10 Luglio 2017 - Libro Apocalisse, Mistery, romanzo da leggere gratis ebook per ragazzi

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Luglio

10 Luglio 2017


10 luglio 2017, ore 20:00

Sono stati tre giorni di escalation, lì fuori: tremilatrecentocinquantadue sparizioni in Italia nei primi dieci giorni di luglio, ma niente rispetto a ciò che pare stia capitando nel resto del mondo. Gli USA ormai hanno oltrepassato le trentamila scomparse in una settimana e qualcuno comincia a parlare di legge marziale. Qualche coglione l’ha proposta anche da noi e purtroppo è uno della maggioranza abbastanza stupido da pensarci, e anche sufficientemente in alto per avere un seguito di consensi. Il problema è che quelli dell’opposizione nicchiano. Solo Filiberti, il senatore di quei mezzi matti del movimento ‘No Europe no Slavery’, ha avuto le palle di dire subito che non se ne parlava, che un attacco diretto ai diritti costituzionali dei cittadini è l’ultima cosa di cui c’è bisogno, che non possiamo trasformarci in un paese in guerra, se nessuno ce l’ha dichiarata. Temo siano parole al vento. Per quanto mi riguarda, dopo la chiacchierata con don Sergio, non ho fatto che ripensare alla questione dei morti. Compro, una mattina dopo l'altra, ogni quotidiano che trovo in edicola e il fenomeno persiste. La cosa incredibile è che tutti sono così apparentemente concentrati sulla brutta notizia delle sparizioni da non aver notato che non crepa più nessuno.

Apparentemente, ho scritto. Sì, perché il mio angioletto (la coscienza, il lato responsabile di me, chiamatelo come volete) che mi tormentava con la fissa di tenere un diario adesso insiste  perché scriva una lettera di denuncia al Corriere. Un sasso nello stagno, diciamo. Magari ci vuole un bambino che dica a tutti che il re è nudo o che il mondo sta guardando il famoso dito senz’accorgersi della luna. Magari quel bambino sono io. Ho rivisto in tre occasioni don Sergio, praticamente ogni sera da quella prima volta. Ci troviamo alla stessa ora, sulle dieci passate, in canonica e discutiamo all’infinito su questa faccenda con lui che cerca di convincermi a buttar giù la mail al giornale e io che provo a spiegargli che rischiamo di fare la fine dei topi curiosi. A mezzanotte rincaso per evitare che Mauro debba farsi la nottata da solo: ha paura del buio. Comunque, la differenza tra me e il prete, quella profonda e incolmabile, sta tutta in ciò di cui siamo persuasi. Il don pensa che è nostro dovere mettere a disposizione di tutta la comunità (parla davvero così, dice proprio comunità, non cittadinanza o stato o nazione… fa parte del personaggio) la scoperta che ha fatto. Poi, se gli chiedo perché non ci pensi lui a declamare ai quattro venti la buona novella (in parte lo è, giusto? Voglio dire, dopo millenni di tentativi, signori e signori, eccovi finalmente l’immortalità…), mi risponde che io sono più indicato, che saprei usare le parole giuste, che un avvocato è più credibile eccetera eccetera. Vi risparmio le mie repliche, anche perché si riassumono in due parole: per me lo sanno già. Loro. Loro lo sanno già. Quelli che ci guidano dall’alto dei loro scranni ministeriali o dei loro seggi presidenziali o dei loro sogli pontifici.

Insomma, io non ci credo che questa faccenda non sia stata notata. Lo è stata eccome, ma, in qualche modo, sono riusciti a silenziare il tutto perché il panico non dilaghi. Secondo Nadia, sto pericolosamente virando verso la paranoia, e forse ha ragione lei, mentre il prete, pur non potendo rinunciare alla speranza e all’ottimismo per dovere professionale, oscilla sempre più verso le mie posizioni. Intanto vivo a mezzo servizio. Gli ultimi tre giorni li ho passati come un borderline monomaniaco. Non credo che sarei facilmente distinguibile dal signor Martini, quanto a vita sociale e comportamenti quotidiani. In ufficio mi faccio vedere la mattina, tanto per non dovermi sorbire le rampogne di Riccardo. Ravano un po’ di carte senza combinare un cazzo, poi esco e vado in udienza e se non c’è udienza mi faccio un giro in Tribunale tanto per far qualcosa, compro il solito pacco di riviste e giornali e scorro velocemente le pagine fino a quella che dovrebbe ospitare i necrologi. Poi mi fermo al parco e penso, penso, penso. Al pomeriggio sto in casa a guardare Mauro che gioca con la playstation tormentandosi i capelli bianco latte con le dita. Lo fa sempre, da quando è successo quel fatto della macchina nera. Credo si chiami tricomania o qualcosa del genere. Poi, aspetto come un adolescente che Monica rincasi verso le 18:30 (ho scoperto che fa l’insegnante di filosofia in una scuola privata con orario pomeridiano) e cerco di incrociarla per le scale solo per scambiare due parole con lei. Infine, mi faccio una doccia, mangio un panino, porto Mauro dai miei, vado dal Don, a mezzanotte passata torno dai miei, mi ricarico Mauro in macchina e rientro a casa a fumare in terrazzo finché non mi addormento sulla sdraio, in genere ancora vestito. Comunque, stasera non vado dal prete. Ha una specie di gruppo di preghiera o qualcosa del genere per implorare la misericordia di Dio su tutti peccatori di questo mondo infame. Ecco, la deriva mistico-religiosa è un’altra piega che non mi entusiasma degli ultimi giorni. Ad ogni buon conto, approfitto della cosa per mettermi finalmente a tavolino. Adesso scrivo la famosa letterina così farò contenti in un colpo solo il mio angelo custode e il prete. Mettiamola così: Dio non potrà non tenerne conto…

 
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