2 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Settembre

2 Settembre 2017


2 settembre 2017, primo pomeriggio

Sono al parco, con Nadia e Mauro. Il detective sta giocando con un cucciolo abbandonato di golden retriver dal pelo fulvo e folto. Mi ha già chiesto dieci volte se possiamo tenerlo. Mio Dio, ci mancava il cane per una famiglia perfetta! Se penso che fino a quattro mesi fa facevo uno dei mestieri più invidiati del mondo, ero un single con fissa dimora con tutto ciò che serve per spassarsela alla grande: soldi, fisico, status sociale, conoscenze, belle figliole a rotazione... Potevo volere di meglio? No, ovviamente. Adesso mi ritrovo seduto sulla panchina di un parchetto giochi con un ‘figlio’ che non ho messo al mondo e che pesa il doppio di me e consuma mezzo frigo in un giorno, una ‘moglie’ che non ho mai sposato e che già detta le regole della MIA casa e, ora, un cane che non ho comprato e che avrà bisogno di pisciare almeno due volte a sera e altrettante al mattino. La cosa buffa è che questo non è neppure il lato peggiore della faccenda, ma se me l’aveste detto a capodanno quando stavo brindando a Cortina con una modella rumena che mi aveva presentato Riccardo e che aveva un modo molto efficace di insegnarmi la sua lingua, beh, vi avrei riso in faccia. Del resto, all’epoca, c’erano all’incirca quattro miliardi di persone in più sul pianeta.

Nadia mi ha appena chiesto se posso staccarmi, almeno quando usciamo a prendere aria, dal mio cazzo di laptop. Ha detto proprio così, con la volgarità nel mezzo della frase. Devo ammettere che è tornata la mia cara Nadia, quella dal linguaggio triviale, dalla schiettezza rugginosa, dagli indumenti intimi sobri e senza pizzo. Insomma, la nottata di furori romantici e di paroline dolci è già un ricordo. Credo che per un po’ mi scorderò un trattamento simile. Ha ottenuto il suo scopo. Si è insediata nell’immobile, lo ha marchiato con le sue ‘iniziali’, ha persino esercitato lo ius primae noctis con il capofamiglia… adesso la vedo sicura di sé, non a caso ha già iniziato a trovare da ridire sulle piccole cose (il dentifricio, i tovaglioli, le pantofole, quelle micro minchiate che rappresentano uno dei motivi cruciali per cui il matrimonio è la tomba della libertà maschile) e a darmi consigli non richiesti come quello di prendermi una vacanza dal mio diario. Mi ha pure stuzzicato su Monica. Prima ha voluto sapere se le sue chiappe da palestra avevano mai accarezzato le lenzuola del nostro lettone. Le ho detto di no e questo l’ha rasserenata. Fra l’altro, da quando è venuta a stare da me non l’abbiamo ancora incrociata, neppure sulle scale. Temo quel momento, quanto desidero quello in cui potrò rivederla da solo. L’avevo già detto. Mi sono messo in una situazione da sorcio in trappola e non so come uscirne.

Per ora mi godo questa giornata di tarda estate. C’è un’aria tersa, da alta montagna, un venticello leggero che coccola le punte dei faggi e dei platani, un manto ininterrotto di verde smeraldo punteggiato dalle chiazze rosse dei roseti e da quelle gialle e amaranto delle aiuole di tulipani. Nadia ha il capo appoggiato sulla mia spalla e mi accarezza la nuca con il dorso della mano sinistra. Siamo vestiti entrambi casual: jeans blu e magliette aderenti bianche col marchio della Pepsi Cola. Mauro continua a rotolarsi nell’erba come un ciclopico moccioso infatuato del suo primo cagnolino. Potrebbe essere la scena idilliaca di quella pubblicità delle crostatine al miele oppure l’interno giorno di una famiglia italiana media in un giorno di festa. Piccolo particolare in cronaca che rende il tutto meno gradevole di come sembra: intorno a noi, deserto assoluto. Non mi aspettavo niente di diverso dopo la chiusura delle frontiere provinciali, l’estensione del coprifuoco e soprattutto la fine di ogni trasmissione alla tele (tranne quelle dell’unico canale istituzionale).

Gli ultimi notiziari non hanno mai aggiornato la cifra degli scomparsi, ma ormai credo che le stesse autorità non siano più in grado di tenere una contabilità credibile del fenomeno. Se poi, come penso, c’è una regia occulta dietro a tutto ciò, allora stiamo semplicemente precipitando a imbuto nel gorgo dello scarico. Cioè nell’unico sbocco inevitabile: l’estinzione completa della razza umana. Tranne quei famosi ‘eletti’ che, qui in Italia, si sono dati appuntamento alla base di San Gimignano e che, sicuramente, avranno un punto di ritrovo analogo in ogni altra nazione del globo. Io non sono tra questi e non so se rassegnarmi o, piuttosto, gioirne. Per ora condivido, o mi sforzo di farlo, almeno uno dei consigli della mia cara ‘sposa’. Visto che abbiamo perso il controllo su tutto, visto che entro breve forse ci sarà difficile persino uscire di casa, tanto vale cercare di godersi il sole di quest’immacolato pomeriggio settembrino. È sul termine ‘godersi’ che ho manifestato forti perplessità, ma Nadia non ha voluto sentire ragioni. Ha vestito Mauro con gli abiti da escursione ed eccoci qua, sotto una cupola abbagliante di azzurro, a riposare gli occhi sul verde intenso di un prato spettinato dalla brezza. Prima siamo stati avvicinati da un branco di rottweiler rabbiosi. Hanno avuto il merito di ridestarci da questo ingiustificato torpore. Li ho spaventati con la scacciacani che mi porto sempre appresso e se la sono filata in un lampo, ma l’idillio si è infranto. Adesso, Nadia si agita nervosamente intorno alla panchina, si è accesa una cicca (lei che fuma sì e no a Pasqua e a Natale) e nel giro di qualche minuto mi dirà che c’è troppa aria e che è meglio rientrare. Ecco, è appena successo e io ho appena commesso l’imprudenza di dire di sì a Mauro. Il retriver abbandonato è mio. Adesso, la famiglia felice è al completo.

 
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