10 Ottobre 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Ottobre

10 Ottobre 2017


10 ottobre, dopo pranzo

Prima di informarvi del contenuto del colloquio con Sergio e di quello, altrettanto sorprendente, sul piano umano per lo meno, con Perlingioni, è opportuno un breve ripasso della situazione, stando alle ultime notizie. Che sono poi un collage di brandelli di news raccattate smanettando da Radio End, quelle rare volte che riesco a beccarla, dall’ultimo inaspettato tigì di Canale Unico e dai rarissimi residui di siti, blog, social network e altri graffiti del web che Lorenzo è riuscito a recuperare. Già. Il ‘chierichetto’ è un genio del computer, l’ho scoperto dopo la visita al don e questo potrebbe rivelarsi una risorsa di una qualche utilità nei nostri prossimi, spasmodici tentativi di evitare l’inevitabile.

Dunque, l’ultimo tremendo ‘risucchio’ ha ridotto la popolazione mondiale, secondo stime assolutamente spannometriche, ma probabilmente vicine al vero, del novantacinque percento. Ciò significa che nella mia città sono rimaste circa quindicimila persone, in Italia tre milioni e nel mondo trecentocinquanta, più o meno come nel basso medioevo. Sono state pressoché decimate intere compagini governative e i vertici dell’establishment politico, economico e finanziario di tutte le nazioni del globo. Attenzione. Ho detto decimate, non azzerate. Quello che mi colpisce è che quasi tutti gli Stati e le istituzioni internazionali stanno reagendo in maniera egregia all’emergenza. Intendo dire che i vecchi apparati di potere statuale si sono auto-rinnovati con sorprendente rapidità, quasi che da tempo immemorabile fossero, per così dire, preparati allo scenario odierno. Le nuove élite, come le chiamerebbero Mosca, Pareto e altri politologi dei primi del Novecento, sono composte, in parte, da vecchi tromboni dei regimi che detenevano le leve del comando ad ogni latitudine e, per la maggioranza, da facce sconosciute al grande pubblico, ma insolitamente sicure, carismatiche, adeguate al compito immane che si trovano a dover affrontare, cioè evitare l’estinzione di massa della popolazione terrestre. Il Canale Unico, su cui ci è consentito sintonizzarci nel nostro paese, ha ricominciato, dopo la ‘tempesta’ del sei ottobre, a sbobinare vecchi e nuovi filmati di repertorio intervallati da dirette con le principali capitali del mondo, dove vedi i nuovi capibanda della politica nazionale scorrazzare ostentando un piglio autorevole che sconfina nell’autoritario. Mi verrebbe da chieder loro: scusate, ma chi vi ha investiti di questo ruolo? E, soprattutto: com’è che siete così fortunati? Insomma, dopotutto non mi risulta che sia stato ancora ideato un antidoto a misura di stronzo (tale considero chiunque si cimenti con l’agone politico per una vecchia deformazione anarchica di gioventù che non mi è mai passata) che lo renda immune dal rischio ‘scomparsa’. E invece è accaduto questo: c’è stata una prima rassettata che ha inciso sul nostro personale politico e diplomatico nella stessa misura in cui il fenomeno si è abbattuto su tutti i comuni mortali. Si sono volatilizzati il capo del governo, ministri, presidenti di regione, sindaci di grandi città, sottosegretari eccetera eccetera. Una morìa che potremmo definire ‘democratica’. Diciamo che è l’unica cosa che fa onore all’ideatore (se mai ce n’è uno) di tutto l’ambaradan che stiamo affrontando: niente distinzioni di ceto, classe sociale, opinione politica o religione. Come un terremoto, come un vulcano, come uno tsunami. Nessun privilegio o preferenza, un bello scossone e, BUM, tutti giù per terra. Poi, d’improvviso, ecco il singolare alone protettivo, questa specie di immunità esistenziale che è stata concessa ai pochi personaggi assurti all’empireo dei grandi e cooptati nelle stanze dei bottoni da qualche mese in qua. Ho consapevolizzato la cosa proprio con le veline di ieri e di oggi. Quelli che sono subentrati ai volti noti, negli ultimi mesi, sono ancora tutti là. Chiaramente non ci sono state elezioni nel frattempo, non ce n’e stata l’opportunità in un contesto di emergenza assoluta come quello attuale. Quindi, i sostituti sono stati cooptati in fretta e furia dai pochi eletti rimasti in vita. Di qualunque fede politica, si badi bene. Un altro miracolo di questi tempi apocalittici è che destra, centro e sinistra sono parole svuotate di significato. L’unica distinzione è tra chi è stato ‘preso’ e chi ha avuto la ventura di rimanere. Tra i fortunelli sempreinpiedi ci sono anche vecchie baracche della storia politica italiana fino a ieri divise da un’incolmabile distanza ideologica e valoriale e oggi (dovreste vederli) uniti da questa irresistibile vocazione a salvare l’umanità. I dinosauri trasversali e i loro allievi saliti alla ribalta con uno schiocco di dita stringono mani, esibiscono sorrisi rassicuranti, pronunciano discorsetti pieni di ottimismo alla nostra nazione di anime evaporanti. Perché? Questa è una bellissima domanda cui solo Radio End e qualche fanatico cospirazionista (che Lorenzo ha intercettato durante le sue passeggiate notturne nella rete) osa dare una credibile risposta: perché lorsignori non sono lì per scoprire chi si celi dietro questo diabolico piano; ne sono i primi beneficiari. In altre parole, non scompaiono perché non è a loro che è rivolta l’operazione ‘pulizie di primavera’ che sta toccando in sorte a tutti gli altri comuni mortali. Non lo so se è vero, non ho elementi per dirlo, però stando a quello che mi ha detto Sergio ieri sera, qualche elemento atto a irrobustire di sano buon senso quella che allo stato è solo un’ipotesi, c’è.

