12 Giugno 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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12 Giugno 2017


Ieri, a quanto pare, ne sono spariti altri due. Non che la cosa sia di per sé significativa. Nel solo mese di maggio sono scomparse quarantadue persone in tutto il territorio nazionale, cinque delle quali nella mia città. Diciamo che questa faccenda delle sottrazioni dal computo complessivo della popolazione italiana si sta trasformando in routine. Per quanto i telegiornali non parlino d’altro, qualcosa mi dice che abbiamo oltrepassato il crinale della psicosi collettiva e stiamo entrando nel periodo della curiosità diffusa, ma calante. Se va avanti così, tra un po’ non ci faremo neppure più caso. Riprenderanno il sopravvento le insulsaggini della politica scadente di questi tempi, il calcio mercato, i programmi riciclati dell’estate scorsa.

Ho deciso di tenere un mio diario proprio per evitare di cadere vittima del cinismo e dell’indifferenza che già hanno contagiato diversi conoscenti. Stamattina, in tribunale, non c’era quasi più nessuno che avesse voglia di soffermarsi sulla questione. Ho visto Brugini all’ingresso e l’unica cosa che veramente gli importasse era sapere se il mio cliente aveva fatto il bonifico dell’ultima rata in scadenza. Da non credere. Aveva in mano il giornale cittadino con il titolo a nove colonne: Denunciate altre due scomparse e l’occhiello: Una studentessa di agraria e un architetto le nuove vittime. Eppure, scolato il primo caffè della giornata, il mio collega è andato a consultare le pagine dei film in uscita nel fine settimana. D’accordo, Brugini è fatto così. Non coltiva interessi estranei al perimetro del suo studio professionale. Smaltita la sbornia dei primi giorni, quando il caso ha cominciato a montare, molti altri, come lui, ci han fatto l’abitudine e adesso se ne fregano, più o meno. Anzi, ho notato che discutere di questa vicenda, o anche solo fare domande, comincia a infastidire la gente. È come se una specie di impalpabile nervosismo scorresse sottopelle a tutti quanti. Prima c’è stata la sorpresa, poi è subentrata la ritrosia ad affrontare l’argomento. Secondo Riccardo, il mio socio, si tratta di pura e semplice superstizione. «Non si parla della morte, non si parla di malattie e disgrazie. Punto! Dovresti darti una calmata. Viviamo tempi difficili, chi può negarlo? Non è che risolvi le cose a furia di discuterne o di tormentare gli altri in cerca di spiegazioni. Dammi retta. Prendila… morbida!» Così mi ha detto ed è scoppiato a ridere come se avesse fatto la battuta dell’anno. Sta impazzendo? Stanno impazzendo tutti? Oppure sono io che non sono equilibrato? Dopo cena sono uscito con Nadia. Il fatto che stiamo insieme da due settimane non mi dà diritto di essere noioso, lo so, ma l’idea che smaniasse dalla voglia di andare a ballare la salsa per poi concludere la serata sotto le lenzuola mi ha irritato. Lo abbiamo fatto comunque, s’intende. Poi, però, lei si è congedata bofonchiando volgarità sul locale di latinoamericani dove fanno entrare anche i barboni e sulle mie condizioni psicofisiche a suo dire precarie. E sbattendo la porta un po’ più forte del necessario. Il problema è che non ne avevo voglia, né di dimenarmi come un idiota in pista né di farlo come un mandrillo a letto, mentre là fuori le persone svaniscono nel nulla.

Così, dopo che Nadia si è rivestita ed è uscita, me ne sono rimasto nudo sul letto con la finestra aperta e il condizionatore a mezzo servizio che per farlo andare bisogna sorbirsi una specie di ronzio semipermanente che ti ottunde i pensieri. Stanotte c’è afa. Ho spento il condi e sto sudando a secchiate aspirando ed espirando con troppa frenesia l’ennesima Merit lunga. Domani non ho udienze. Credo che mi darò malato e chiederò a Riccardo di ricevere il cliente delle dieci. Chissenefrega, è un pirla che vuole separarsi dalla moglie ungherese e fedifraga. Non è un caso urgente tranne per il fatto che lei gli ha prosciugato il conto prima di mettersi con il suo insegnante di pilates. C’è di peggio che veder evaporare il saldo attivo di un deposito bancario. Per esempio, svegliarsi una mattina senza più il proprio compagno di fianco o concludere la giornata davanti a una sedia vuota: quella di un familiare che non rientrerà più a casa, almeno per un bel po’.

D’accordo, è già successo un sacco di volte. La cronaca nera è piena di fatti come questi. Bambini, ragazzi, adulti, anziani. Spariscono a migliaia ogni anno in tutto il mondo, nel silenzio indifferente di miliardi di persone. Però finora è stato diverso. Tanti casi sì, ma sparsi, spruzzati qua e là così da passare pressoché inosservati. Ogni tanto ne fa clamore uno perché magari colpisce l’immaginario collettivo, tipo la la milionaria scappata con il body guard o il politico di rango fatto fuori da un anarchico esaltato. Cose così, insomma, che riempiono le pagine dei giornali per qualche settimana. Giusto il tempo di trovare un altro argomento che stuzzichi l’appetito dei media. Qualche episodio da noi, qualche altro nel resto del pianeta. Statisticamente non significativi, come direbbe Nadia, dall’alto della sua pallosa razionalità. E spiegabili, aggiungerebbe Riccardo in uno sbadiglio di sussiego: il corpo alla fine si trova, mezzo decomposto in un campo oppure affiorante dal pelo d’acqua di un fosso o, nel migliore dei casi, ancora vivo, magari rovinato nella testa da un qualche trauma, ma vivo.

Già. Adesso, però, è diverso. Come dicevo, abbiamo varcato da un pezzo la soglia dell’accettabilità. Quarantadue persone in un mese non sono un picco nella contabilità dei mattinali di questura. Sono un assurdo inspiegabile. Soprattutto perché tutta questa gente ha una cosa in comune: non ha lasciato tracce di nessun tipo. Non rivendicazioni politiche di qualche sovversivo, non segni di colluttazione, non richieste di riscatto, non tracce che rimandino a delitti a sfondo sessuale o a rese dei conti del crimine organizzato. Niente di niente. Ci sarebbe di che ammattire, ma pare che il mondo vada avanti lo stesso. Mi chiedo perché quest’affare mi sorprenda o mi turbi così tanto da non riuscire più a ballare o a farmi una nottata di sesso come si deve con la mia donna. Ric dice che sono i quarant’anni passati. Forse ha ragione. Probabilmente si sta concludendo un periodo della mia vita e tutti questi eventi misteriosi mi fanno presagire l’eco lontana, e al momento indistinta, della mia morte. Per ora so solo che sono finite le cicche e mi è venuto sonno, finalmente. A domani.

 
 
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