18 Settembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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18 Settembre 2017


18 settembre 2017, notte

Seconda notte di fila che non chiudo occhio. Come immaginavo, c’è una parte di me che si rifiuta di addormentarsi e non posso biasimarla. La sola idea di ritrovarmi intrappolato in una specie di videogioco cerebrale dove una squinternata mi fa a pezzi con il vincastro di un vescovo e un prete le dà il ritmo con il suo crocifisso mi rende inaccettabile persino la prospettiva di un sonnellino dopo pranzo. Ovviamente, non posso reggere in queste condizioni ancora per molto. Una volta, da qualche parte, ho letto la cosiddetta regola del tre che viene insegnata dall’aeronautica USA ai suoi piloti come promemoria di sopravvivenza. Dice che non si può resistere tre secondi senza fede e speranza, tre minuti senza aria, tre ore senza riparo in condizioni estreme, tre giorni senz’acqua, tre settimane senza cibo e tre mesi senza compagnia e amore. Ho sempre pensato che abbiano dimenticato il sonno, forse perché non c’era un qualche lasso di tempo computabile in termini di ‘tre’ da inserirci dentro. Mi sono spesso chiesto, in proposito, quale sia il limite umano di sopportabilità in proposito… e non vorrei doverlo scoprire da me. So per certo che una strategia ottimale per far impazzire qualcuno è proprio privarlo della possibilità di dormire. E che uno dei segni che la tortura sta dando i suoi effetti è la comparsa di allucinazioni. Diciamo che io sono partito dalla fine, allora, perché l’esperienza che mi è toccata in sorte non saprei definirla altro che come una allucinazione. Potente, sinistra, invalicabile. Nadia mi ha già detto che, se stanotte non dovessi addormentarmi, mi obbligherà ad assumere dei farmaci ‘coadiuvanti la funzione’ (così dice lei usando l’orribile gergo dei bugiardini che ha rinvenuto nelle scatoline di sonniferi della madre morta). Le ho già risposto di non provarci che, altrimenti, potrei reagire male. Per il momento, tra noi c’è una tregua armata, anche perché LEI era, nel mio incubo, il nemico da temere. D’accordo, non vuol dir nulla. È solo una proiezione del mio inconscio, come anche Sergio e tutti gli altri protagonisti delle mie ‘polluzioni’ mentali notturne. Freud e Jung li conosciamo tutti a memoria, ma non credo che a nessuno dei due padri nobili della psicanalisi sia mai capitata in sorte l’avventura che mi sono ‘goduto’ io l’altra notte. E in quell’avventura, per quanto poco possa contare, Nadia mi voleva morto, cazzo. Vabbè, devo mantenere la calma, me lo sto ripetendo da settantadue ore.

Prima mi sono guardato allo specchio e mi sono fatto paura. Barba lunga di una settimana, capelli unti e spettinati, pallido come un mastello. In più, questo dannato eczema che mi aggredisce a chiazze la pelle facendomi sembrare uno di quei pazienti psicosomatici o iperallergici che affollano le salette dei dermatologi. Devo curarmi di più. Devo rispettarmi di più. Nei campi di concentramento, gli ultimi a soccombere, o comunque quelli con qualche punto percentuale (di probabilità) in più di uscirne vivi, erano quelli che non cedevano al piano inclinato della perdita di rispetto per se stessi. Esagerato, dite? Se foste qui con me, non lo pensereste. Del resto, siamo tutti molto più lunatici e intrattabili. Ci facevo caso stamane. Gli esseri umani che mi vivono più vicino, diciamo nel condominio, sono pericolosamente in bilico sul crinale che separa un normale scoppio di rabbia da una crisi isterica e cominciano ad assumere comportamenti antisociali con frequenza allarmante. Siamo diventati tutti più chiusi in noi stessi, meno disponibili a darci conforto. Nadia sta tutto il tempo davanti alla tivù a guardarsi vecchi film in dvd, salvo fare poi uno zapping selvaggio tra le varie frequenze per constatare, ogni volta, che l’unica ‘voce’ rimasta è quella istituzionale del primo canale. Mauro non fa testo perché si è già perso, tempo fa, nel labirinto della sua infanzia di ritorno. Monica, dopo l’episodio della seduta di yoga interrotta, mi ha incontrato qualche volta sulle scale e abbiamo finito sempre per litigare per delle stronzate. Sergio mi risponde al telefono a monosillabi, anche lui per nulla incline a confrontarsi con me sui risultati delle sue indagini personali: continua a dirmi che Fantini voleva rivelarci qualcosa con quel messaggio e che sta cercando di venirne a capo. Basta. Finita lì. Di trovarci neanche a parlarne e, se insisto, mi mette giù il telefono.

Nel condominio non siamo rimasti molti di più. C’è Giulio, il custode, che forse è l’unico a continuare la sua vita di sempre, non facendo cioè un cazzo a parte spazzare il cortile dalle cicche, e lucidare il pavimento dell’androne (svuotare le cassette dalla pubblicità non è più un compito che lo riguardi da quando i postini hanno smesso di portarla). Insomma, siamo diventati più ombrosi e incattiviti. Mi ricorda un po’ quelle situazioni da reality. Dopo tre mesi di convivenza la gente non si sbrana a vicenda solo perché sa che, di lì a poco, ci sarà la serata finale e poi, vivaddio, tutti a casa e finalmente tornare a vivere. Ecco, è come se ci trovassimo, ultimamente, sospesi nella fase conclusiva di un gigantesco gioco di ruolo che, prima o poi, deve terminare. Stiamo solo aspettando che qualcuno spenga le luci e le telecamere e ci dica che la fiction è finita per riprendere a fare quel che ci riusciva benissimo prima che accadesse tutto questo. Cioè tenerci in vita poco sopra la linea di galleggiamento di un’esistenza senza infamia e senza lode. Magari, ove possibile, con poca sofferenza. Adesso, invece, siamo i pesci spaesati di un acquario che si sta svuotando a vista d’occhio. Scuotiamo le pinne di qua e di là, ma non c’è nulla che possa avere un senso compiuto. Non ci sono più obiettivi, scopi, progetti. A che pro se è già tanto constatare, la mattina appena svegli, di essere ancora al mondo?

Le notizie da lì fuori, del resto, non ci aiutano. Quelle ufficiali della tivù parlano di vertici frenetici che si susseguono al Palazzo di vetro dell’ONU tra i leader della Terra che, fra l’altro, per la gran parte sono nomi nuovi, sconosciuti al grande pubblico. Parlano anche di un ulteriore assottigliamento delle ‘persone a bordo’. Non so quanto di preciso. Per Radio End, siamo già ora sotto quota un miliardo. Cioè, in tutta la Terra siamo rimasti quanti eravamo a fine Settecento. Una news importante è che, su scala internazionale, è passata la decisione di instaurare il confino metropolitano. Vuol dire che tutti i superstiti che vivono in aree agricole o periferiche dovranno, entro la fine del mese corrente, concentrarsi nelle grandi città più vicine dove verranno loro assegnati nuovi alloggi e una ‘tessera di sopravvivenza’. La card darà diritto a una razione di cibo e medicinali da parte del più vicino centro di assistenza nel caso in cui dovesse verificarsi un’altra impennata di scomparse che rendesse difficile l’approvvigionamento nei pochi supermercati e negozi rimasti aperti.

 
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