Altro da segnalare? Sì. L’ONU ha diramato la nuova strategia che verrà, temo, pedissequamente applicata da tutta la comunità internazionale, Italia compresa. Visto che il tentativo affidato agli aerei vaporiera è andato… in fumo, adesso si passa a tattiche conservative di puro contenimento dei danni. Tradotto dal politichese, significa che l’essere umano comincia a diventare una risorsa preziosa. Ormai, stando ai bollettini dei lacchè del Palazzo di vetro (tra i quali vanno annoverati, a pieno titolo, i nostri attuali rappresentanti) conviene metabolizzare un dato di fatto: si è già compiuta la più grande catastrofe umanitaria della storia, non si è ancora avuto modo di capire da cosa sia stata originata, l’unico dato certo è che vi sono pochissimi baciati dalla buona sorte che ancora non son stati portati via dall’uomo nero. Cosa ne facciamo? Su, dai, cosa ne facciamo? Voi cosa fareste se vi capitasse di imbattervi in un panda cinese in pieno centro a Milano? Chiamereste i pompieri e lo fareste rinchiudere in qualche centro zoologico prima che il count down degli orsacchiotti bianchi e neri si abbassi ulteriormente verso quota zero, giusto? Cosa pensate abbiano fatto nel 1348 le pubbliche autorità quando la peste bubbonica falcidiava a milioni le vite dei sudditi? Hanno costruito ghetti per i malati e confinato i sani dentro casa. Oggi i malati si tolgono di mezzo senza colpo ferire, quindi resta solo una questione da affrontare. Come tutelare (controllare) i pochi disperati, come quelli della nostra ciurma condominiale, che ancora resistono? È ovvio, blindi i confini. Ma se l’hai già fatto? Come ti regoli se la misura di perimetrazione di nazioni, regioni, città non ha dato risultati all’altezza? Magari dividi i centri maggiori in zone di raccolta, come è successo da noi la settimana scorsa. E poi? Beh, amici miei, poi chiudi a chiave la merce preziosa dentro lo scrigno. E la fai uscire solo se e quando ti pare.

Vabbè, scusate lo sfogo, ero in vena di sarcasmo. Era solo un modo come un altro per annunciarvi che Radio End dà per scontata l’imminente chiusura degli edifici che ancora ospitano esseri umani vivi. Le case verranno meticolosamente esplorate (qualcuno dice, addirittura, investite di gas lacrimogeni per far uscire chi dovesse esservi rimasto rintanato dentro). Poi i superstiti saranno ‘concentrati’ in appositi casermoni dove poterli monitorare nella speranza di capire le ragioni cliniche, biologiche, chimiche della loro renitenza a farsi aspirare via da questa ‘cosa’. Salvo quelli che già abitino, in misura superiore alle dieci unità, all’interno di edifici di dimensioni non troppo rilevanti. Se tutto questo è vero, e Radio End raramente dà credito alle fregnacce, allora i campi di concentramento saranno la prossima tappa. A prescindere da questo, se tutto ciò corrisponde realmente al contenuto del dispaccio che giace sulla scrivania in pelle di qualche testa d’uovo dell’ONU, in attesa dello sghiribizzo ufficiale che darà il via all’operazione, allora la nostra ciurma dovrebbe almeno risparmiarsi il ricovero coatto in qualche sanatorio pubblico (siamo più di dieci, per ora, e il nostro condominio è piccolo a sufficienza, credo).

È pazzesco che riesca ad entusiasmarmi per questa prospettiva, ma vi assicuro che ogni ora regalata prima di finire vivisezionati in un laboratorio o aspirati dalla lucidatrice cosmica, è tutta manna per me. Mi sono scoperto una voglia di vivere, o una riluttanza a crepare, se preferite, più appiccicosa del sudore. Anche perché, forse, qualcosa si muove davvero sul piano della comprensione degli eventi. E Sergio ha un merito indiscutibile nell’aver individuato una pista che potrebbe condurci a capire meglio da dove tutto questo ha avuto inizio. Quale sia, insomma, la scaturigine dell’inferno in cui siamo precipitati. Non servirà a salvarci, già lo so, ma confesso che una speranziella piccolissima ancora la coltivo. Che volete farci, ci attacchiamo a tutto pur di non impazzire. Adesso vi lascio. Nadia ha buttato la pasta e vuole una mano per rifinire il sugo.

 
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