20 Giugno 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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20 Giugno 2017


Lo so, sono tre giorni che non scrivo un rigo, ma non è solo colpa mia. Il fatto è che da quando è scomparsa Beatrice gli eventi hanno subito un’accelerazione inaspettata. Mi sono trovato dentro una centrifuga di fatti, incontri, circostanze, misteri che a malapena mi hanno dato tempo e forza per lasciarmi cadere sul letto sempre dopo mezzanotte e iniziare a dormire cinque secondi più tardi. Cercherò di riordinare gli eventi a beneficio di chi ama la sintesi e detesta le tirate logorroiche e i voli pindarici cui a volte indulgo.

Intanto, la mattina successiva, la sveglia non ha suonato o forse non l’ho sentita. Mi ha strappato dalle lenzuola il suono sordo del campanello pigiato con insistenza da qualcuno che, evidentemente, sapeva che ero in casa. Del resto, la mia Bmw parcheggiata nel vialetto con dentro le borse da lavoro parlava chiaro. Svegliandomi ho visto che il proiettore digitale a muro tracciava, col suo inchiostro laser rosso sangue, un gigantesco numero sul soffitto: 10:20. Peggio di una condanna senza condizionale… Avevo dato buca, in fila indiana: a) al mio socio (ore 8:30 cappuccino al bar Nenè per chiarirci sulle ultime – ultime? – incomprensioni); b) al ragazzino del pony express (ore 9:00 ritiro concordato del fascicolo di iscrizione a ruolo di una causa che doveva essere tassativamente depositato il giorno dopo – il giorno dopo? – a Vercelli); c) al giudice e al cliente del processo Lovati-Stampaflex (ore 9:30 udienza di escussione testimoni; potevo solo sperare che la mia comprensiva – comprensiva? – collega si fosse precipitata in Tribunale a sostituirmi); d) al cliente delle 10:30 (seconda volta che lo bidono). Beh, adesso posso anche farvi sapere che il socio è ancora incazzato con me e non riesco a dolermene, che il pacco è comunque arrivato a destinazione, che la collega mi ha dato del disorganizzato patologico e mi ha pure mandato affanculo, ma che il cliente, come presto scoprirete, è tornato.

È stato l’unico a non manifestare il benché minimo segno di irritazione: «Avvocato, non si preoccupi, la capisco, i professionisti non sono macchinette al soldo di un padrone come i burocrati di un ufficio paghe. Lei poi dev’essere super impegnato col tipo di lavoro che fa; a maggior ragione se è bravo come mi dicono». Ho rinunciato a chiedergli chi fosse la sua fonte per paura si trattasse di un salamelecco inventato. Comunque, tornando a quando ho visto l’ora sul soffitto che mi impiccava a una sequela orribile di problemi da risolvere, l’umore mi è sceso sui calcagni e da lì è precipitato sotto le suole delle ciabatte quando… ho aperto la porta, ancora mezzo addormentato, e ho visto il signor Martini che mi fissava con le pupille allucinate. Era come se una ragnatela di venuzze rosse le avesse intrappolate, immobili, al centro del bulbo oculare. Le borse grigio topo sotto gli occhi mi confermavano che aveva passato la notte insonne. Per farla breve, l’ho invitato a entrare. Gli ho preparato una tazza doppia di quello forte, nero, arabico. Lo ha trangugiato ed è scoppiato a piangere, inconsolabilmente. Ora, tendo a essere una persona molto razionale, poco incline alle fumisterie sentimentali e credo di avere un quoziente di intelligenza emotiva (come la chiamano adesso) pericolosamente sotto la media. Non sapevo che accidenti fare: abbracciarlo, distrarlo, farlo sfogare, dire frasi di circostanza. Ci ha pensato lui a togliermi dall’imbarazzo. Si è asciugato la goccia dal naso, mi ha guardato con fare implorante e mi ha chiesto di occuparmi di sua figlia, nel senso di fare indagini per rintracciarla: «Avvocato, non ho granché da darle come compenso, ma le giuro che appena finita questa storia, saprò trovare il modo di sdebitarmi. Il fatto è che io e mia moglie facciamo vita ritirata, come sa, non ci fidiamo della polizia, soprattutto in tempi come questi in cui il nostro caso rischia di confondersi con mille altri. Conosciamo solo lei che sia in grado di assumere quest’incarico». Lo so che avrei dovuto rifiutarmi. Non è il mio campo, faccio penale solo se mi tocca e poi per il compito che voleva affidarmi andava molto meglio un investigatore. Ho provato ad abbozzare qualche scusa, ma mi è venuta male e non me la sono sentita di negargli una mano. È un uomo distrutto. È ucciso dai sensi di colpa perché la bimba è scappata di mano alla madre per correre a mostrargli un regalo e perché quella sera la moglie gli aveva chiesto di passarle a prendere al discount, visti i tempi, ma lui aveva da guardarsi la rubrica di revival del calcio anni 90 sulla pay tivù. Quanto al compenso, so già che non vedrò un soldo, ma qualcosa mi dice che i denari presto, molto presto, saranno l’ultimo dei problemi. Così l’ho accomiatato premurandomi di ricordargli che sarò io a cercarlo in caso di necessità.

Non vorrei cadere nel cliché classico, nell’equazione di scuola (come la definisce Ric): ‘cliente infruttifero-grandissimo rompicoglioni’. Nel suo caso, sarei anche disposto a comprenderlo, ma è una cosa che non sopporto quella di chi ti telefona ogni due per tre per domandarti se ci sono novità. Suonano alla porta. Mi sa che è Nadia. Le ho promesso che stasera, inculoalmondo, ce ne andiamo a mangiare pesce in Riviera. Non che ne abbia voglia, di mangiare pesce intendo. Fra l’altro, lei ama il sushi, io adoro le costine, ma siccome al ritorno è facile che ci scappi qualcosa sul divano e di quel divertimento non mi sono ancora stancato del tutto, io stacco qui.


 
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