’, mi pare, e noi questa massima sappiamo applicarla alla perfezione. Il fatto è che non mi ricordavo di avere a che fare con una donna per quanto i miei sensi ce la mettessero tutto per rammentarmelo. Quando mi sono trovato accasciato sul divano abbattuto dall’uragano in cui lei sa tramutarsi quando decide di fare sesso per ottenere qualcosa, ha portato sul tavolinetto del salotto due tazze di tè alla pesca, fumante. Le abbiamo bevute insieme come due ragazzini, con gli occhioni di entrambi che sporgevano dal bordo delle scodelle, scambiandosi sguardi maliziosi, mentre scolavamo il contenuto rosso bordeaux della bevanda calda. Morale: mi sono svegliato, dopo tredici ore, disteso sul divano con Phantomas che mi leccava gli alluci dei piedi e il rumore di un qualche combattimento alieno che si diffondeva dalle casse del videogioco di Mauro. Nadia stava stirando girata di spalle, con il suo culo rotondo e regale che ondeggiava quando si voltava per afferrare una camicia dal cesto. Si è voltata quando mi ha sentito sbadigliare e mi ha sussurrato ‘ben svegliato amore’. Mi è bastato mezzo secondo per capire che, nel mio stomaco, insieme al the alla pesca era finita anche una delle due pilloline che avevo rifiutato, o addirittura entrambe. Comunque, poco male. Anzi, meglio così. Evviva la naturale predisposizione femminile per l’inganno a fin di bene. Se Nadia non l’avesse fatto, non mi sarei mai convinto della necessità di ricorrere a un ‘coadiuvante’ per prendere sonno. Forse lo farò ancora, anzi sempre. Se l’effetto è quello di piombare in uno stato di catalessi, lontano da qualunque sia pur flebile parvenza di esperienza onirica, allora fa per me. Non morirò né impazzirò per colpa dell’insonnia.

Adesso ha cominciato a tirare un’arietta fastidiosa e io e Mauro siamo usciti in tenuta da spiaggia. Lui l’ha già notato e mi ha chiesto se possiamo rientrare. All’orizzonte si profila un reggimento di nuvoloni scuri che promettono burrasca. È impressionante come la giornata semiestiva di pochi minuti fa si stia trasformando in una specie di tetro e tempestoso crepuscolo. Però, prima di rientrare voglio aggiungere qualcosa. Uscendo di casa, Martini mi ha fermato proprio all’altezza del portone di ingresso. Portava a spasso mio padre con la carrozzina (gli fa fare quattro giri del palazzo due volte al giorno) e mi ha detto che c’è un tizio che lo ha contattato e che desidera vedermi. Pare che l’abbia chiamato al telefono di casa per chiedergli se io abitavo ancora nel solito condominio e se, per caso, mi conosceva. Lui ovviamente ha risposto di sì e che poteva tranquillamente fare da tramite se lo sconosciuto desiderava incontrarmi. Io ho guardato storto Martini, senza pietà. Possibile, mi dicevo, che in quel cervello obnubilato da un trauma, per quanto grande, non sia rimasta una scintilla di buon senso? Perché devi prestarti a far da ponte tra me e un tizio che manco conosco, che non si è neppure presentato e che, per quanto ne so, potrebbe benissimo essere il maniaco che mi ha inseguito sull’argine o il gengivone che mi ha minacciato al bar Flipper? Alla fine, però, ho concluso che sono ragionamenti oziosi. Martini non sapeva nulla delle mie vicissitudini più o meno recenti. È stato, semplicemente, gentile, tutto qua; pensava di farmi un favore. Inoltre, per quanto poco possa consolarmi il pensiero, se vogliono spaventarmi, torturarmi, farmi sparire non hanno certo bisogno di intermediari come il badante dei miei genitori. Ergo? Ergo l’appuntamento è fissato per domani alle 17:00, a casa di Martini.

 
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