12 Dicembre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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12 Dicembre 2017


12 dicembre 2017, ore 22:00

Ieri vi ho lasciati all’improvviso perché Sergio si era svegliato e voleva a tutti i costi parlarmi. Siamo scesi in giardino con indosso due logore giacche a vento della Nike sopra i pigiami (dovevano essere belle quindici anni fa, le ho trovate in soffitta). Adesso fa veramente freddo. Soffia da Nord un’aria gelida che fa presagire un pessimo inverno. Lui ha continuato per tutto il tempo a svellere i sassi dal ghiaino del cortile d’ingresso, evitando di guardarmi in faccia. Ha divagato un bel po’ e dopo mezz’ora era ancora là che si arrampicava su una parete di sesto grado, liscia come uno specchio.

Io a un certo punto, intuendo benissimo dove voleva andare a parare, gli ho detto che avevo capito, che non servivano altre parole, che avevo solo bisogno di un altro po’ di tempo per fare chiaro dentro di me. Vedendo la faccetta imbronciata che aveva messo su, ho aggiunto ridendo che, in ogni caso, tradotto dal linguaggio femminile, quello non doveva considerarsi un no. All’inizio è sembrato stordito, poi ha esibito il suo sorriso più bello. Io gli ho scostato il ciuffo e l’ho baciato piano sulle labbra, quindi sono scappata via pentita della cazzata che avevo appena fatto. È rimasto tutta la mattina a canticchiare in salotto sommerso da carte geografiche e appunti. Sono idiota. Mi sono pericolosamente avvicinata alla linea di confine che so di non dover superare. Ma torniamo alle spiegazioni.

C’era un motivo che aveva spinto Sergio a farsi più sospettoso, quasi ostile, nei confronti di Ruggero. Aveva trovato i documenti nascosti sotto il predellino della sua Vespa. Qualcosa aveva intuito, ma non riusciva a capire il discorso delle coppie di cifre (quelle che il mio ex ha compreso grazie al colpo di fortuna di accendere il navigatore satellitare in macchina) e non voleva prendere sul serio il documento dell’FBI sugli alieni. Me ne aveva parlato, certo, ancor prima che io rompessi con l’avvocato. Non sapeva di chi fidarsi, sentiva che dentro il nostro palazzo c’era del marcio. Per questo, ha sondato un po’ tutti. Alla fine, però, è stato Lorenzo a chiarirgli ogni cosa. Lo ha conosciuto poco prima di venire a stare da noi. Le circostanze le ha già fedelmente raccontate Ruggero nella sua cronaca. Diciamo che lui e Jenny sono comparsi all’improvviso nella vita del mio ex e di Monica perché avevano un compito da svolgere. Da tempo immemorabile. Loro non sono ciò che appaiono, diciamo che non sono ‘umani’, o meglio lo sono esclusivamente perché ibridati con il nostro DNA al fine di poter interagire nella nostra dimensione. In realtà provengono da un altro ‘luogo’, che vibra a una frequenza molto meno densa della nostra.

Per capirci, il ‘popolo di sotto’ vive letteralmente in uno ‘spazio’ parallelo al nostro, coesistente con il nostro, ma molto più pesante. Le due entità che hanno interfacciato con noi sotto le spoglie di Jenny, l’oca giuliva (come la chiamava Ruggero) e Lorenzo (il nerd per usare sempre l’espressione preferita dal mio fidanzato) esistono su un piano più elevato. Parlandone con Lorenzo, una volta capito che non scherzava e che avrei fatto male a non credergli, mi è capitato di chiamarli ‘quelli dei piani alti’. Lui ha sorriso (una delle rarissime volte in cui gliel’ho visto fare) e mi ha detto che in un certo senso, sì, è così. Insomma, non solo non siamo mai stati soli, ma da sempre condividiamo la nostra esistenza con altre dimensioni separate e incomunicabili fra loro. È lì che vivono quelli che l’umanità oggi chiama ‘alieni’ e un tempo designava con mille altri nomi (fate, elfi, gnomi eccetera). La dimensione del ‘popolo di sotto’ è abitata da esseri freddi come rettili, aggressivi e spietati come serpenti. Quella dei ‘piani alti’ da figure profondamente (scusate l’aggettivo abusato, ma non me ne viene in mente un  altro) buone. Lorenzo e Jenny sono stati fondamentali per riuscire a fuggire dall’ipogeo che era diventato il nostro condominio. Sono stati loro a indicarci il buco nel seminterrato, coperto da una botola indistinguibile dalle altre mattonelle del pavimento, che conduceva al bunker esterno al palazzo e situato proprio sotto il giardino retrostante. Sapevano che c’era e come e quando doveva essere usato. È da lì che siamo riusciti a scappare ed è da lì che Sergio e Lorenzo si sono introdotti nell’edificio la notte in cui hanno collocato i panetti di esplosivo nella cantina del ragioniere, quando hanno rischiato di essere beccati dall’avvocato, tramortendolo poi con una mazza. È sempre da lì che Sergio ha introdotto nuovamente Mauro nel palazzo, dopo averlo addormentato col cloroformio. Non ha rischiato di dirgli quale fosse l’entrata per paura che il detective finisse per rivelarlo agli interni. Si era solo raccomandato di farsi trovare nelle vicinanze del quadro elettrico a una certa ora, che lui sarebbe tornato a prenderlo. E così è stato. Tutto questo è potuto accadere solo grazie ai consigli di Jenny e Lorenzo. Sono stati sempre loro a recuperare l’esplosivo. A dire il vero non hanno fatto molta fatica perché l’avevano già da tempo ammassato nel bunker dove poi ci siamo rifugiati.

Adesso vado a letto. Sto crollando dal sonno. Comunque, nel frattempo ho deciso come togliere il disturbo. Non dovrei soffrire troppo. Domani vi spiego.

 
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