17 Giugno 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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17 Giugno 2017


17 giugno 2017, ore 00:05

La polizia se n’è appena andata. È successo di tutto da quando sono corso di sotto, nell’androne condominiale, per scoprire di chi fossero le grida laceranti che sentivo. Grida di donna. Grida di mamma. Appena sono uscito nel pianerottolo, ho potuto ascoltare distintamente le parole pronunciate dalla persona giù da basso che pareva fuori di sé: «La mia bambinaaaa, la mia bambinaaaaa, ridatemi la mia bambinaaaa…». Qualcosa di tremendo, veramente. Un misto fra l’agonia di un condannato a morte e il lamento di un soldato sventrato da una mina. Mi sono precipitato giù e la scena era più o meno questa: la signora Martini camminava, come in preda agli effetti di un elettroshock, spostandosi da una parete all’altra dell’atrio e, ogni volta che arrivava a muro, sferrava dei pugni da knock-out contro le perline del rivestimento di laminato. Aveva le nocche della mano destra scorticate e gli avambracci del colore del roast beef per quanto se li era scavati usando le unghie come lamette da tortura. Dietro di lei, il marito la teneva per un braccio ma dava la patetica idea di quel bambino olandese che cerca di frenare la furia dell’inondazione pigiando l’indice nel buco della diga. Lei è una casalinga senza pretese, una brava donna, tutta casa e casa, per capirci. Nel senso che ha immolato l’intera esistenza ai bisogni della famiglia e, soprattutto, all’amore per l’unica figlia di otto anni, Beatrice. È una signora sulla cinquantina, dal fisico minuto soffocato dentro camicioni da lavoro troppo larghi, il viso smunto e senza trucco, i capelli di un color rame smorto su cui spiccano i primi fili di grigio, il naso anonimo, gli occhietti sporgenti di un rospo e gli incisivi prepotenti di un castoro. Non ci siamo mai presi in simpatia, forse per il modo guardingo con cui mi ha sempre osservato, tipico di quelli che ‘in presenza di un avvocato meglio guardarsi le spalle’. Però, a vederla in quello stato, mi si è spezzato il cuore. Il marito fa il travet, penso che il suo compito sia di mettere i timbri collocati per bene in un qualche ufficio protocollo dell’amministrazione comunale. Pochi amici, pochi interessi, tanto televisore. Uno che se gli pesti i calli ti chiede scusa. Non un cuor di leone. Anche in questo caso, non brillava per spirito d’iniziativa. Si limitava a tirare i lembi della blusetta di lino della moglie nel vano tentativo di arrestarne la marcia frenetica da sorcio in trappola. Poi, c’era il portiere, Giulio, con la sua stazza da pilone centrale di una squadra amatori di rugby, che occupava l’ingresso dello stabile con il chiaro intento di impedire alla Martini di uscire per strada e farsi male. Ho capito che nessuno aveva ancora mosso un dito, tantomeno sulla tastiera di un cellulare. Ho chiesto a Giulio di passarmi il suo chiedendogli conferma di ciò che era evidente. «Sì, sì» mi ha risposto: «Le è sparita la bimba; Stavano tornando dal discount di via Ricordi. Ecco, a un certo punto Beatrice ha iniziato a correre, per tornare prima a casa e mostrare al padre qualcosa che la mamma le aveva regalato. La signora ha urlato. Ha avuto un presentimento, credo. Fatto sta che, girato l’angolo, Beatrice non c’era più e lei ha pensato subito al peggio, con tutto quello che si sente in giro. La madre è entrata di corsa qui sbraitando come una pazza e tirando cartoni sul muro. Ho chiamato il marito e abbiamo cercato di calmarla… magari Beatrice si è solo persa…».
Mentre continuava a parlare cercando di spiegarmi perché né lui né il marito della Martini si fossero catapultati fuori a cercare la bambina o avessero chiamato la polizia, ho fatto esattamente queste due cose inseguito dagli strilli di Giulio che mi diceva che lui, nel frattempo, avrebbe telefonato anche ai carabinieri. Non so se fosse un modo per farsi perdonare l’inerzia iniziale. Sta di fatto che di lì a venti minuti, dopo che avevo perlustrato la zona per un raggio di almeno cinque isolati dal nostro senza trovare traccia di Beatrice, davanti al condominio c’erano già due pattuglie della polizia e una gazzella dei carabinieri che avevano avuto anche il buon senso di far intervenire un’ambulanza. I due infermieri erano ben piantati. Abbastanza, per fortuna, per bloccare la signora, infilarle un ago nell’avambraccio e portarsela via insieme al marito che