15 Novembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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15 Novembre 2017


15 novembre 2017, dieci di sera

Mi tormentano. Mi ossessionano i numeri che le radio Ghost continuano implacabilmente a ripetere come se si trattasse di una hit strepitosa che gli ascoltatori non possono fare a meno di ballare: 34 56 28 – 42 39 17. Anche il canale Unico, da una settimana, non fa che riproporli in sequenze di coppie, uno via l’altro, con caratteri gotici perlati su sfondo nero. E sotto, in sovraimpressione, una di quelle scritte tipiche della fine dei programmi di intrattenimento. Avete presente? Quando scorre nella parte bassa del teleschermo la strisciolina di parole col nome del costumista, quello del parrucchiere, quello delle comparse eccetera eccetera. Quelle frasi che nessuno legge mai essendo il segnale che il divertimento, se c’era, è finito. E che scivolano sempre troppo in fretta perché il nostro occhio si prenda la briga e la voglia di decifrarle. Su quella attuale, però, è impossibile non soffermarvisi perché è un’intimazione formulata all’infinito, un lemma che gira e gira e gira come un piedistallo semovente, proprio sotto i numeri misteriosi: CONVERGERE CONVERGERE CONVERGERE CONVERGERE.

Sono giorni e giorni che noi della ciurma, esclusi i Neri s’intende, proviamo a venirne a capo. Le abbiamo provate tutte: codici cifrati, equazioni, radici quadrate, rebus, brainstorming. Ognuno di noi ha fornito il suo umile contributo: Monica con la sua testolina matematica, io con la fantasia, Guglielmo dando fondo alla sua passionaccia per l’enigmistica e ai suoi trascorsi di campione regionale del settore, mia mamma e Martini con la buona volontà. Niente da fare, non c’è una logica che leghi quelle maledette cifrette l’una all’altra. Eppure, devono avere un’importanza cruciale per risolvere l’enigma di questi ultimi mesi, per dare un senso o magari una direzione all’apocalisse che stiamo vivendo. Abbiamo provato anche con la logica. Se erano sotto il motorino ce li aveva messi Fantini. Se Fantini era veramente ciò che diceva di essere e cioè l’innocente ingranaggio di una macchina perversa imbattutosi per caso nella prova del complotto, allora quei numeri hanno a che fare con le pessime intenzioni di qualche cattivo lì fuori. Ma allora anche le ‘autorità’ con cui il Perli continua a restare in contatto tramite il numero ‘verde’ 5555555 (e tramite il ritiro delle vettovaglie che ci vengono puntualmente recapitate un mattino dopo l’altro) sono infognate fino al collo nella trama. La tivù la controllano pur sempre loro, o no? Anche a Guglielmo è venuto questo dubbio. Ieri sera,  mi ha detto scherzando, ma anche no: «E se ci stessero prendendo per il culo quelli là? Se avesse ragione il prete e fosse tutta una gigantesca operazione da servizi segreti?».

Per un po’ ci siamo nuovamente baloccati con l’ipotesi dell’arma supersegreta, capace di azzerare la popolazione mondiale, gestita e manipolata dagli stessi che monopolizzano l'etere o che teleguidano le macchine nere e impartiscono ordini ai cervelli dei pochi militari rimasti. Poi abbiamo scartato questa ipotesi per una più convincente. Se invece si trattasse di un messaggio in codice dell’ONU per coloro che possono fare ancora qualcosa e contro coloro che invece vorrebbero sterminarci? E la prospettiva spirituale della fine del mondo e della salvezza dei meritevoli che andiamo accarezzando durante le nostre meditazioni serali, che fine farebbe? Fra l’altro, gli incontri durano sempre di più e ci appagano anche in misura via via maggiore. Questo ci fa pensare di essere sulla strada giusta, anche se non abbiamo ancora compreso dove porti. Comunque, l’unica sicura emergenza fino a qualche ora fa era sciogliere il busillis. E, soprattutto, farlo prima che ci riescano quelli là. Se sono veramente la metà marcia della mela, cosa che ci sembra ogni giorno più probabile, forse risolvere il rompicapo non è più solo un fatto di curiosità. È una questione di vita e di morte. Non so quanti sopravvissuti ci siano ancora sulla Terra. L’ultimo aggiornamento parlava di circa centocinquantamila. Poi, più niente. Monica ci ha fatto notare, e non sembrava sorpresa, che è un numero paurosamente vicino a quei centoquarantaquattromila giusti che, secondo la Bibbia, si salveranno dalla mietitura degli angeli della morte, alla fine dei tempi.

Un’ora fa, finito il solito ritrovo serale, rinfrancati dai nuovi mantra proposti da Monica, ci siamo rimessi intorno a un tavolo a scribacchiare, tutti e cinque. In questo momento sono fuori in terrazza a sorseggiare del latte caldo (la mia nuova panacea, ne consumo a litri) e osservo il mortorio assoluto in cui si è trasformata la mia città. C’è un cielo senza stelle, anche per via delle scie chimiche che han ricominciato a spruzzare da una decina di giorni. Riesco a intravedere solo le affusolate sagome di qualche torre campanaria e dei rari tetti spioventi di questa parte della periferia. Sto guardando giù e non so se provare affetto o diffidenza per le berline nere che fanno la spola avanti a indietro lungo la via prospiciente la cancellata del nostro cortile. Ce ne sono sette che ormai stazionano in permanenza, coi fari accesi puntati verso l’ingresso. Ci proteggono? Ci minacciano? Forse pensate che, dopo la scarica con cui mi hanno mezzo ammazzato qualche giorno fa, non dovrei nutrire dubbi in proposito. Eppure, in questa situazione, è diventato tremendamente difficile coltivare delle certezze. Dubbi sì, a tonnellate, quanti ne vogliamo.

Una tortora fuori stagione si è messa a tubare a pochi metri da me. Gli uccelli non sono ancora scomparsi, questo non ve l’avevo detto, e mi capita di indirizzargli pensieri di solidarietà, a volte, all’idea di quanti loro simili sono crepati dietro le sbarrette in alluminio delle rispettive gabbie. Solo perché i padroni da cui dipendevano hanno smesso di ficcargli nel cassettino della cena il mangime. E se anche le nostre automobiline scure facessero lo stesso? In fondo, cosa siamo se non cocorite prigioniere di una voliera?

 
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