mugolava parole senza senso. Credo che abbia cominciato a rendersi conto della cosa solo in quel momento. Ho scambiato qualche parola con gli agenti, come persona informata dei fatti eccetera eccetera, ma sono state più le domande che ho fatto io a loro che non viceversa e quando hanno saputo di aver davanti un avvocato i due capipattuglia hanno abbozzato una risata. Mi hanno confermato che la situazione è più seria di quanto la tivù non faccia trapelare. I mass media riferiscono solo i casi più eclatanti, ma le telefonate di parenti angosciati per la scomparsa dei loro cari sono molto più numerose di quanto riveli la versione ufficiale. Certo, bisogna scremare. In mezzo ci sono anche quelli che, semplicemente, sono scappati di casa o sono stati rapiti veramente a scopo di estorsione o, magari, si sono suicidati e il cadavere verrà trovato fra cinque anni. Tuttavia, tolti i casi, per così dire, ordinari, anzi spiegabili secondo le vecchie categorie ormai superate, tutti gli altri rientrano nella nuova dimensione del mistero. Svaniti nel nulla, insomma, come se la magia di qualche strega li avesse resi trasparenti ai nostri sensi. Le quattro chiacchiere con gli agenti mi hanno depresso. Sapete, molti poliziotti e carabinieri, in particolare quelli con più anzianità di servizio, sono rotti a qualunque esperienza, gente che non si fa facilmente impressionare neppure dai delitti più efferati. Di solito, annusano da distante le menzogne e sanno, prima che uno dia fiato alla bocca, se  simulerà o sarà sincero. Certo, non vale come prova in tribunale, ma il fiuto di un buon poliziotto sbaglia meno della macchina della verità, ve lo assicuro. Per questo ho cercato di sondarli. Un loro parere mi sembrava prezioso e speravo che mi rassicurassero dicendomi che erano sulla buona strada, che ormai avevano capito di che si trattava, che era solo questione di tempo e avrebbero risolto tutto.  Ecco perché la loro sorpresa per questo ennesimo caso di scomparsa mi ha spaventato. Erano stranamente disorientati, glielo si leggeva in faccia. Non tanto per via dell’ultimo episodio. Magari, speriamo, Beatrice salta fuori domani da dietro lo scaffale di un negozio e si scopre che vi era stata chiusa dentro accidentalmente per tutta la notte. Loro erano perplessi per l’insieme complessivo di fatti senza spiegazione che si stanno verificando in queste settimane, stanchi anche per la mole di lavoro supplementare che gli tocca accollarsi. Ma soprattutto, ecco il punto, spiazzati. Il maresciallo dei carabinieri mi ha avvicinato, alla fine della deposizione, mentre mi ero appartato per accendermi una sigaretta. «Se vuole saperlo, avvocato, nessuno di noi riesce a darsi una spiegazione su che cazzo sta capitando. E quando dico noi mi riferisco a tutti noi, voglio dire agenti, carabinieri, ufficiali, polizia giudiziaria, magistrati. Lasci perdere quello che dicono in tivù, tutta la solita sbobba sulle piste, sugli indizi, sul cerchio che si stringe intorno ai responsabili… Tutte balle. Io coordino la squadra di investigazione regionale e sono connesso ventiquattr’ore su ventiquattro con le altre unità di crisi del paese. Bene, sa quante ipotesi investigative abbiamo sul tavolo? Centinaia. E quanti riscontri? Zero! Zero, mi sono spiegato? Tutta roba come quella di stasera, mi capisce? Sempre le stesse circostanze: sera o notte e un povero diavolo che se ne va. Punto e a capo. Movente? Nessuno. Per ora non c’è neppure un reato visto che non esiste un solo caso, di quelli strani diciamo, in cui vi sia qualcosa che rimandi a un sequestro di persona. E… intendiamoci, avvoca’… le sto parlando col cuore in mano per due sole ragioni: a) ho bisogno di sfogarmi; b) lei non è un giornalista. Ci siamo capiti…». Gli ho fatto un cenno per garantirgli la massima discrezione e me ne sono salito a casa con un nodo allo stomaco che ancora non si è sciolto. Un po’ all’idea della mamma di Beatrice che sta passando la prima notte d’inferno in Terra della sua vita, un po’ per quello che mi ha detto il maresciallo. Lo ripeto, abbiamo sfondato il muro che separa un fenomeno strano da uno inspiegabile. E oltre quel muro puoi trovarci di tutto. Sono le due di mattina. Ora chiudo perché domani voglio andare presto in ufficio. Ho bisogno di non pensare, di concentrarmi su qualcosa di monotono e noioso e non c’è niente di meglio del mio lavoro  per costringermi a farlo.

 
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